È stato spesso oggetto di discussione la questione riguardante le prolifere cessioni da parte dell’Atalanta. Si sa, la Dea nell’arco della sua storia si è sempre differenziata per il suo scouting. Basta pensare alle tante plusvalenze messe a segno negli ultimi anni. Un percorso da sogno iniziato ben dieci anni anni fa da parte della famiglia Percassi. Un modello funzionale ed unico, che ha fiutato talenti praticamente in tutto il mondo.

All’interno di queste grandi operazioni di mercato, l’occhio della critica si fossilizzava sulle prestazioni offerte dai calciatori, una volta lontani da Bergamo. Un tema questo che tiene banco tutt’ora, che di fatto col passare del tempo, ha fatto in modo che si andasse a creare un falso mito sulle cessioni da parte dell’Atalanta. Sono tanti gli esempi da poter prendere in considerazione.

Se analizziamo l’ultimo triennio, dal 2017 ad oggi, sono andate in porto numerose operazioni. Kessie e Conti al Milan(2017), nel 2018 Caldara e Cristante, il primo alla Juventus il secondo alla Roma. Nel 2019 Mancini (Roma), e nella breve finestra del 2020 Kulusevski alla Juvenus e Castagne al Leicester. A queste vanno aggiunte anche altre illustri cessioni, come Ibanez, Barrow, Petagna e Bastoni. Operazioni che complessivamente hanno portato ad una plusvalenza di circa 344 mln, senza mai indebolire la squadra.

Ma andiamo per ordine. Conti, pagato la bellezza di 30 mln dai rossoneri, fu criticato non poco. Molti dimenticano però il grave infortunio subito, Kessié invece è rimasto sempre sui livelli espressi a Bergamo, e non a caso oggi è un titolare inamovibile per Pioli. Caldara come Conti è stato più in infermeria che in campo, quindi esprimere un giudizio sull’operato del ragazzo resta complicato.

Cristante dopo un avvio timido in giallorosso si è ripreso anche la maglia azzurra, Mancini in coppia con Smalling ha confermato quanto di buono fatto vedere, chiudendo di fatto Ibanez che ha mostrato comunque di avere personaltà nelle volte in cui è stato chiamato in causa. Kulusevski si sta ritagliando i suoi spazi nella Juventus.

Mentre Castagne non sta facendo rimpiangere i 22 mln pagati dal Leicester. Barrow è un punto fermo degli undici di Mihajlovic. Petagna dopo le buone prestazioni alla Spal, ora è alla corte di Gattuso. Bastoni invece nella scorsa stagione ha tolto il posto ad un mostro sacro come Godin.

Dunque analizzando i singoli casi, possiamo dire che le cessioni operate dalla Dea negli ultimi anni, hanno portato calciatori pressoché sconosciuti, a misurarsi con delle realtà importanti senza mai sfigurare. Tutti stanno mostrando qualità e continuità. L’auspicio è che nessuno tiri più fuori il falso mito “all’Atalanta funzionano, fuori da sistema no”. Sarebbe opportuno guardare le partite con maggiore attenzione.