Riporta Giuseppe Pastore: “Zero allenatori italiani nelle 16 squadre nei quarti delle due Coppe: e allora saliamo a bordo della navicella Italia che cerca disperatamente un MODELLO a cui ispirarsi (quest’anno forse saranno PSG e Chelsea, che hanno cacciato l’allenatore a dicembre)”.

Da un lato le squadre più ricche sono in semifinale di Champions e questo è un problema endemico. Dall’altro lato, ai quarti di finale sono approdate squadre con credenziali e budget decisamente inferiore rispetto alle italiane più ricche. Il dato indica che non ci sono tecnici italiani nelle 16 squadre ai quarti delle due coppe. Quelli attualmente più accreditati, Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri, sono per adesso fermi.

Antonio Conte, considerato il miglior tecnico italiano che siede su una panchina, è uscito mestamente nel girone. Un girone che comprendeva due squadre decisamente modeste. Qualche settimana fa abbiamo posto l’accento sui metodi di preparazione vetusti dei preparatori atletici italiani. Nel periodo decisivo, le italiane corrono la metà rispetto a quasi tutte le omologhe europee.

Adesso non possiamo che entrare nel merito dei problemi relativi agli allenatori. Con i due più accreditati in Europa (due finali di Champions per Allegri, un’Europa League vinta da Sarri) che non stanno allenando, Pirlo e Gasperini non hanno superato gli ottavi.

Il tecnico di Grugliasco ha compiuto un capolavoro nel portare l’Atalanta a questi livelli. Eliminare il Real era obiettivamente un’impresa improba. Però, visto il livello raggiunto dagli Orobici, ci si aspettava decisamente qualcosa in più a livello tattico al ritorno. Tutto ciò fermo restando l’ottima annata precedente in Champions.

Andrea Pirlo è stato catapultato in una realtà più grande di lui. Con il Porto sulla carta c’era un abisso, ma i lusitani hanno avuto la meglio grazie alla sapiente guida di Conceição. Tecnico portoghese, come Fonseca. L’ex Shakhtar non sta facendo benissimo in campionato, ma vede le semifinali di Europa League. Il suo calcio offensivo ed europeo è premiato fuori dall’Italia.

Tecnici portoghesi che stanno facendo bene, tecnici tedeschi che hanno fatto cose eccellenti. Tuchel ha raggiunto la finale di Champions lo scorso anno. Quest’anno è già in semifinale. Nagelsmann e Flick hanno assolutamente convinto.

Pep Guardiola e il suo gioco “catalano”, adattatosi al calcio inglese, non passano mai di moda. Pochettino è argentino di nascita, ma come allenatore è tra i più europei di tutti. Zidane è francese di nascita, ma ha allenato solo in Spagna e l’impronta è quella spagnola.

In Europa si gioca un calcio più moderno, fatto di transizioni, accettazione degli uno contro uno, pressing armonico, etc. Oltre che sulla preparazione fisica, decisamente migliore, come vediamo in Europa, le compagini straniere lavorano in maniera maniacale sulla tecnica. Gli allenatori prestano un attenzione maniacale al primo controllo e al movimento senza palla. Il piacere associato a una partita di calcio rimane sempre presente, mentre da noi è da tempo venuto meno.

Le nuove leve straniere portano idee e gioco già competitivi in Europa. In Italia ci si trastulla esaltando gli Italiano o i De Zerbi. Poco male se le fasi difensive sono quelle che sono. Andrea Pirlo è stato dipinto da media e commentatori come un fenomeno della panchina senza neanche sedersi sulla stessa. Oltre ad esaltare una preparazione fisica oramai vetusta, vengono elogiate queste nuove leve italiane spacciando per potenzialmente vincenti i loro progetti futuri. Quanto succede in Europa racconta invece tutt’altra realtà…