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Le pagelle del giorno dopo di Marco Edoardo Sanfelici. Sempre più solida la Juventus di Pirlo, con Chiellini non si passa e il centrocampo inizia a convincere

SZCZESNY 6 Spettatore non pagante, ma fradicio d’acqua. Genova è la stazione climatica di mare nella quale l’acqua è un elemento salato e dolce, come aggrada, ma abbondante come le palanche che vengono nascoste dai pugni degli abitanti. Bella gita al mare, Wojciech, bello avere Chiello davanti.


CUADRADO 6,5 Non appariscente come in altre occasioni, ma quel tanto che basta per sradicare un pallone a centrocampo ed innescare l’azione che porta al vantaggio juventino. Meglio il 1° tempo del secondo, quando si limita sovente a tenere la posizione per non far correre rischi inutili dalla sua fascia. Qualche scatto in meno, fino all’azione del raddoppio, nella quale serve un assist risolutivo a Ramsey.


BONUCCI 7 Alcuni lanci di buona fattura ed un paio di “bonucciate” nella prima frazione, recuperate dalla difesa. Per una volta che gli tocca tenere Keita, se lo perde come uno scolaretto e per fortuna che non sortisce un pericolo grave. Avrà i piedi da centrocampista, come afferma il cronista, peccato che giochi da centrale di difesa… Fine delle critiche. Nel contempo le sue uscite sono da manuale a cercare sempre il compagno che può impostare una ripartenza con facilità; ha la rara dote di smarcarsi al limite della sua area per dettare il passaggio a liberare. Il voto dice che le situazioni singole hanno meno importanza del senso del generale.


CHIELLINI 7,5 Annienta Keita Baldè come i bombardamenti tedeschi su Coventry o per par condicio, come le spedizioni aeree degli alleati su Berlino. Il bello è che ogni volta si gira verso il colored quasi per chiedere scusa. Respinge in area un numero esponenziale di palle di testa, viene via palla al piede alcune volte col piglio del condottiero. Nega a Quagliarella la gioia del gol con un intervento miracoloso. Che Eupalla gli preservi i polpacci e poi da qui alla fine della stagione reti nella nostra porta ne vedremo pochine.


DANILO 6 Lotta e combatte, quasi sempre con successo, ma non sarà questa di Marassi la partita da tramandare ai nipoti. Convince più nei ripiegamenti, anche se dalla sua parte Beresz….. (scivetelo voi!) lo infila spesso e lo spazio concesso agli attacchi doriani è sempre largo. Nella ripresa il tono più gladiatorio della gara lo costringe a non perdere concentrazione e tutto sommato, se la cava.


McKENNIE 7 “Trottolino amoroso e dududadadà” inizia l’opera di demolizione 20 secondi dopo il fischio d’inizio e per tutto il 1° tempo sovrasta i blucerchiati per anticipo e tigna nei contrasti. Non vorrei dire un’eresia, ma ha sempre più le sembianze di un certo Vidal, solo che è molto più pulito nelle randellate. Cala sul portatore di palla come il martello di Wotan sulla roccia infuocata su cui si addormenta Brunilde. Tatticamente alimenta il controllo del pallone e dà profondità agli inserimenti da dietro. Che siamo agli albori di un grande centrocampo? Augurarselo non costa nulla.


ARTHUR 7 Altra partita sugli scudi. Torna talvolta nelle retrovie da dove è iniziata l’avventura bianconera, ma solo per poco, dato che la vista punta in avanti e non di lato. E’ bello esteticamente vederlo alle prese con il controllo dell’attrezzo in mezzo alle maglie blucerchiate e tagliare il campo con un suggerimento in diagonale ad escludere la linea di mezzo oppostagli. Si sta inserendo sempre più e si incomincia a poter dire che nello scambio con Pjanic, la Juve non ci ha rimesso. Peccato che siamo già al girone di ritorno, ma non è mai troppo tardi. (RAMSEY 6 Rileva il brasiliano per farlo fiatare e gestire il pallone, a meno che Vinavil lo serva di barba e capelli a porta vuota, per il più facile degli appoggi in rete. Della serie: ora Pirlo azzecca i cambi).

