IL TECNICO FRANCESE COMPIE OGGI 69 ANNI

Raymond Domenech è nato il 24 gennaio del 1952 da padre spagnolo originario della Catalogna, rifugiatosi in Francia durante la dittatura di Franco. Ha due figli, nati dalla relazione con la giornalista sportiva Estelle Denis, alla quale chiese la mano pubblicamente durante un programma televisivo.
È tornato alla ribalta della cronaca calcistica perché, all’età di 68 anni, è stato ingaggiato come allenatore del Nantes.
27 anni dopo il termine della sua esperienza con il Lione e 10 anni dopo l’addio alla panchina della nazionale francese, il 26 dicembre 2020 ha firmato un contratto con il club francese fino al termine della stagione.

DEROGA PER POTER ANCORA ALLENARE

Prima di poter accettare l’offerta ha dovuto, tuttavia, chiedere una deroga all’UNECATEF, ente da lui stesso presieduto, pochi anni dopo un rifiuto opposto a un analogo provvedimento chiesto da Claudio Ranieri, allora 65enne, ingaggiato per guidare proprio il Nantes.
Era il 2017 e Domenech si era espresso in maniera negativa sul fatto che un tecnico così anziano potesse allenare in Ligue 1. “Non concederemmo la deroga neanche se fosse un tecnico francese“, dichiarò in quella circostanza. In seguito lui e l’associazione allenatori decisero di fare marcia indietro e quel precedente si è rivelato favorevole per lo stesso Domenech.

DOMENECH CALCIATORE

Domenech debuttò nel 1969 come difensore nel Lione, squadra con la quale nel 1973 vinse la Coppa di Francia. Passato allo Straburgo, vinse il campionato nel 1979 per poi fare la spola tra Paris Saint-Germain e Bordeaux prima di terminare la propria carriera nel Mulhouse, squadra dove fece anche le sue prime esperienze come allenatore.

ATTORE, BAGARINO E ASTROLOGO

La storia di Domenech è fatta di calcio sicuramente, ma anche di aneddoti di teatro, astrologia e di accuse di bagarinaggio. Un personaggio controverso se si pensa che non hai mai nascosto di essersi affidato anche all’allineamento degli astri per scegliere i convocati e la formazione migliore da mandare in campo. Nota la sua avversione nei confronti dei giocatori nati sotto il segno dello Scorpione. 
Nel suo curriculum vanta anche ruoli di attore teatrale e comparsa in qualche film.
Meno piacevole, invece, l’episodio accaduto nel 1994 a Boston, quando venne accusato di bagarinaggio da due agenti in borghese a cui provò a vendere a metà prezzo due biglietti che la Federazione francese gli aveva consegnato per assistere alla partita Bolivia-Corea del Sud, ai tempi in cui era ct dell’Under-21. 

AVVERSIONE AZZURRA 

Domenech, che dal 2004 al 2010 è stato il ct della nazionale francese, non ha mai nascosto la sua avversione per l’Italia. Anche perché gli azzurri gli hanno spesso regalato cocenti delusioni. 
La più grande, sicuramente, quella del Campionato del Mondo del 2006, quando Cannavaro e compagni salirono sul tetto del mondo battendo ai rigori proprio la sua Francia. Ma non fu l’unica. 
Da ct dell’Under-21 fu eliminato per ben 3 volte dall’Italia: agli Europei del ‘94 e del ‘96 in semifinale e nello spareggio del ’99 a Taranto. In palio un posto per le Olimpiadi di Sidney 2000. Nello Stadio Iacovone stracolmo di spettatori si giocava il ritorno: l’andata era finita 1-1. Gli azzurrini, allenati da Tardelli, ribaltarono il vantaggio di Henry, grazie alle reti di Comandini Pirlo, autore di una magistrale punizione nel secondo tempo supplementare. Sconfitta mai digerita, dal momento che a distanza di anni accusò l’arbitro del match di essere stato corrotto, provocando grande imbarazzo nei vertici calcistici francesi.

LA NAZIONALE FRANCESE E GLI AMMUTINAMENTI

Incapace di gestire la squadra, sia in campo che fuori, il tecnico francese si è reso spesso protagonista di episodi incresciosi.
Durante le qualificazioni per il Campionato del Mondo in Sudafrica, il 4 settembre 2009, alla vigilia della decisiva partita contro la Romania, i giocatori misero in atto un vero e proprio ammutinamento nei suoi confronti. Il capitano Thierry Henry dichiarò: “Sono da 12 anni in Nazionale e non ho mai vissuto questa situazione. Non sappiamo come metterci, come organizzarci. Non sappiamo che fare”. 
La sua avventura alla guida della nazionale francese, l’ultima in ordine temporale su una panchina, si concluse nel peggior modo possibile proprio durante il Mondiale del 2010 sudafricano. La federcalcio francese escluse dalla squadra l’attaccante Nicolas Anelka, colpevole di aver insultato Domenech durante l’intervallo della partita contro il Messico. La squadra, a seguito della decisione di allontanare l’attaccante, decise di saltare una seduta di allenamento in segno di solidarietà nei confronti del compagno. La Francia uscì nella fase a gironi. Una disfatta.
Domenech tornò a parlare del clamoroso episodio sul suo libro “Da solo“, uscito nel 2012, in cui accusa Anelka di avere “distrutto” il gruppo.

DICHIARAZIONI SPINOSE E INOPPORTUNE

Negli ultimi vent’anni Domenech si è distinto per le dichiarazioni al vetriolo rilasciate nel corso di numerose interviste e sui suoi canali social.
Convinto di poter fare a meno di tutti, anche dei suoi stessi giocatori, recentemente, durante la conferenza stampa per il mancato arrivo a Nantes di Jean Lucas, ha dichiarato: “Lucas va al Brest, punto. Mi sarebbe piaciuto prendere Maradona, ma è morto“. Una battuta di pessimo gusto che ha immediatamente catturato l’attenzione dei social e della stampa mondiale.
Il tecnico era già finito nell’occhio del ciclone lo scorso agosto, quando aveva attaccato Gasperini (e tutti gli allenatori italiani) dopo Atalanta-Psg di Champions League. “Grazie a Gasperini per i cambi effettuati nel finale. Questa partita dimostra che la leggenda che gli allenatori italiani siano i più bravi tatticamente resta solo una leggenda. Tuchel ha avuto la meglio“, aveva dichiarato. Peccato, però, che i precedenti contro gli azzurri non gli siano mai stati favorevoli.

PROVOCAZIONE AI TEMPI DEL COVID

Provocatoria e di dubbio gusto la foto che ha postato su Twitter nel marzo 2020 prima del match d’andata degli ottavi di finale di Champions League tra Lione e Juventus. Un’immagine in cui il tecnico indossa una mascherina, accompagnata dalla frase “Pronti a vedere Lione-Juventus“, con un apparente riferimento alla situazione legata all’emergenza covid nel nostro Paese in quel momento.

Personaggio difficile, nel corso della lunga carriera gli è mancata soprattutto la dote di leader trascinatore. Sin dal principio. Si racconta, infatti, che alla sua prima esperienza in panchina, al Mulhouse, da player-manager di 35 anni, avesse ordinato ai suoi di correre in una foresta dell’Alto Reno: “Seguitemi!”.
Dopo pochi minuti di salita per i boschi si accorse di essere rimasto, ironia della sorte, solo.