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Esattamente 20 anni fa si consumò un’altra tragedia sugli spalti e farne le spese fu Antonio Currò, tifoso del Messina. Currò si unì alla lista che comprendeva, fino a quell’anno, Paparelli, Fonghessi, Filippini, De Falchi, Moschella e Spagnolo.

Vanno inseriti nell’elenco anche Vincenzo Lioni, Ciro Alfieri, Simone Vitale e Giuseppe Diodato. Si tratta di giovani tifosi della Salernitana (Lioni e Alfieri appena 15enni) che morirono nell’incendio, appiccato dagli stessi tifosi Granata, del treno che li stava riportando a casa dalla trasferta di Piacenza. Era l’anno 1999.

Due anni dopo, il 2 luglio 2001, in occasione della finale di play-off di Serie C1 tra Messina e Catania, morì Antonino Currò. Originario di Rometta Marea, località balneare peloritana, si era recato quel giorno ad assistere alla partita della sua squadra del cuore.

I match tra le due squadre rivali sono stati storicamente tesi e non privi di violenza. Prima dell’inizio della gara, che ebbe luogo il 17 giugno 2001, dalla curva dei tifosi del Catania partì una bomba carta. L’ordigno colpì Antonino alla testa.

Attaccato alle macchine con nessun segno di attività cerebrale, il ragazzo, all’epoca 24enne, morì al Policlinico universitario due settimane dopo. Per provare a farlo svegliare, calciatori del Messina e tifosi si recarono all’ospedale dicendogli: “Tonino siamo in Serie B, ti aspettiamo per festeggiare…”. Nulla da fare purtroppo.

A distanza di anni, il fratello Filippo ha raccontato la tragedia. Caso archiviato, ferita enorme. Risarcimento alla famiglia da parte di Messina, Lega calcio e Comune di Messina. Colpevoli mai trovati.

“Ho tanti amici che frequentano lo stadio e che, spesso, mi mostrano foto e video dei tifosi che ricordano Tonino con striscioni e cori. Per me è una cosa meravigliosa e, anzi, colgo quest’occasione per ringraziarli di cuore. Mi emozionano sempre. La giustizia italiana ha archiviato il procedimento senza trovare il colpevole per la morte di Tonino? Di questo preferisco non parlare…credo sia qualcosa di vergognoso. Spero che non accada più a nessuno, perché la rabbia e la frustrazione che ti colpiscono sono laceranti”.