il ritorno

Lo scorso 12 gennaio, grazie ad un gol di Paul Pogba, il Manchester United espugnava Burnley e si prendeva la vetta solitaria in Premier League. Evento da sottolineare visto che i “red devils” non erano in cima alla classifica, almeno a questo punto della stagione, dal 2013, ultimo anno con Alex Ferguson in panchina chiuso con l’ultima Premier vinta. Lo United chiudeva per il 22esimo anno di fila (22, avete letto bene) tra le prime tre del campionato inglese ma da quel momento è cominciato il declino del club più vincente d’Inghilterra.

Sulla panchina dell’Old Trafford in quasi sette anni si sono succeduti Moyes, Giggs, Van Gaal, Mourinho e Solskjaer. Gli unici lampi sono arrivati col portoghese al comando: nel 2016-17 sono arrivate tre coppe (Community Shield, Coppa di Lega ed Europa League) ma è stato un fuoco di paglia. Con Solskjaer si è ripartiti (quasi) da zero e ad inizio novembre anche l’avventura del norvegese sembrava al capolinea.

Dal Basaksehir al primato in Premier

Lo scorso 4 novembre, infatti, una prestazione sciagurata, soprattutto dal punto di vista difensivo, del Manchester United si concretizzava in una clamorosa sconfitta sul campo dell’Istanbul Basaksehir. Quei tre punti persi in Turchia si sono rivelati poi decisivi per il mancato approdo agli ottavi di Champions, il Man U a febbraio sarà impegnato in Europa League.

Ma da quella trasferta, preceduta peraltro dal k.o. interno con l’Arsenal in campionato, lo United è inaspettatamente risorto. Nove vittorie e due pareggi (contro Leicester e Manchester City) in Premier League hanno portato gli uomini di Solskjaer dalla seconda metà della classifica al primo posto in solitaria. Domenica pomeriggio, poi, è arrivato un altro pareggio, ma di grande valore: 0-0 a Liverpool e pazienza se ora il City è a -2 ma con una partita in meno. La notizia è che lo United è tornato ed è seria candidata al titolo in Premier League, come peraltro si può intuire dalle quote – crollate – dei migliori siti di scommesse recensiti su casinoonlineaams.com.

Ma quali sono stati i motivi di questa rinascita?

L’acquisto di Bruno Fernandes

Il portoghese, ex Udinese e Novara, è stato pagato un anno fa 72 milioni di euro ma è senza dubbio l’acquisto del 2020 in Premier League, probabilmente quello dell’anno in Europa, Haaland permettendo. Fernandes è un trequartista con numeri da attaccante, per capire il suo impatto in Inghilterra basti pensare che è stato eletto miglior giocatore del mese anche a dicembre, diventando il primo nella storia della Premier a conquistare il riconoscimento per 4 volte in un anno solare. Decisivo per la rimonta dello scorso anno, culminata col quarto posto agguantato all’ultima giornata, l’ex Sporting è l’uomo in più dei “red devils”

L’esplosione definitiva di McTominay

Lanciato da Mourinho, McTominay è cresciuto anno dopo anno fino alla definitiva consacrazione in questa stagione. Centrocampista totale, a 24 anni lo scozzese ha relegato Matic in panchina ed è pedina insostituibile nello scacchiere di Solskjaer: solido in interdizione, affidabile in costruzione, ha anche una buona vena realizzativa. E, quello che più piace ai tifosi del Man U, è un prodotto del vivaio. Sappiamo quanto sia forte l’esigenza del Manchester United di avere in campo giovani cresciuti nelle giovanili del club e McTominay è perfetto per far continuare la tradizione.

De Gea e Rashford

A tutto ciò va aggiunta la costanza di rendimento di De Gea, spesso criticato ma alla fine sempre tra i migliori portieri della Premier League, e la leadership di un “giovane vecchio” come Marcus Rashford. La punta della nazionale inglese è diventato un personaggio anche al di fuori del rettangolo di gioco, guidando la protesta contro il governo inglese per sostenere economicamente i bambini sfavoriti dalle conseguenze economiche, disastrose, del Covid. Il tutto senza smettere di risultare decisivo (14 gol e 8 assist fino ad oggi).

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