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Nella vittoria dell’Italia ieri contro l’Austria ci sono tante cose: la voglia di vincere in primis, l’aver dimostrato di saper fronteggiare le difficoltà contro una squadra che ha fatto leva sulla fisicità e sulla distruzione della nostra manovra.

C’è la panchina lunga e il gioco che, questa volta soltanto a sprazzi dopo l’abbagliante girone, ha messo in difficoltà l’Austria, chiudendola nell’area di rigore soprattutto nel primo tempo. La domanda da porsi è: se il gioco non produce e non porta il risultato, chi può cambiare la partita con una giocata? Chi può fare da grimaldello per sfondare gli avversari a difesa schierata?

Fino alle 21 di ieri sera avremmo detto senza indugi che il fantasista, il creatore della giocata vincente, poteva essere Insigne ma la prestazione di “Lorenzo il Magnifico” è stata poco magnifica e tanto tanto anonima. Il ragazzo è atteso da sempre al salto di qualità mentale e gode di fiducia incondizionata da parte del CT Mancini,ma quando la pressione si è alzata si è perso nei suoi tiri a giro a volte troppo leziosi, in giocate fini a se stesse e senza peso specifico.

La sparizione del numero dieci azzurro è dovuta anche alla fisicità degli austriaci che hanno menato forte, ma un Baggio o un Zola, anche un Cassano nel 2012, siamo sicuri che una soluzione diversa non l’avrebbero trovata?

Sospendendo il giudizio su un Verratti ancora fuori condizione, dove andare a cercare? La generosità di Immobile ha avuto come contraltare giocate approssimative in fase di costruzione. Il centravanti della Lazio è formidabile tra le linee e nel battere sul tempo la difesa avversaria ma non è certo un centravanti di manovra. Controlli approssimativi, foga e pressione: Ciro è letale sotto porta ma deve arrivarci tramite il gioco, deve essere l’ultimo tramite tra la squadra e il gol.

L’impalpabile Berardi è inciampato su stesso, arenatosi di fronte a quel grandissimo giocatore che porta il nome di David Alaba, padrone della sua fascia di competenza con una superiorità tale da far sembrare il povero Mimmo un giocatore inferiore di almeno due categorie rispetto all’austriaco.

Cercando cercando, chi per mentalità e qualità può spaccare la partita forse si trova in panchina. Se Pessina è il Totò Schillaci, il giocatore che non ti aspetti e che emerge nella competizione importante, probabilmente Federico Chiesa è quel giocatore che in questo momento può portarci in fondo a questo Euro 2020.

Qualità, dinamicità e una sana dose di menefreghismo giovanile incosciente che non gli fa sentire la pressione e che, anzi, lo carica. Migliore in campo contro il Galles, risolutore ieri sera con un gol per niente banale, tutt’altro perché come detto da lui: “Su quel pallone la prima cosa che ti viene in mente e spaccare la porta con un tiro al volo”. Già ma lui non l’ha fatto; ha messo giù il pallone, ha mandato il difensore al bar e con una girata per nulla banale, ha trafitto il portiere austriaco.

Mancini per ora lo ha tenuto in naftalina per dare cambio di ritmo a partita in corso: soluzione giusta se Berardi fa il suo come nelle prime due gare ma Chiesa, al contrario dell’esterno del Sassuolo, ha dimostrato di sopportare bene la pressione della competizione: fossimo nel Mancio, contro Belgio o  Portogallo ci penseremmo cento volte prima di farlo sedere ancora una volta in panchina.