Piero Sandulli, presidente della Corte Sportiva d’Appello Nazionale fino al 30 giugno. Il nostro direttore Fabrizio Gerolla lo ha intervistato assieme a Quintiliano Giampietro alla trasmissione “Fuori di Juve” in onda su RBN (Radio Bianconera).

Sulla sentenza di Juve-Napoli, poi ribaltata dal CONI. La non presenza della Federcalcio è stata decisiva?

La scelta di costituirsi in giudizio o meno è la scelta di una parte. Il diritto alla difesa è esercitabile da ognuno come ritiene più opportuno. Sarebbe interessante fare qualche consuntivo di questa stagione e di parte della stagione precedente, colpite dal covid. In quanto ciò ha portato a una mutazione di regole in corso d’opera, tra cui il numero di sostituzione. Quelle stesse regole mutate sono ancora in essere. Il calcio è partecipato in TV ma non vissuto agli stadi. Come quella poesia di De Filippo: il sugo che gli portavano era carne con i pomodori ma non ragù. Così sono le partite di calcio in TV e senza tifosi. Malgrado tutto lo sport è andato avanti, dovendo fare alcuni compromessi. Il progetto alternativo, il protocollo cosiddetto è una forma di compromesso rispetto a una realtà grave. Abbiamo appena toccato i 120.000 morti in questa terribile pandemia. Gli accadimenti singoli corrono il rischio di non darci una valutazione complessiva del tutto. Le chiavi di lettura sul protocollo possono essere anche difformi. Essendoci vari gradi di giudizio è perché, evidentemente, possono esserci, appunto, valutazioni difformi. Fa parte delle regole del gioco e del sistema giustizia. Alle sentenze bisogna adeguarsi. Il giudicato è in grado di trasformare il bianco in nero, come dicevano i latini“.

Lei ha citato il protocollo. Il Napoli violò questo protocollo secondo la sua sentenza? Lei è rimasto deluso dal forfait della Federcalcio al CONI?

I giudici sono indipendenti. Il protocollo è della Federazione, che ha scelto di non sottolinearne alcune peculiarità. Libera scelta, di cui prendo atto, senza criticare o approvare. Il punto è che sostanzialmente è che in fenomeni eccezionali bisogna dare chiavi di lettura eccezionali. Non siamo stati convinti da questo rapporto causa-effetto. In quella circostanza ci meravigliammo che tale rapporto fu ribaltato per alcune fattispecie“.

Lei non si è sentito sconfitto?

I giuristi non sono mai sconfitti. Danno le proprie valutazioni. Per me sarebbero rimaste inalterate. La corte scriverebbe la stessa sentenza“.

Prof. Sandulli, come valuta questa norma votata dalla Federcalcio per contrastare la Superlega? Abbiamo letto pareri diversi tra esperti di diritto sportivo.

Il mio giudizio è che la filiera disegnata dalla legge italiana dallo sport, legge italiana 2003, art. 1, è un qualcosa che parte dal CIO e arriva alle massime istituzioni, come FIFA o UEFA. Non si può l’iniziativa di creare qualcosa di alternativo e fruire anche del resto. Se faccio questa Superlega non posso pensare di trovare altrove. In NBA le squadre giocano solo quello. Questa è la riflessione base. Se dalla Superlega ottengo dei guadagni, se li utilizzo in Serie A finiscono per alterare gli equilibri di forza. Se voglio pormi fuori dall’organismo della struttura federale, poi devo accettarne le conseguenze. Liberissimo di andare altrove, ma non posso tornare quando mi fa comodo“.

E la norma anti-Superlega?

Non ha senso. Il sistema non mi deve accettare ma neanche sanzionare. Quel club è uscito dalla filiera disegnata dalla suddetta legge. Per consentire al CONI di partecipare alle Olimpiadi di Tokio hanno dovuto varare un Decreto Legge. Ultimo giorno del Governo Conte. Questi decreti arrivano sempre in extremis“.

Che ne pensa del caso Suarez? La Juve non rischia nulla?

Il rinvio a giudizio è stato chiesto solo per un’avvocatessa officiata dalla Juventus. Dal punto di vista della giustizia sportiva non vi sono alterazioni. Non è un reato di pericolo, visto che Suarez non è stato tesserato. Fosse stato tesserato con questo sotterfugio la Juve avrebbe rischiato. La Juve non rischia nulla allo stato attuale degli atti“.

Nel 2006 su Calciopoli disse che non vi erano illeciti. L’unico dubbio fu Lecce-Parma. La Juve ha pagato un po’ troppo rispetto ad altri club?

Hanno pagato in parecchi. I giudici prendono atto di quanto è portato nei loro tavoli. Ciò che non è portato non viene esaminati. Lì ci fu certamente un illecito tentato. Non è stato accertato se è arrivato a conclusione. Non lo riteniamo solo noi come giudici sportivi, ma tutti i giudici delle indagini. Sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione nel settembre 2015. Indubbio che vi fossero abitudini insane. Non vi sono prove che abbiano portato ad alterazione di risultati. Quest’ultimo segmento non è stato neanche oggetto neanche delle valutazioni della corte. La pena per la Juve la rivedemmo anche in virtù dei non pochi meriti sportivi della Juve. La sentenza fu rivista in base a quella del giudice di primo grado. Tutti siamo stati convinti che fosse necessario irrogare una pena. Lo pensavano anche i dirigenti della società Juve. Forse non avrei assegnato lo scudetto alla terza classificata, cioè l’Inter. Un “buco” avrebbe ricordato a futura memoria le vicende di questa anomalia, di questa lesione al principio di legittimità del campionato. Nel 1927 fu revocato lo scudetto al Torino”. A distanza di quasi 100 anni quella sentenza era giusta, malgrado le regole fossero diverse. La B per la Juve fu confermata da quella sentenza e sono pienamente d’accordo“.

Secondo Lei, cosa bisogna cambiare nella giustizia sportiva.

La giustizia sportiva calcistica ha dato buona prova di sé. Quello che è necessario cercare di meglio puntualizzare è il fatto dell’acquisizione della prova. Nella prova derivata, vedasi vicenda Suarez, gli accertamenti li hanno fatti in sede della Procura della Repubblica di Perugia. Non ha partecipato il soggetto sportivo che avrebbe potuto patire le conseguenze, ovvero la Juve, anche se non rischia nulla“.