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Abbiamo contattato in esclusiva Alessandro Jacobone, rinomato opinionista e profondo conoscitore del mondo Milan. Alessandro Jacobone è vicepresidente dell’Associazione “Milanisti 1899”, che è anche azionista del Club attraverso APA.

È seguitissimo sui canali social attraverso le sue pagine “Milanista Non Evoluto” che ha sostegno trasversale su tutte le piattaforme di divulgazione con oltre settantamila followers.

Equilibrato e lucido nelle sue analisi, Jacobone ha esplorato con noi tutto il mondo-Milan, dandocene una visione netta e definita, senza mai scadere nel fazioso e nel nostalgico.

Parliamo di Milan-Napoli, che domenica sera avrà sapore di alta quota, sembra di essere tornati a fine anni Ottanta, con le due squadre a contendersi la prima posizione…

«C’è sicuramente un aspetto romantico nel vedere queste due squadre, che hanno avuto una grande rivalità in quegli anni, contendersi le posizioni di testa. Non c’è una favorita perché hanno ambedue una matrice spettacolare e godono di tifoserie che viaggiano sulle ali dell’entusiasmo».

«Sarà molto importante l’approccio alla gara, perché se da una parte il Milan ha la sua identità ben definita, che si è vista anche nel pareggio contro il Verona, dall’altra c’è un allenatore come Gattuso, al quale ci lega un affetto infinito, che è forse l’interprete massimo per quanto riguarda il motivare i giocatori a ridosso degli incontri importanti oltre ad aver impostato un’ottima fase difensiva, grazie a Manolas e Koulibaly che garantiscono stabilità nonostante la spregiudicatezza del modulo, sarà importante lo scontro tra loro e Ibrahimovic».

«Napoli e Milan sono le squadre che hanno espresso il miglior calcio di questo inizio di stagione: il Napoli ha qualità importanti davanti con i vari Insigne, Mertens, Lozano che possono ribaltare la partita in qualsiasi momento mentre il Milan farà forza su un centrocampo forte, i cui interpreti Bennacer e Kessie sono in stato di grazia mentre sarà curioso vedere se Calhanoglu invertirà la sua tendenza calante, il che potrebbe essere un fattore importante. Le assenze di Rafael Leao da una parte e di Osimhen dall’altra dispiacciono a prescindere, perché ambedue avrebbero garantito una maggiore imprevedibilità con le loro ripartenze fulminee».

«La sosta ha permesso ai giocatori di staccare mentalmente ma questa è un’arma a doppio taglio perché bisognerà vedere quale delle due compagini rientrerà in clima campionato con maggiore efficienza. In sostanza, con questi interpreti, credo che saranno gli episodi a definire il risultato finale».

Ibrahimovic è ancora una figura catalizzante ed il suo impatto da quando è arrivato è stato estremamente positivo. Essendo ancora integro e decisivo nonostante i 39 anni, merita il rinnovo?

«Ibrahimovic è un atleta straordinario, quasi senza età a livello fisico, un giocatore trasversale che è patrimonio del calcio globale e non di una singola squadra, nonostante abbia detrattori che lo definiscono venale per me è semplicemente un professionista che fa benissimo il suo lavoro. In seguito alla sua prima cessione insieme a Thiago Silva, mi sono spesso domandato come sarebbe stato il Milan se fosse rimasto, tanto la sua presenza era trascinante. Il suo ritorno mi ha sorpreso, soprattutto a questi livelli: il suo carattere poteva valorizzare come distruggere una squadra che in quel momento era instabile. Ha convinto tutti, compreso il fondo Elliott, molto attento alle cifre anche in relazione all’età. Mi piacerebbe vederlo al Milan anche con un ruolo dirigenziale quando smetterà di giocare, potrebbe essere il raccordo tra società e campo. Credo che la società, relativamente all’anno prossimo, dovrebbe affiancargli una punta giovane molto forte, penso ad esempio a Luka Jovic, al quale lui potrebbe fare da tutor: insegnargli a sopportare il peso di una maglia storica, la numero nove, vestita da giocatori leggendari e che più di una volta ha schiacciato chi l’ha vestita».

Ci sono altri due rinnovi importanti da chiudere: Calhanoglu e Donnarumma sono pericolosamente in scadenza e a gennaio potrebbe accordarsi con altre squadre.

«Sono differenti situazioni e c’è da considerare che grazie ai risultati la società ha fatto un’inversione improvvisa e repentina, a parziale scusante di Maldini e Massara: il Milan doveva essere affidato a Rangnik che avrebbe dovuto di conseguenza gestire questi rinnovi».

