Michel Hidalgo avrebbe oggi compiuto 88 anni. Il tecnico francese, campione d’Europa con “Les Bleus”, sarà sempre ricordato come l’artefice del “calcio champagne”. L’ex allenatore della nazionale transalpina è deceduto il 26 marzo dello scorso anno.

Campione d’Europa con la Francia nel 1984, ha visto sfumare la finale dei Mondiali due anni prima. Ha ricoperto l’incarico di commissario tecnico 1976 al 1984, coronando il sogno di vincere un titolo internazionale proprio alla fine del suo mandato.

Nativo di Leffrinckoucke e di origini spagnole da parte di padre, da calciatore ha vinto il titolo con il Reims nel 1955 e ha raggiunto la finale di Coppa Campioni l’anno successivo, match in cui ha segnato una rete. Ma è da allenatore che si è fatto un nome. Dopo aver allenato le giovanili del Monaco, è stato assistente del celebre Ștefan Kovács alla guida della nazionale francese. Nel 1976 ha, appunto, preso le redini della squadra.

Michel Platini ne ha recentemente tessuto le lodi.

«Hidalgo ha avuto la capacità di creare emozioni. Ha avuto inoltre il merito, assieme a Boulogne e Sastre, di rilanciare il calcio francese, permettendogli di brillare come non accadeva da tempo. Voleva che la nostra squadra giocasse bene, che in campo ci si divertisse e aveva il pregio di valorizzare le nostre caratteristiche. Inventò il `quadrato´ magico, poiché non se la sentiva di relegare Tigana in panchina. Decise di schierarci assieme: io, Tigana, Giresse e Fernandez».

I quattro erano soprannominati carré magique, ovvero quadrato magico. Questo quadrato simboleggiava uno stile di calcio divertente, decisamente d’attacco e che lasciava spazio all’inventiva dei suoi calciatori. In questo consisteva quello che è stato definito “calcio champagne”. Giresse spiegava che Hidalgo fissava il quadro e ai calciatori spettava il compito di dipingerlo.

La massima espressione dell’era Hidalgo ebbe luogo dal 1981 al 1984, con il passaggio al 4-4-2. Platini era il sole attorno al quale tutti gli altri pianeti ruotavano. I quattro centrocampisti, dotati di tecnica sopraffina, erano chiamati a tenere palla. Non di rado Les Bleus dominavano le partite grazie al gioco. La presenza di tanti calciatori tecnici instillò il dubbio sulla sostenibilità di questo sistema. La complementarità dei campioni del reparto nevralgico dissipò qualsiasi dubbio e quella Francia divertì e vinse.

Hidalgo, che era più un “creatore di emozioni” che un “grande tattico” secondo Platini, raramente imponeva sessioni davanti a una lavagna. Da qui la magia, l’alchimia invisibile e la bellezza di questo CT che ha segnato un epoca per il calcio francese.