Compie 43 anni Walter Samuel, uno dei centrali più forti del nuovo millennio. Garra argentina e disciplina italiana hanno contraddistinto la carriera di questo leader difensivo. Possiamo definire il fuoriclasse argentino come “l’ultimo baluardo del ruolo dello stopper”.

Già al suo arrivo alla Roma, Walter Samuel lasciò trasparire una forza mentale fuori dal comune. Gli chiesero se fosse emozionato e teso per la sua avventura e l’allora 22enne nativo della provincia di Cordoba risposte con grande aplomb, non lasciando trasparire alcuna emozione.

Il suo ruolo nell’ultimo scudetto conquistato dalla Roma è tangibile. E che fosse un predestinato lo si era capito già ai tempi del Boca. Il Virrey Carlos Bianchi, all’epoca tecnico degli Xeneizes, lo lanciò subito da titolare nel 1997. Se ne andò nel 2000 lasciando in dote una Libertadores.

A Roma divenne uno degli emblemi della stagione trionfale. Se Totti e Batistuta erano le stelle, allo stopper argentino era stato assegnato il compito di non far passare gli avversari. Samuel mise immediatamente in mostra potenza, grinta, aggressività, personalità e, soprattutto, abilità in marcatura degne di un fuoriclasse. I casi di calciatori catapultati nel calcio europeo in giovane età e subito leader e vincenti sono più unici che rari. Quella stagione fece capire che l’argentino aveva le stimmate del campione.

Samuel divenne il prediletto del presidente Franco Sensi. “Samuel è il vero valore aggiunto: con lui non ci fanno più gol”. E così fu, in quella magica stagione. The Wall, come era stato ribattezzato, si confermò negli anni successivi. Nel 2004 la tentazione Real fu troppo forte e il centrale nativo di Firmat cedette alle lusinghe Merengue. Si ritrovò tuttavia in una squadra con tanti calciatori sul viale del tramonto. Il problema di quel Real era la fase difensiva in generale. Quando arrivò la chiamata dell’Inter, il ragazzo non ci pensò due volte a tornare nel Belpaese.

All’Inter si rese protagonista di un ulteriore salto di qualità, acquisendo ulteriore mestiere e furbizia. Non doti che gli mancassero, per usare un eufemismo.

«Quando un attaccante ti vuole umiliare con dribbling, veroniche e slalom, fagli sentire lo spessore dei tacchetti sullo stinco».

Il suo gioco difensivo prevedeva falletti impercettibili dall’arbitro e, soprattutto, il fiato sul collo all’avversario. Nel calcio moderno non esistono più dei veri e propri stopper. L’argentino è stato un calciatore vecchio stampo, ma si è trovato a suo agio anche nell’epoca moderna. Quando è stato all’apice della carriera, la costruzione dal basso stava iniziando a prendere piede. Non che Mourinho giocasse come Guardiola, tutt’altro, ma quando Samuel era chiamato a giocare palla aveva tutt’altro che un piede maleducato.

La differenza tra Walter Samuel e tanti altri centrali che hanno vestito la maglia dell’Inter nel calcio moderno è che lui ha attraversato varie fasi della storia nerazzurra. L’argentino ha iniziato e concluso il percorso che ha portato l’inter a vincere. Abituato alle pressioni della Bombonera, non ha mai tremato nell’entrare in campo alla Scala del calcio.

La sua partita più memorabile è stata al Camp Nou contro il Barcellona. In quella semifinale, con l’Inter costretta in 10, l’argentino tenne fede al proprio soprannome di The Wall. Contro il Barcellona di Guardiola all’apice della forma, la difesa nerazzurra comandata da Samuel resse per tutta la partita. L’unico gol concesso fu in fuorigioco chilometrico. Quel match rappresentò una delle tante prove del fuoco per un ragazzo intrepido. Il suo è stato un coraggio manifestato in campo e non solo a parole.

Walter Samuel ha lasciato il calcio nel 2016 dopo due stagioni al Basilea. Da quel momento il calcio ha perso l’ultimo stopper vecchio stile.