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La carriera di Marcelo Bielsa, tecnico di 65 anni, ha dato come risultato finora un palmares molto scarno. L’allenatore di Rosario ha vinto tre campionati argentini negli anni ’90 e un’Olimpiade nel 2004, non con una nazionale maggiore.

In Europa, si è dimesso tre volte (alla Lazio prima di iniziare), è stato esonerato una volta e, come miglior risultato in una prima divisione, ha ottenuto il quarto posto nel campionato francese. Non certamente un campionato di primissimo livello. Non vanno dimenticate tuttavia le prestazioni europee con l’Athletic Bilbao.

Alla guida della nazionale maggiore argentina, il miglior risultato nelle fasi finali di una competizione è stato la finale della Copa America nel 2004. Due anni prima, nel 2002, era invece clamorosamente uscito nel girone. Con il Cile ha invece raggiunto gli ottavi di finale.

L’aver accettato l’offerta del Leeds lo ha invece proiettato in una nuova dimensione. Alla prima stagione non è riuscito a raggiungere l’obiettivo promozione, mentre il secondo anno è arrivato al primo posto in Championship. Attualmente i Peacocks sono al 14esimo posto in Premier League. 11 giornate senza né infamia né lode.

Perché questo hype attorno a un tecnico che in tanti anni non ha vinto nulla di importante?

Mitomania? Fascino dovuto alla sua storia? Parole di Guardiola, che gli diede l’investitura di miglior tecnico al mondo? Certamente è tra i tecnici più originali al mondo. La sua metodica di allenamento è affascinante, così come sono affascinanti le sue uscite. Il tecnico argentino è inoltre uno studioso del calcio e un insegnante di calcio.

La verità è che Bielsa è stato trasformato in una figura a metà tra leggenda e mito. Personaggio sui generis sia dentro che fuori dal campo, mai banale, è un precursore tattico e un ispiratore di gioco. Marcelo Bielsa rimarrà un incompiuto, probabilmente non arriverà mai a guidare una big tantomeno a vincere in Europa.

Come ha scritto l’amico Lorenzo Orlando, Bielsa è un filosofo del calcio, vive il calcio come dovrebbe essere una cosa semplice e divertente. Ma con tanta disciplina e abnegazione. Se ne frega di quanto dice la gente, lui ha un’idea. Racchiude tutti i valori del calcio, tutta la poesia e il vintage di questo sport. Quando vedi Bielsa senti la sabbiolina delle canchas argentine. Cioè ti trasporta in una dimensione del Futebol diversa.

Ecco quindi spiegata la scelta della FIFA, magari all’insegna della mitomania, lontana dalla meritocrazia per quanto visto sul campo, però romantica. Rispetto a Bielsa hanno decisamente maggiori meriti Nagelsmann, lo stesso Gasperini (per citare due che non hanno vinto) oppure tanti vincenti, però il tecnico argentino, come da titolo del libro di Roman Iucht, è l’ultimo romantico.