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Con l’ascesa di Haaland e Mbappé si può parlare di passaggio di consegne in atto. Per la prima volta dopo 16 anni né Messi né CR7 disputeranno i quarti di finale di Champions League.

La loro era può definirsi conclusa come calciatori che dominavano indiscutibilmente il panorama mondiale. Non è però conclusa in assoluto. Entrambi hanno davanti più di una competizione internazionale con le loro nazionali. CR7 ha già vinto l’Europeo con il Portogallo, nel 2022 Messi avrà quella che potrebbe essere la sua ultima possibilità per conquistare il Mondiale. E poi c’è la Coppa America.

I due potranno riprendere a vincere trofei. Il calcio si gioca in 11. Barcellona e Juve presentano evidenti lacune che hanno impedito loro di essere competitive in Europa negli ultimissimi anni. In senso assoluto sarebbe assurdo parlare di fine di un’era. Messi ha già segnato 24 gol in stagione, CR7 già 27.

Pertanto i numeri non mentono: sono dati ancora da fuoriclasse. Dati eccezionali per un calciatore di 36 anni e per uno che va per i 34. Alla loro età tanti fuoriclasse del recente passato erano finiti. Il punto è che queste due leggende ci hanno abituati a medie superiori al gol a partita.

A prescindere dalle eliminazioni dalla Champions e dal livello delle squadre, il passaggio di consegne si è configurato con la presenza di tre giocatori, in particolare, che stanno facendo meglio.

Haaland e Mbappé sono i due calciatori designati per raccogliere la loro eredità come migliori due al mondo. E poi c’è Robert Lewandowski, classe ’88, che nelle ultime due stagioni vanta numeri ancora superiori rispetto a quelli di Haaland. Quest’ultimo e Mbappé stanno avendo numeri impressionanti e tutto lascia presagire che queste cifre accompagneranno la prossima decade.

Ad ogni modo, Messi e CR7 rimangono calciatori altamente competitivi. Avremo la controprova della loro capacità (mantenuta) di vincere trofei e partite quando e se giocheranno in squadre all’altezza delle varie competizioni. Il passaggio di consegne è stato sancito, ma questi due fenomeni, che sono andati a braccetto per quasi tre lustri, possono smentire chi ha parlato di “fine di un’era”. Forse troppo in fretta.