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Il Milan sbanca Sassuolo e si mantiene solitario in vetta alla classifica di Serie A con 31 punti dopo 13 giornate. E l’importanza della vittoria colta a Reggio Emilia, pesantissima soprattutto ai fini del morale, vale triplo se si pensa alle tantissime assenze a cui Pioli ha dovuto far fronte.

Ibrahimovic, Kjaer, Gabbia, Bennacer, Rebic e Tonali a gara in corso. L’intera spina dorsale più un paio di importanti alternative in reparti nevralgici come la difesa e il centrocampo. Eppure il Milan, questa banda di ragazzini terribili cresciuti in fretta sotto il carisma e la guida sferzante di Ibra, fa finta di niente, scende in campo e dopo 6 secondi va in goal col tanto criticato Leao.

Il portoghese mette a referto il goal più veloce della storia di tutti i campionati europei e batte il precedente record di Poggi di 8 secondi che durava da ben 19 anni. Ma non è questo importante risvolto statistico a impressionare maggiormente. Ciò che meraviglia di un gruppo partito a fari spenti e sopravvissuto ad una quasi ennesima rivoluzione societaria, è la spensieratezza consapevole con cui scende in campo.

Pioli, allenatore che non gode di grande stampa solo perché a 40 anni non ha deciso di farsi un trapianto di capelli, ha assemblato una squadra consapevole che sa andare oltre quelle che sono le assenze. La società dovrà dare una mano nel prossimo mercato di gennaio per dotare i rossoneri di quelle 2-3 alternative in più che serviranno per cullare l’obiettivo Champions.

Si, abbiamo scritto Champions. Perché Ibra e compagni non devono in alcun modo essere tirati dentro al tritacarne scudetto, obiettivo che secondo i più grandi opinionisti calcistici è una questione tra Inter e Juve.

E allora bene così. Perché il Milan, proprio come il calabrone, animale che non avrebbe la struttura adatta al volo ma non sapendolo vola lo stesso, non è attrezzato per vincere lo scudetto. Ma lui non lo sa. E continua, imperterrito, a vincere.