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Non c’è giorno in cui Ibra non faccia parlare di sé: dopo essersi abbattuto contro il Napoli appena due giorni fa, il gigante di Malmo ha rilasciato un tweet molto diretto ed eloquente rivolto alla EA, proprietaria della saga videoludica di FIFA che è il videogioco, calcistico e non, più venduto al mondo da anni.

Mettendo in mezzo anche FIFpro, gestore dei diritti di immagine dei calciatori per quanto riguarda i videogiochi, Ibrahimovic si è chiesto il perché non sapesse nulla riguardo il suo inserimento all’interno di FIFA.

Chi ha dato a FIFA EA Sport il permesso di usare il mio nome e la mia faccia? LA FIFPro? Non sapevo di essere un membro e se lo sono, mi hanno inserito con qualche strana manovra e senza il mio consenso esplicito. E di certo non ho mai dato il permesso alla FIFA o alla FIFPro di fare soldi usandomi. Qualcuno sta approfittando del mio nome e della mia faccia per tutti questi anni, è arrivato il momento di indagare.

Si prevede un braccio di ferro a tre: la EA Sport, forte di un accordo con Fifpro e avvalendosi anche di una particolare partnership con il Milan, siglato questa estate, non ha replicato ma pensa di essere nel giusto, mentre Ibra e il suo agente Mino Raiola sono sul piede di guerra per capire con chi prendersela.

La “rivolta di Ibra” potrebbe scatenare un pericoloso effetto domino in quanto molti giocatori di Serie A potrebbero muoversi contro FIFpro come lo svedese, portando a un crollo delle licenze riguardanti il nostro campionato, come già successo in Brasile dove i nomi dei giocatori sono fittizi.

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Ibra ritratto insieme ad Haaland e Cristiano Ronaldo in una delle copertine promozionali di FIFA 21

Non è un buon momento per la EA e per la serie di FIFA, già impegnata a fronteggiare due gravissime condanne per “induzione al gioco d’azzardo” che ne hanno vietato le microtransazioni sia in Belgio che in Olanda.

Il Fifa Ultimate Team, modalità di gioco che coinvolge milioni di videogiocatori in tutto il mondo, porta nelle casse della multinazionale canadese il 70% del fatturato totale grazie all’acquisto di pacchetti per trovare giocatori: un mercato da migliaia di milioni di euro spesi ogni anno.

La condanna nei Paesi Bassi, che ha definito il gioco “money grabber”, letteralmente “acchiappa soldi”, è stato vietato categoricamente perché pericoloso soprattutto per i giovanissimi, soggetti molto più inclini alla ludopatia e al gioco d’azzardo, un problema molto più grave dei diritti di immagine di Ibrahimovic.