Christian Eriksen è ormai un corpo estraneo in casa Inter. E questo avrebbe già del paradossale se si pensa che a gennaio scorso, meno di un anno fa, era stato accolto come l’uomo in grado di far fare il definitivo salto di qualità alla squadra nerazzurra. Il calciatore con cui colmare il gap con la Juventus e rendere più agevole il percorso in Champions. E invece…

E invece succede che Eriksen si scontra con la rigidità tattica di Antonio Conte, ancorato indissolubilmente a quel 3-5-2 nel quale il danese proprio non trova spazio. In un modulo che non prevede il trequartista, l’ex Tottenham ha faticato a ritrovare il giusto contesto in cui esprimersi al meglio delle sue possibilità. Da qui l’inevitabile prospettiva di una cessione nel prossimo mercato di gennaio.

Un finale triste, con Conte che riserva ad Eriksen solo pochissimi scampoli di partita, quasi a volergli mancare di rispetto. L’espressione può essere forte ma certamente non è immotivata. Siamo infatti convinti che il numero 24 nerazzurro fosse realmente l’uomo giusto per far svoltare qualitativamente il centrocampo dell’Inter, troppo spesso legato a uomini più di rottura che di costruzione.

Marotta ha avuto probabilmente la giusta intuizione. Il suo grande errore è stato quello di non ricordarsi di chi sedeva sulla panchina dell’Inter al momento della finalizzazione dell’affare con gli inglesi. Conte voleva Vidal (guarda caso arrivato pochi mesi dopo) e non poteva certo “accontentarsi” della sopraffina eleganza dell’ex Ajax. Inutile e decisamente stucchevole elogiarne la professionalità in ogni conferenza stampa se poi tale requisito viene brutalmente calpestato ad ogni partita.

Ora che i titoli di coda stanno per scorrere, resta forte l’amaro di quello che poteva essere e invece non è stato. L’illusione che si scontra con la dura realtà. In questo caso decisamente molto dura.