«Una volta confermati, Maldini e Massara però non dovevano arrivare a ridosso dei fatidici sei mesi dalla scadenza di contratti così importanti: il loro potere si assottiglia ogni giorno di più e le richieste contrattuali da parte degli agenti tendono ad aumentare, facendo leva sulla possibilità di mandar via i loro assistiti a parametro zero».

«Calhanoglu è preoccupante perché Stipic, il suo agente, fa i suoi interessi senza valutare il momento particolare a causa della pandemia e soprattutto il fatto che il Milan ha supportato e talvolta sopportato un giocatore che per due anni è stato discontinuo, anche per motivi personali oltre che di collocazione tattica, pagandogli comunque un lauto stipendio. La riconoscenza non è del mondo del calcio, ma un minimo di pazienza verso una società e una tifoseria che hanno aiutato il suo assistito, valorizzandolo anche economicamente mi sembra il minimo. Stipic oltretutto dimostra anche mancanza di tatto, inimicando l’intero ambiente rossonero verso un giocatore che già non brilla per personalità, con richieste assurde che lo possono danneggiare anche nelle prestazioni in campo. Non tutti possono permettersi di fare il Raiola…».

A proposito di Raiola, parliamo di Donnarumma…

«Raiola, nonostante sia il più spinoso dei procuratori, ha l’esperienza che l’ha portato a essere anche uno dei più influenti: sa quando battere il ferro e quando avere pazienza: il rinnovo di Donnarumma arriverà, anche perché il giocatore non farebbe mai lo sgarbo alla squadra che ama di andarsene a parametro zero. In passato, con un Milan diverso, Raiola ha fatto gli interessi del suo assistito per garantirgli un salto di qualità: adesso è diverso, il progetto del Milan sta diventando appetibile e ingolosisce Donnarumma che non vorrebbe di certo andarsene sul più bello. C’è distanza sulla clausola rescissoria, Mino Raiola chiede l’inserimento a 30 milioni di euro, il Milan non vuole scendere sotto i 50, anche per tutelare l’investimento. In questo servirebbe una regola genere che definisca una base da cui partire per definire una clausola rescissoria, a tutela dell’investimento di un club: un moltiplicatore dell’ingaggio che stabilisca una base di partenza. Vuoi otto milioni di ingaggio? Si moltiplica per dieci e si ha una base di partenza di 80 milioni per la clausola rescissoria».

Nella bellezza di questo Milan stona un po’ la difficoltà di inserimento di Tonali. Cosa pensi delle qualità del giocatore?

«Tonali sta facendo lo stesso percorso di crescita di Bennacer, arrivato dall’Empoli e inserito gradualmente fino a diventare uno dei centrocampisti più incisivi e ambìti in ambito italiano e forse europeo. Se possibile, il delta di crescita di Tonali è addirittura superiore ma, a differenza del Brescia dove era cresciuto, era coccolato ed era capace di illuminare di luce propria tutta la squadra, al Milan la qualità è alta ed è ancora uno dei tanti. Personalmente ho il ricordo di Corini quando l’anno scorso, in una conferenza stampa nel post partita di Brescia-Milan in cui ero presente, parlando di Tonali aveva gli occhi di un uomo letteralmente innamorato, calcisticamente parlando, del proprio giocatore: non capita spesso e questo mi dà la garanzia che abbiamo in squadra un potenziale fuoriclasse che ha solo bisogno di ambientarsi e di adeguarsi ad una grande squadre prima di sprigionare le sue indiscusse qualità».

Se il Milan dovesse mantenere le posizioni di testa, dove pensi possa intervenire nel prossimo mercato per dare il definitivo colpo di reni e attestarsi davanti a tutte?

«In questo momento la priorità è un altro difensore centrale di livello, ma non solo: mentre in estate molti pensavano che servisse un esterno destro di livello al posto di Castillejo, con l’esplosione di Brahim Diaz io continuo a pensare che serva una punta giovane che possa far tirare il fiato ad Ibrahimovic. L’ho affermato anche quest’estate non raccogliendo particolare seguito ma penso che ad esempio a Luka Jovic, preso con una formula di prestito con diritto di riscatto, che sarebbe un giocatore importante da far crescere sotto l’ala di Ibrahimovic, dando il suo apporto in caso di defezione dello svedese senza troppi riflettori puntati addosso per poi gradualmente prenderne il posto in ottica futura. Del resto il fondo Elliott investirebbe per arrivare ad un obiettivo, la Champions, che pronti-via garantisce 50 milioni di euro: non sono pochi».

 

Simone Voccia