Per il secondo anno consecutivo la Juventus saluta la Champions prima che venga il bello arrendendosi al Porto agli ottavi, nonostante la vittoria per 3-2 maturata nei supplementari. Una delusione cocente che alimenta rimpianti per una partita di andata non giocata e per non aver saputo sfruttare l’ora di gioco passata in superiorità numerica.

Il Porto ha fatto la sua partita, molto positiva nel primo tempo, difendendosi attaccando, e a difesa del risultato una volta in dieci uomini con addirittura sei uomini sulla linea di difesa per contenere la pressione continua della Juventus.

Chi si aspetta una partita d’attesa da parte degli uomini di Conceicao si sbaglia di grosso: la Juve parte forte, con l’intento di raddrizzare subito la contesa, e Morata dopo appena tre minuti si vede respingere un colpo di testa a botta sicura da una prodezza dell’estremo difensore Marchesin.

Il Porto risponde al fuoco e dopo pochi minuti mette in atto il suo piano che appare subito chiaro ed efficace: difendere con sei uomini in linea, quattro difensori e gli esterni schiacciati su Cuadrado e Alex Sandro, e aspettare lo sfogo bianconero chiudendo le vie centrali, per poi colpire in ripartenza.

La Juve offre il fianco nel frenetico tentativo di attaccare, con poca lucidità e reparti scollati: i “dragões ” non si fanno pregare e dopo aver vanificato un gol con Taremi, trovano il vantaggio con Sergio Oliveira su rigore per un fallo abbastanza ingenuo di Demiral proprio sullo stesso Taremi.

Dopo il gol gli uomini di Conceiçao colpiscono per otto volte in mezz’ora verso la porta di Szczesny più o meno pericolosamente, segno di una mancanza di filtro a centrocampo che porta spesso gli ospiti a ridosso del limite dell’area.

La Juve reagisce dopo la mezz’ora anche per il fisiologico calo del Porto e non molla più la presa, pur non riuscendo ad impensierire Marchesin nei minuti finali, se si esclude un occasione di Morata da pochi passi respinta dall’estremo difensore con i piedi.

Nel secondo tempo la Juventus cambia spartito e comincia subito forte: lancio di Bonucci a scavalcare la difesa, Ronaldo accomoda il pallone per l’accorrente Chiesa che insacca all’incrocio in corsa.

L’inerzia della partita sembra tutta a favore dei bianconeri dopo una follia di Taremi, che già ammonito calcia il pallone lontano a gioco fermo rimediando il rosso, lascia il Porto in dieci.

Passano nove minuti e Chiesa, in stato di grazia, trova il 2-1 che riequilibra la contesa grazie ad un’incornata su splendido cross di Cuadrado, vera spina nel fianco sinistro della difesa ospite.

Fonte Profilo ufficiale Twitter Porto FC

La Juve gioca sulle ali dell’entusiasmo, Chiesa sfiora la tripletta e produce il massimo sforzo senza però trovare la rete-qualificazione mentre il Porto assorbe lo stordimento e si riorganizza grazie ad una prova sontuosa di Pepe, bravissimo a negare il gol al 22 bianconero costringendolo a colpire il palo a porta vuota con un recupero magistrale.

Conceiçao sa che se vuole arrivare vivo ai supplementari deve ingolfare la partita, rompendo il tambureggiare della Juventus e i portoghesi riescono ad arrivare al 90′ sani e salvi grazie anche alla traversa che respinge una prodezza balistica di Cuadrado nei minuti di recupero.

Dopo un primo tempo supplementare frastagliato, ricco di interruzioni e poche occasioni, la gara si riaccende negli ultimi quindici minuti, squarciata da una punizione senza pretese di Sergio Oliveira che passa tra le gambe di un Ronaldo irriconoscibile e sorprende Szczesny.

Il 2-2 del Porto è la pietra tombale sul cammino della Juventus in Champions, nonostante l’orgogliosa reazione che porta al gol del 3-2 di Rabiot e al frenetico quanto sterile forcing finale dei bianconeri, alla ricerca di un quarto gol che avrebbe avuto del miracoloso.