Questo il principio giuridico applicato dal giudice di primo grado e poi confermato dal giudice di appello:

“Quando il soggetto si sia posto, volontariamente e preordinatamente, nelle condizioni di non fare una cosa, non può, poi, invocare, a propria scusante, la sopravvenienza di una causa successiva”

In sostanza, secondo entrambi i giudici sportivi, l’istituto, nato dai tempi del del diritto romano, del cd. “factum principis”, cioè dell’ordine cogente della pubblica autorità, non può essere invocato a propria discolpa da chi, prima dell’ordine stesso, si mette preordinatamente nelle condizioni di non fare la cosa dovuta.

Ma tale causa di non applicazione del predetto istituto non ha alcun fondamento nel diritto civile delle obbligazioni e dei contratti, e men che mai in quello del diritto penale, nè ha alcun fondamento o sostegno in leggi dello stato, civili, penali e financo federali dello sport, ma è stata coniata, per la prima volta, dai predetti giudici sportivi, proprio e solo per rigettare il ricorso del Napoli.

Ma quel che è più grave è che tali assunti fanno a pezzi millenni di civiltà giuridica, che è pacifica nell’evidenziare la natura oggettiva del factum principis, cioè la sua capacità di dispiegare i suoi effetti autoritativi e vincolanti al di là delle intenzioni pregresse delle parti destinatarie.

L’ordine della pubblica autorità dispiega i suoi effetti, anche impeditivi delle azioni dovute degli amministrati, a prescindere dalle loro supposte recondite intenzioni.

È così da millenni, ma, a quanto pare, non per il caso Juventus-Napoli…

In uno dei passaggi motivazionali, il giudice sportivo di appello, per giustificare la sua decisione, invoca un principio, tipico del diritto penale, della cd. “actio libera in causa”.

Purtroppo, il collega, evidentemente non è un penalista.

L’art. 85 comma 1° cp, in modo rigido e deciso, stabilisce che nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. Il comma 2° specifica che è imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere.

L’art.87 cp, rubricato “stato preordinato d’incapacità di intendere e di volere”, stabilisce, però, che l’art.85 c.p. non si applica a chi si è messo nello stato di incapacità di intendere o di volere al fine di commettere un reato o prepararsi una scusa.

Alla luce di ciò, il soggetto sarà considerato a tutti gli effetti imputabile -e dunque sottoposto a pena- se l’incapacità non deriva da colpa o da un atto semplicemente volontario, bensì è stata specificatamente preordinata allo scopo di commettere il reato. Infatti, in tale ipotesi, il reo si è autoprocurato lo stato di incapacità o “per darsi coraggio” e, dunque, commettere un reato che non sarebbe riuscito a commettere in condizioni di lucidità (“al fine di…”), oppure per poter addurre, dopo la commissione, la propria condizione per giustificare il proprio operato e sottrarsi alla punibilità (“prepararsi una scusa”).

Ciò premesso, anche uno studioso del primo anno di diritto penale comprende la differenza tra la causa di forza maggiore , che è una causa di giustificazione, da una causa di imputabilità quale è la incapacità di intendere e di volere.

Si tratta, quindi, di istituti completamente diversi, la cui disciplina non può essere analoga, né possono applicarsi, quindi, le cause di esclusione di applicabilità previste per l’ipotesi della non imputabilità alla ben diversa ipotesi della causa di forza maggiore!

Anche un profano del diritto può comprendere, invero, che una cosa sono le vicende che attengono alla persona del reo, quale il suo stato di incapacità di intendere e di volere più o meno da lui artatamente procurato, da quelle che attengono a fatti esterni alla sua persona, cioè a fatti che prescindono da qualsiasi volontà o motivo recondito sotteso alla sua condotta.

Quando sopravviene una causa di forza maggiore, questa prescinde dalla volontà o meno del reo di preordinarsi una scusa, per il semplice motivo che la sua applicazione nel mondo del diritto non “dipende” in alcun modo da lui!