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Serviva vincere e così è andata, anche se il come può lasciare a desiderare: la Roma batte lo Spezia con un pirotecnico 4-3 e riparte dopo una settimana da incubo, inziata con il derby perso e passata per l’eliminazione in Coppa Italia, più varie ed eventuali crisi di spogliatoio con relativi faccia a faccia ancora tutti da chiarire.

Da par suo lo Spezia è stato bravo a sfruttare tutte le nevrosi dei giallorossi, dimostrandosi squadra capace di far soffrire chiunque proprio per la sua capacità di capitalizzare al massimo le occasioni che le vengono concesse oltre a una buona chimica di gioco, anche se in questo caso la Roma ci ha decisamente messo del suo con errori grossolani su due dei tre gol ospiti.

Frenetica, vogliosa di espellere tutte lo tossine di una settimana cancerogena, nelle fasi iniziali la Roma è arrembante in fase offensiva ma non riesce ad essere equilibrata, con una fase difensiva decisamente rivedibile: Borja Mayoral risponde alle critiche piovutegli addosso dopo la disastrosa partita di coppa Italia aprendo le marcature, grazie ad un assist al bacio di Lorenzo Pellegrini, capitano coraggioso sceso in campo con una vistosa fasciatura.

L’insicurezza dei giallorossi è tuttavia evidente perché allo Spezia basta affacciarsi dalle parti di Pau Lopez per mandare nel panico la difesa: se poi il portiere spagnolo decide di respingere un diagonale innocuo sui piedi di Piccoli invece di farlo suo, il pareggio è una logica conseguenza.

La ripresa, come è normale aspettarsi, vede la Roma aggredire lo Spezia e la partita sembra incanalarsi su binari certi quando i giallorossi assestano due colpi che sanno di K.O. nell’arco di tre minuti: prima Borja Mayoral trafigge per la seconda volta Provedel con un diagonale dal limite dell’area e dopo due minuti Karsdorp è bravo a stringere verso l’area e a raccogliere l’assist di Spinazzola, meraviglioso nel vedere l’olandese e servirlo al meglio.

Fonseca esulta come non mai e la partita sembra chiusa ma a questa Roma basta poco per far riaffiorare incubi e fantasmi: passano appena cinque minuti dall’uno-due romanista e Farias si mette in tasca Kumbulla con un cambio di direzione in area, prima di trafiggere Pau Lopez.

Con la partita riaperta gli ospiti cominciano ad avanzare e la Roma perde, se possibile, altra sicurezza fino all’errore che nessuno si aspetta: Smalling tradisce al 90′ su un pallone da mandare più lontano possibile mancandolo clamorosamente e Verde, tutto solo davanti al portiere, segna il suo secondo gol da ex in meno di una settimana.

Il 3-3 al 90′ ha i connotati dello psico-dramma, un colpo che può avere l’effetto di un terremoto in un ambiente, quello romanista, che è diventato una polveriera: nessuno vuole che questo accada e la Roma si riversa in avanti disperatamente trovando l’incredibile ed insperato gol vittoria con Pellegrini, che si erge a manifesto della liberazione sbattendo sotto la traversa un assist rasoterra a centro area di Bruno Peres.

La corsa del capitano giallorosso, rincorso nell’esultanza da tutta la squadra compreso Fonseca, staff tecnico e qualche magazziniere, è acqua su un fuoco che stava diventando incendio, un urlo che trapassa Roma e regala un minimo di tranquillità all’ambiente.