Massimiliano Allegri è tornato a parlare e lo ha fatto ieri negli studi di Sky Sport. Il suo intervento ha tenuto incollati tanti telespettatori e l’ex allenatore della Juventus ha mostrato la sua disinvoltura davanti al teleschermo. Il tecnico livornese è andato via dalla Juve nel 2019. E ieri ha affermato che è impossibile dire se tornerà alla Juve, perché ora c’è Andrea Pirlo.

Come noto, la Juve ha sostituito Allegri con Sarri nel 2019. L’ex allenatore di Napoli e Chelsea ha portato uno scudetto, ma non è riuscito a entrare appieno nella testa dei calciatori. La società ha quindi deciso di scommettere su Andrea Pirlo, che non aveva ancora allenato. I bianconeri, al netto della Supercoppa vinta e della finale di Coppa Italia, sono in crisi nera. Dopo l’eliminazione clamorosa in Champions contro il Porto, la Caporetto è stata raggiunta ieri con la sconfitta casalinga contro il Benevento.

Nessuna squadra italiana è stata dominante. L’Inter ha preso il largo il campionato, ma ha fallito in Champions. Gattuso ha una rosa mal costruita in alcuni reparti e, pur facendo bene con la squadra al top, non è riuscito a “friggere il pesce con l’acqua” nelle difficoltà. Gasperini sta patendo l’impossibilità per l’Atalanta di svolgere una preparazione degna di tal nome. Gli Orobici sono al quarto posto e vengono da un ottimo ruolino negli ultimi match in campionato, ma contro il Real Madrid sono stati travolti a livello di corsa. Il Milan ha disputato una grandissima prima parte di stagione, poi sono emersi problemi fisici.

Massimiliano Allegri non ha mai avuto un plebiscito di consensi. Il tecnico livornese è stato ostracizzato sia dallo stesso tifo bianconero (almeno una fetta) sia da tanti opinionisti in TV, sulla carta stampata e sul web. Ancora una volta, si sente la sua mancanza nel calcio italiano. Il suo savoir faire nelle interviste, la sua capacità di gestire un gruppo, la sua furbizia nel rimettere in carreggiata la squadra. La sua dote innata di vincere le partite sporche.

Allegri non è, e mai sarà, un maestro di calcio. La sua espressione di gioco non entrerà mai nelle grazie di un Adani, che predilige tecnici che divertono, ma con un palmares scarno e che non hanno mai allenato big. Ciò non è necessariamente un difetto per Allegri. Il suo gioco non incanta né diverte. Però non fa divertire gli avversari.

L’ex tecnico bianconero ha sbagliato tante partite in carriera, ma in tante altre si è reso protagonista di capolavori straordinari. È capitato poi che ha sbagliato un approccio e ha successivamente rimediato grazie alle sue proverbiali mosse tattiche. Doti che gli sono state riconosciute dopo il suo addio alla Juve. Le vittorie di “corto muso”, ad esempio, hanno fatto scuola.

Può piacere o meno, ma nel calcio italiano mancano tecnici come lui, almeno in questo momento. Ad Allegri è mancato il bel gioco, ma ha compensato con tutte le altre skill che un allenatore dovrebbe avere. A riguardo, risuonano emblematiche le sue parole proferite ieri.

«Spesso si parlava di me in contrapposizione ai ‘giochisti’. Io sono cresciuto con allenatori vecchio stile e credo che non sia tutto da buttare, né questo né quello. Il calcio è roba seria, serve equilibrio. Bisogna mettere al centro di nuovo il giocatore e lavorarci. La tattica serve, ma poi in Europa affronti giocatori che passano la palla a 100 all’ora. Dobbiamo farci delle domande, riprendere a lavorare sui settori giovanili e sulla tecnica individuale. A me dispiace dirlo, ma i giocatori sono diventati uno strumento per dimostrare che gli allenatori sono bravi. Non si può mettere al centro la tattica se non hai i giocatori giusti. La tattica serve, ma il calcio è emozione, sono gesti tecnici all’interno di un’organizzazione. Bisogna ritornare all’abc del calcio».

Allegri è un tecnico furbo e pragmatico, molto vicino alla vecchia scuola ma, allo stesso tempo, in grado di essere competitivo in Europa. Le nuove leve italiane si contrappongono al tecnico livornese. E godono improvvidamente dei favori della critica, nonostante fasi difensive assolutamente imbarazzanti. Di livello superiore sono gli allenatori delle italiani in Europa (tolto il giovane Andrea Pirlo), ma praticamente tutti hanno palesato dei limiti.

Che vada alla Juve, al Napoli o alla Roma, Massimiliano Allegri deve rimanere in Italia per il bene del calcio italiano. Il Real Madrid lo ha contattato recentemente per un’eventuale sostituzione di Zidane. Dopo alcuni match disastrosi, il destino del tecnico franco-algerino sembrava compromesso. Le Merengues si sono tuttavia rimesse in carreggiata. È palese che il pericolo Premier è tangibile, ma Arseanal e Tottenham, le uniche che davvero hanno possibilità serie di cambiare, non sono compagini da titolo.

Pertanto, un suo ritorno in grande stile nel Belpaese, a prescindere dalla squadra, non potrà che giovare alla Serie A. La Juve è tornata sui propri passi una ventina di anni fa con Marcello Lippi. Fare lo stesso con Allegri non sarebbe affatto una cattiva idea. Al netto di insidie estere, assolutamente reali, un suo approdo in altre piazze italiane sarebbe comunque assolutamente affascinante.