baggio

Sono passati diciassette anni da quando Roberto Baggio terminò l’ultima gara di una straordinaria carriera che con il passare degli anni ha assunto i tratti di un’epopea degna della mitologia greca. L’impresa più difficile è spiegare cosa è stato Roberto Baggio ai ragazzi che per ragioni anagrafiche non l’hanno vissuto.

Ci proviamo: Roby Baggio non aveva i muscoli del vostro Cristiano Ronaldo, era un uomo normale con gambe, seppur martoriate dagli infortuni, assolutamente normali. L’anormalità del Divin Codino era nei piedi: se in giornata, dava l’impressione di poter fare letteralmente quello che voleva, anche partire da metà campo e dribblare mezza squadra avversaria, portiere compreso prima di depositare il pallone in rete.

Al tempo di Baggio non c’erano social, eppure era un fenomeno di massa: era semplicemente un idolo. Aveva braccialetti, il codino, poi le trecce, poi si rasava, aveva gli scarpini azzurri ai Mondiali quando tutto il mondo li portava neri, aveva la fascia di capitano buddista quando gli altri avevano la fascia bianca: non seguiva le mode, semmai le dettava.

Era un uomo semplice con un aura magica, di quelle che accompagnano i grandissimi e che danno fastidio a chi vorrebbe ma non può. Come i tanti allenatori che lo hanno ostacolato, denigrato, messo in panchina: lui non rispondeva mai, lasciava parlare l’amore della gente che se non lo vedeva in campo cominciava ad inneggiare il suo nome con cori e striscioni.

Roby Baggio era soprattutto amato in maniera trasversale, da sempre, da tutti; il talento più cristallino dai tempi di Gianni Rivera era un uomo semplice che aveva un’empatia fortissima con tutto il popolo italiano. Non si ergeva su un piedistallo, non si metteva al di sopra dei compagni e soprattutto non negava mai un autografo a nessuno.

USA 94: Roby Baggio vola in contropiede su lancio di Signori, salta Zubizarreta e sigla il 2-1 al novantesimo da posizione impossibile

Chiedete, ragazzi, a quelli leggermente più grandi di voi, qual’è il Mondiale che ricordano con maggior affetto. Il 90% risponderà USA ’94, quando quel Codino arrivò da superstar planetaria e passò dal purgatorio delle incomprensioni tattiche con Sacchi, all’inferno della sostituzione con la Norvegia, al gol liberatorio a due minuti dall’eliminazione contro la Nigeria. Purificato dall’arrivo della sua famiglia che tanto gli mancava, divenne il nostro supereroe irresistibile che abbattè Spagna e Bulgaria per poi giocare la finale con il Brasile con una gamba sola.

Quel rigore alto, che lo perseguita ancora nei pensieri e nelle notti, a negargli il lieto fine. Sette partite che rappresentano il percorso della vita, tutti gli stati d’animo del mondo, montagne russe che tutti viviamo e che lui ha compresso in un mese straordinario in cui tutta l’Italia ha sognato grazie a lui.

Aveva sofferto tantissimo Roby: a 17 anni gli era esploso un ginocchio cercando di entrare in scivolata su un avversario; già acquistato dalla Fiorentina, rimase ai box per quasi due anni e conobbe la pratica del buddhismo per trovare il perché ai suoi tanti travagli interiori, a lenire quella sorta di malinconia che lo accompagnava e che lo faceva sentire vicino a tanta gente comune che quotidianamente affronta problemi e dolori.

Il dolore traspare e crea solidarietà: Baggio era un calciatore istintivo e rococò ma anche travagliato e pensante, che d’improvviso, in campo, poteva esplodere come una supernova lasciando tutti a bocca aperta con un numero dei suoi. L’unione di queste due caratteristiche erano un mix irresistibile; amate e idolatrate dalla gente, invise a qualche addetto ai lavori.

Ultimamente ha rilasciato un’intervista molto bella al “Venerdì” de “La Repubblica” dicendo che lui in questo calcio così protettivo verso gli attaccanti ci sarebbe stato comodo e con qualche operazione chirurgica in meno.

Non stentiamo a crederlo Roby ed è veramente difficile, per noi che ti abbiamo vissuto, riuscire a spiegarti alle nuove generazioni: ci abbiamo provato. Un ultima cosa però, cari ragazzi, ve la diciamo con orgoglio: che vi siete persi!