BENTANCUR 6,5 Gioia e dolore, croce e delizia, da accarezzare e “da pijèlio a s-giaflùn”. Si dimentica del pallone e propizia un contropiede doriano, da lapidazione. Un passaggio orizzontale con moccoli abbinati del duo Bonny e Chiello. Poi fa concorrenza a Weston circa le palle contese e vinte, fino a esagerare e beccarsi il giallo di prammatica che lo elimina dalla gara contro la Roma del prossimo turno. E’ un autentico Giano Bifronte, con l’andatura del “caballero misterioso in cerca di Carmencita” (RABIOT 6 Entra bene a freddo o quasi. Gli è stato chiesto di tenere palla e di portarla nelle zone più remote del campo e lui lo fa, anche con una certa lucidità. Verrà buono sabato prossimo.)


CHIESA 7 …abbondante. Pare alla vigilia che si schieri a destra per essere letale. Si schiera invece a sinistra e con lo stesso contenuto di veleno mortale per la difesa della Samp. Sblocca il risultato sull’azione più bella costruita dalla Juve in tutta la partita, attaccando lo spazio in area da vero centravanti. La sua verve è contagiosa se è vero che il fraseggio dei compagni nei pressi dell’area di rigore dei padroni di casa lievita di partita in partita. A differenza di tanti giocatori che fanno solo della tecnica il loro punto di forza (Dybala, la senti questa voce?), Federico Chiesa non disdegna la lotta ed il contrasto, dando un contributo in filtro alla Juventus. Cala alla distanza, ma è d’obbligo (ALEX SANDRO S.V. Entra per dare sostanza al contenimento finale al posto di un Chiesa prosciugato di energie. Presidia la sua fascia, non rinunciando a portare il pallone il più lontano possibile dalla porta difesa da Szczesny).


MORATA 6 Partita di grande sacrificio per Alvaron de mi corazòn. Dieci, cento, mille rincorse degli avversari per stroncare le giocate in partenza, a scapito della bellezza e della precisione. Eppure partecipa da protagonista al gol di Chiesa, mettendo in mezzo un cross basso di rara fattura per il Federico sopraggiungente. Esce malconcio, come un cavaliere ferito in battaglia e si spera che la caviglia che lo rende claudicante non faccia scherzi. (BERNARDESCHI 6 Entra per rompere l’assedio degli uomini di Ranieri e la cosa non gli riesce male. La galoppata è quella dei giorni migliori, anche se non ha tempo per piazzare l’acuto. E’ sufficiente che giochi con semplicità, per tornare “a riveder le stelle”).

CRISTIANO RONALDO 6,5 Secondo me deve aver assistito ai lamenti di qualche commentatore “bastian contràri” che lo riteneva e lo ritiene un “problema” (fa già ridere così), perché se non segnava lui la Juve non aveva marcatori. Troppo CR7 dipendente, insomma. E quindi Ronaldo si è messo a giocare per la squadra, col Bologna come oggi con la Doria. Prende il passaggio in contrasto di Cuadrado e lo tramuta in palla in profondità per Morata: ed è subito…goal. Si vede che gli costa appoggiare su Chiesa in una ripartenza che avrebbe meritato ben altra conclusione, ma lo fa perché ha senso. Fa partire l’azione del raddoppio a tempo praticamente scaduto. Non basta? No? Allora dico che ora come ora la rete di CR7 è un’arma in possesso della squadra ed un terrore per gli avversari, ma è altresì arma letale la partecipazione al gioco della compagine, che se ne avvale ed allarga il novero degli uomini goal. Per i grattacapi degli altri. E per gli sberleffi verso chi presuppone di pontificare.


PIRLO 7 In tempo non sospetti chi scrive invocava il pronunciamento nei confronti di una determinata formazione di partenza su cui fare affidamento. Oggi pare che la meta sia stata raggiunta, soprattutto a metà campo, là dove tutto ha inizio e fine. E si badi bene che la tenzone della giornata in quel del Luigi Ferraris non era una passeggiata di salute. La gara celava molte insidie e trabocchetti, giacché la Sampdoria è reduce da una serie di buone partite che l’ha portata nella prima parte della classifica. Probabilmente Pirlo Andrea impartisce l’ordine di non sprecare energie nella ripresa, in vista di impegni gravosi e continuati nel mese di febbraio e forse anche questo è il motivo di un certo calo della squadra nella ripresa, senza però correre grandi rischi. Azzecca la formazione, la tattica, lo schieramento, la gestione della partita, i cambi ed i tre punti. “What else” (cit. George Clooney)

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