Juve

Come noto, Gian Piero Gasperini ha interrotto un test antidoping a sorpresa, costringendo il proprio calciatore a tornare ad allenarsi. Il medico sociale è poi intervenuto. A quel punto il tecnico dell’Atalanta si è scagliato contro l’addetto all’esecuzione del test.

Va chiarito che l’episodio risale a mesi fa. Il tecnico orobico è stato deferito “aver insultato un ispettore durante un controllo a sorpresa e inveito contro l’intero sistema antidoping, interrompendo un test in corso su un calciatore dell’Atalanta e obbligando il giocatore ad andare ad allenarsi”.

Naturalmente il test è risultato negativo. Reputando ingiusto il deferimento, Gasperini ha rifiutato il patteggiamento, chiedendo di andare fino in fondo all’udienza.

Ci si chiede il perché di questo atteggiamento del tecnico. D’altronde i calciatori sottoposti a questi test antidoping a sorpresa sono risultati negativi. Pertanto Gasperini non avrebbe avuto nulla da temere. Tantomeno l’Atalanta.

Piuttosto ciò mette in evidenza, ancora una volta, il nervosismo del tecnico di Grugliasco quando la tensione sale. Ovvero quando l’Atalanta lotta per certi obiettivi. Tensione che non traspare in campo (fatte salve poche eccezioni, tra cui il brutto ritorno di Champions contro il Real Madrid).

Non è la prima volta che Gasperini reagisce stizzito. Da un lato il tifo orobico può interpretare ciò come un tentativo di difendere l’ambiente. Gasp ha risposto infuriato a qualsiasi insinuazione sul doping (non a torto, viste le evidenze). Così come ha risposto infuriato quella volta in cui un tifoso del Napoli ha insinuato che l’Atalanta avrebbe fatto vincere la Juve.

A prescindere da tutto, un tecnico che ha raggiunto oramai una dimensione internazionale, dopo anni e anni di gavetta, è chiamato a mantenere i nervi saldi. Probabilmente questo è stato il limite che si è frapposto all’approdo duraturo e al successo in una grande piazza.