Come ha dichiarato la Juve in una nota, “il reato ipotizzato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia è esclusivamente l’articolo 371 bis c.p.”. Come noto, la vicenda è relazionata all’esame di Luis Suarez presso l’Università degli stranieri di Perugia.

Paratici ha ricevuto quindi quello noto come “avviso di garanzia”. Il dirigente bianconero figura quindi nel registro degli indagati. Un atto che implica una fase di indagine e, per adesso, non sono previsti capi di imputazione. 

Questo il testo del primo comma dell’articolo: «Chiunque, nel corso di un procedimento penale, richiesto dal pubblico ministero o dal procuratore della Corte penale internazionale di fornire informazioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito, è punito con la reclusione fino a quattro anni».

Stante questa situazione, il coinvolgimento di qualsivoglia soggetto che rappresenta la Juve non rientrerebbe nella fattispecie di truffa o corruzione. Si configurerebbe, pertanto, falsa testimonianza nei confronti del PM. La Juve non rischia penalizzazioni. L’ipotesi più grave sarebbe una sanzione pecuniaria.

Si parla di responsabilità oggettiva, trattandosi di un tesserato della Juve, che ha agito in nome della società bianconera. Configurandosi tuttavia, di falsa testimonianza dinanzi a un pubblico ufficiale, si ricadrebbe nel diritto penale e non in quello sportivo. Il caso de quo è rubricato, pertanto, come “False informazioni al pubblico ministero o al procuratore della Corte penale internazionale”.

La storia rimane piuttosto intricata per Paratici, ma il coinvolgimento della Juve è meno grave rispetto a quanto riportato. Qualora venisse comprovata la responsabilità del dirigente bianconero, la pena sarebbe quella prevista dal succitato articolo. Essendo Paratici incensurato, e per altri motivi, un’eventuale pena detentiva (per adesso, ce ne corre!) verrebbe tramutata in sanzione pecuniaria.