“Sono come Benjamin Button”. Definizione ormai inflazionata, ma che descrive bene la personalità di Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese è solito definirsi come il mitico personaggio interpretato da Brad Pitt, un essere umano aldilà del tempo e dello spazio. E per quanto possa sembrare assurda e inverosimile l’affermazione, i numeri del gigante di Malmoe sono lì a certificarlo.

Un alieno, Ibra. Coi suoi 10 goal in otto gare di campionato (11 se consideriamo anche quello nel primo preliminare di EL), sta trascinando il Milan in vetta al campionato. Eppure a luglio scorso ci aveva avvisato:”Se il prossimo anno sarò qui dal primo giorno vinceremo lo scudetto”. Un appello ai naviganti che sembrava adatto solo ad alimentare il suo smisurato ego. Zlatan invece ci credeva davvero. E sta proprio qui la grande forza del campione col numero 11. Convincere il gruppo che niente è impossibile, spingerlo oltre i propri limiti.

E farlo a 39 anni rende il tutto ancora più mistico e straordinario. Un giocatore che trascende il tempo stesso, capace di piegarlo a suo piacimento. Per gli amanti dei film della Marvel, un novello Doctor Strange. Impensabile credere a gennaio scorso, l’inizio dell’Ibra bis rossonero, ad un rendimento e ad un impatto di questo tipo.

L’ex PSG è stato il detonatore in grado di far scoccare definitivamente il talento inespresso di molti componenti della rosa rossonera. Un vero e proprio acceleratore di particelle. Pioli sa che con Ibra nulla è precluso. Inutile ipotizzare piazzamenti europei: con Zlatan si gioca per vincere. Soprattutto se ti chiami Milan. E dopo la vittoria di Napoli, a 10 anni di distanza dall’ultima firmata (guarda caso) sempre dal centravanti, sognare non è più precluso. Perche è proprio vero che Il tempo passa per non passare mai. Paradosso esilarante, ma non per Ibra. L’immarcescibile paradosso rossonero.