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Nella partita contro il Venezuela, il Brasile ha vestito una maglia ispirata a quella della squadra vincitrice dei Mondiali di Messico ’70. Ma scopriamo la storia della maglia della Seleção. All’inizio non era gialla…

Ci sono sconfitte che non vengono mai dimenticate. Certe cicatrici rimangono indelebili a prescindere da quanto tempo passi, da quante vittorie possano arrivare in seguito e da quante altre dolorose sconfitte una squadra possa soffrire. Certe sconfitte restando indelebili nella memoria di tutti a causa del modo in cui sono avvenute.

Una sconfitta che rientra in questa descrizione è quella di quel fatidico pomeriggio del 16 luglio 1950 patita dal Brasile al Maracana. Il gol di Alcides Ghiggia che ha ribaltato il punteggio e ha incoronato l’Uruguay Campione del mondo per la seconda volta nella sua storia ha rappresentato lo stimolo per il Brasile calcistico per ripensare la sua intera esistenza.

L’intera nazionale cadde in una profonda depressione. I calciatori che scesero in campo furono esposti al pubblico ludibrio fino alla fine dei propri giorni e il portiere, Moacir Barbosa, fu condannato all’eterno ostracismo e all’eterna umiliazione, in quanto capro espiatorio principale di quanto successo. Tale fu il lutto che pervase tutto Brasile che anche il colore della maglia divenne un problema. Per cancellare qualsiasi simbolo che evocasse quella fatidica data in cui la nazionale, di fronte al suo popolo, non riuscì a conquistare il Mondiale, fu deciso di togliere il bianco dai colori della nazionale.

La Confederazione Brasiliana dello Sport – predecessore dell’attuale Confederazione Brasiliana di Calcio, fondata nel 1979 – organizzò una votazione a tal riguardo nel 1953 con la collaborazione del quotidiano Correio da Manhã. Lo scopo era quello di far abbandonare alla Seleção i colori che aveva indossato sin dall’esordio, avvenuto nel 1914, con l’eccezione del periodo tra il 1916 e il 1919, quando invece indossava una divisa a strisce gialle e verdi.

 

Secondo il Correio da Manhã, quotidiano di Rio de Janeiro pubblicato dal 1901 al 1974, la divisa bianca soffriva di “un vuoto psicologico e morale”. Veniva criticato il fatto che il bianco non rappresentasse il Paese, che non mostrasse un’identità nazionale sufficiente per poter essere il colore del Brasile in campo. Per molti tifosi, invece, il problema era che il bianco era diventato un colore maledetto nella loro nazione.

Per questo motivo, si decide di rifare ex novo la camisola. L’unico requisito previsto dal concorso era che la divisa doveva avere i quattro colori della bandiera brasiliana: verde, giallo, blu e bianco. Più di 300 candidati presentarono i loro disegni alla Confederazione Brasiliana dello Sport per dare nuovi colori alla divisa della Seleção. E, tra tutte le proposte, vinse quella di un giovane disegnatore di un giornale locale della città di Pelotas, nella regione del Rio Grande do Sul, a circa 160 km dal confine con l’Uruguay.

All’età di 18 anni, Aldyr Garcia Schlee, di origini tedesche, il vincitore del concorso, disegnava le immagini delle pagine sportive del piccolo giornale dove lavorava. Al concorso indetto dal Correio da Manhã presentò il proprio lavoro senza particolari aspettative.

«Ero semplicemente scandalizzato dalla loro pretesa di voler utilizzare tutti i colori della bandiera nazionale. Fino a tre colori va anche bene, ma quattro è davvero ostico. Nessuno usa quattro colori e poi i quattro colori della bandiera sono tinte che non stanno bene assieme. Come si fa ad accostare il bianco e il giallo su una maglia! Ti vengono fuori i colori del Vaticano».

Foto: Paulo Rossi/Folhapress, ESPORTE

 

Di fronte alla difficoltà di creare una divisa esteticamente attraente mescolando colori come il verde o il blu – cosa difficile – l’illustratore realizzò un centinaio di bozze, prima di presentare la versione definitiva. La divisa doveva essere prevalentemente gialla. Nessuna striscia, né verticale né orizzontale. E l’unico colore che sarebbe calzato a pennello sarebbe stato il verde per coprire il colletto e le maniche. Gli altri due colori della bandiera avrebbero occupato gli altri due componenti della divisa. Blu per i pantaloni e bianco per i calzini.

Alberto Lima, membro della giuria e appartenente all’associazione brasiliana di Belle Arti, asserì che la distribuzione dei colori di Aldyr Schlee era la più armoniosa. Oltre al premio in denaro, il giornale offrì ad Aldyr un anno di stage e lo fece trasferire a Rio. Il verdeoro divenne quindi realtà.

Il 14 marzo 1954, lo stesso Maracana, che quattro anni prima aveva visto la sua nazionale cadere contro l’Uruguay nella partita decisiva per la vittoria dei Mondiali, ospitò la sfida tra il Brasile e il Cile, vinta dai padroni di casa per 1-0. La divisa verdeoro debuttò ai Mondiali del 1954. Quel torneo non fu fortunato per il Brasile, eliminato ai quarti, ma il successo sarebbe presto arrivato.

Un giovanissimo Pelé si prese le luci della ribalta conducendo la Seleção alla vittoria nel 1958 e il Brasile concesse il bis nel 1962. Dopo il deludente Mondiale 1966, il Brasile tornò a vincere nel 1970.

Brasile
La maglia del Brasile contro il Venezuela, ispirata a quella della mitica squadra del 1970

 

Giovedì 15 novembre 2018, a una settimana dal suo 84° compleanno, la fiamma di Aldyr Garcia Schlee si spense per sempre dopo sei lunghi anni di lotta contro un tumore. Il destino, a volte bizzarro e a volte gentile, ha voluto che quel giovane illustratore, che poi sarebbe stato anche scrittore, insegnante e giornalista, ricevesse un ultimo omaggio.

Brasile e Uruguay avrebbero disputato un’amichevole all’Emirates Stadium il giorno dopo la sua morte. Prima del fischio di inizio, entrambe le squadre si allinearono sul cerchio centrale per osservare un minuto di silenzio in sua memoria. Tutti ad omaggiare un brasiliano che aveva creato la divisa che il Brasile avrebbe indossato per gli anni a seguire la sconfitta contro l’Uruguay.

Sorpresa finale: Aldyr Schlee, nativo di Jaguarão, città al confine con l’Uruguay, è sempre stato tifosissimo della nazionale celeste e ha rivelato di aver goduto per la vittoria del “suo” Uruguay al Maracanà. Il calcio non smetterà mai di sorprenderci.

Vincenzo Di Maso