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Il Milan esce sconfitto con un secco 0-3 dalla partita di ieri con l’Atalanta ma si laurea campione d’inverno con 43 punti grazie al contestuale pareggio dell’Inter a Udine (0-0). E questo risultato parziale che non assegna nulla ai rossoneri ne determina però una ritrovata competitività da confermare nel prossimo girone di ritorno.

Milan, Ibra e non solo

Il girone di andata dei rossoneri ha evidenziato come la squadra sia riuscita a uscire dalla Ibra-dipendenza. Lo svedese ha giocato con quella di ieri 9 partite di campionato, poco meno della metà rispetto alle 19 totali. Zlatan, 12 goal in 9 partite, si è trasformato da parafulmine a straordinaria aggiunta di un gruppo che ha macinato gioco e punti anche e soprattutto senza lo svedese. Il lavoro psicologico e mentale fatto dal numero 11 ha prodotto dunque l’effetto sperato: il Milan ora è una squadra che crede fortemente nelle proprie qualità.

Alzare l’intensità

Le uniche due sconfitte del Milan in campionato con Juve e Atalanta (affrontate comunque con pesanti assenze) hanno però fatto emergere quale sia l’ultimo fondamentale passo che il Diavolo deve compiere: tenere i ritmi alti per tratti più lunghi di partita e diventare così una squadra di cabotaggio europeo. L’obiettivo è quello di tornare in Champions e misurarsi con squadre che la disputano da alcuni anni può servire a capire dove migliorare.

Percorso giusto

Al netto di queste valutazioni si può dunque concludere che il percorso intrapreso dalla società milanista è quello giusto, il primo tassello di un ritorno ai fasti che blasone, storia e bacheca meritano. Aldilà dell’esito della singola partita è a visione d’insieme che lascia ben sperare e fa vedere una luce radiosa dopo anni di buio profondo. Maldini e Ibra possono sorridere: la via che hanno deciso di percorrere contro tutto e tutti sta dando i sui frutti.

Milan
Zlatan Ibrahimovic