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Domenica 14 maggio 2000 il cielo era soleggiato in tutto lo stivale, come lecito aspettarsi a primavera inoltrata. Era l’ultima giornata della Serie A 1999/2000. Le partite iniziarono alle 15 mentre alle 17 sarebbe stato decretato il vincitore tra Juve e Lazio.

Allo stadio Renato Curi avrebbe avuto luogo Perugia-Juventus. All’Olimpico la Lazio avrebbe invece affrontato la Reggina. Le due compagini erano divise da un solo punto. La squadra di Eriksson si era stata protagonista di una rimonta notevole, mentre quella di Ancelotti aveva dilapidato un vantaggio di 9 punti. E dire che nella precedente stagione furono i biancocelesti a farsi rimontare dal Milan di Zaccheroni un vantaggio imponente.

A cavallo del nuovo millennio il calcio italiano forse non era l’ombelico del mondo come un lustro prima, ma era competitivo quantomeno quanto Premier e Liga. Le compagini di Serie A annoveravano alcuni tra i calciatori più forti al mondo e la Lazio di Eriksson non era da meno.

La settimana che precedette la giornata decisiva del campionato fu contraddistinta dalle polemiche. I tifosi della Lazio protestarono tra le strade di Roma, per l’esattezza in Via Allegri, davanti alla sede della Federcalcio. Il sit-in fu organizzato per contestare la direzione di gara dell’arbitro De Santis per la rete annullata a Cannavaro una settimana prima in Parma-Juve per il classico inesistente fallo di confusione. Inoltre, a ora di pranzo del 14 maggio, i tifosi biancocelesti misero in scena un finto funerale con una bara di legno a simboleggiare la morte del calcio. Molti tifosi decidero persino di boicottare l’Olimpico.

In questo clima di tensione, presero quindi il via le due partite. Per Tutto il calcio minuto per minuto Riccardo Cucchi era collegato da Perugia, mentre la voce dall’Olimpico era quella di Bruno Gentili, due istituzioni della radiocronaca.

A Roma la partita filò tranquilla per la Lazio, che nel primo tempo aveva già preso il largo, per poi vincere per 3-0. A Perugia intervenne invece Zeus che, sotto forma di pioggia d’oro, come nella storia di Danae, decise di far avverare la profezia degli dei. Gli dei dell’Olimpo avevano deciso che quello scudetto sarebbe dovuto andare a Roma e così fu. La pioggia scrosciante materializzò quindi uno scenario imprevisto e un finale da film di Hitchcok.

Zeus e la pioggia d’oro su Danae

A fine primo tempo, la Lazio conduceva agevolmente per 2-0 contro la Reggina, mentre in quel di Perugia il risultato era fermo sullo 0-0. La Juve faticava ad essere pericolosa. A quel punto l’eventualità dello spareggio prese maggiore consistenza.

A mischiare ulteriormente le carte in tavola si mise il fatto che il pallone non rimbalzava a causa di un inatteso temporale. Il campo era allagato e il direttore di gara, il celebre Pierluigi Collina fu chiamato a prendere una decisione difficile. Sembrava palesarsi il rinvio della gara, richiesto anche dalla Juve a causa del ritardo per la ripresa del secondo tempo, che avrebbe poi costretto le due partite a iniziare con notevole ritardo.

Le condizioni del terreno di gioco migliorarono e Collina decise di far riprendere il match, anche se il Curi rimase comunque un pantano. La partita del Curi riprese alle 17:11 e quattro minuti dopo la Juve subì il clamoroso gol dello svantaggio. Alessandro Calori depositò un preciso rasoterra alle spalle di Van der Sar tra il giubilo dei tifosi all’Olimpico e la disperazione mista a incredulità dei bianconeri accorsi al Curi. La classifica recitava Lazio 72 e Juve 71 (a dimostrazione anche di un campionato estremamente equilibrato, visto il punteggio tale basso).

A complicare la rimonta della Juve si mise anche l’espulsione di Zambrotta, a cui Collina non esitò a sventolare il rosso. Mancavano 20 minuti e i tentativi della Juve di segnare il gol del pareggio si fecero sempre più disperati. Nonostante i 6 minuti di recupero, il muro perugino non fu abbattuto e la Juve perse lo scudetto. In quegli stessi minuti, i tifosi della Lazio erano in trepidante attesa, seguendo la partita del curi dal maxischermo dell’Olimpico.

Al fischio finale di Collina l’Olimpico esplose di gioia a coronamento di un sogno lungo oltre un quarto di secolo. Non appena il fischietto bolognese decretò la fine delle ostilità, Riccardo Cucchi annunciò lo scudetto della Lazio.

“Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio 2000, la Lazio è Campione d’Italia”

Alle 18:04 del 14 maggio 2000, la Lazio ha conquistato il secondo scudetto della sua storia. Oggi sono 20 anni da quel trionfo mozzafiato. Era una Lazio tra le più forti squadre al mondo e che vantava tra le proprie fila calciatori del calibro di Mancini, Simeone, Miahjlovic, Nesta, Conceicao, Almeyda, Stankovic e l’attuale tecnico biancoceleste Simone Inzaghi. Era la Lazio di Eriksson, uno dei tecnici più cool degli ultimi due decenni del ventesimo secolo. Era la Lazio di Cragnotti che, prima dei problemi finanziari, ha dato enorme filo da torcere ai colossi del nord e anche alle potenze europee. E il Manchester United di Sir Alex Ferguson ne sa qualcosa…

Calori ha segnato pochi gol in carriera, ma verrà ricordato ai posteri per quella rete nel bel mezzo del diluvio, in cui Zeus è apparso sotto mentite spoglie e Noé ha raccattato animali a destra e a manca.