Il Milan di Sacchi è una delle squadre più forti di tutti i tempi e vide la sua epopea iniziare nella stagione 1988-1989. Fu l’annata della vittoria della prima Coppa Campioni da parte di Arrigo Sacchi e della sua incredibile squadra. Nonostante i domini pazzeschi in semifinale e finale, ottavi e quarti non furono facili.

Proprio gli ottavi, giocati contro una Stella Rossa fortissima e agguerritissima, si rivelarono durissimi. A seguito della seconda Guerra Mondiale, molti calciatori straordinari sono stati trascurati, o addirittura ignorati, semplicemente perché non era possibile vederli. Tenendo presente che era raro vedere calciatori stranieri in tutti gli anni ’60, era praticamente impossibile vedere molti grandi giocatori dell’Europa dell’Est a causa della natura isolazionista dei Paesi sovietici.

Anche verso la fine del dominio sovietico, molte grandi squadre sono state ignorate o dimenticate. Una di queste squadre dell’Est, ingiustamente dimenticate, è la Stella Rossa di Belgrado, vincitrice della Coppa dei Campioni 1991, che sconfisse il Marsiglia in quella finale. E tre anni prima mise in grossa difficoltà il Milan di Sacchi in un match sotto la nebbia. Il calcio è anche epica, oltre che storia.

Quel match fu una vera epopea e si disputò in 2 giorni. Il Milan aveva pareggiato all’andata 1-1 contro la Stella Rossa. Il tridente dei serbi composto da Stojkovic, Savicevic e Prosinecki metteva paura. Anche una difesa con Baresi andò in difficoltà. Savicevic segnò il gol del vantaggio per gli jugoslavi. Il Milan fu salvato da un provvidenziale nebbione di omerica memoria. In quel match fu espulso Virdis e al minuto ’57 l’arbitro tedesco Pauly, alla sua ultima direzione di gara internazionale, fu costretto a sospendere il match.

Il regolamento dell’epoca prevedeva il recupero il giorno successivo. La partita ebbe luogo alle 14 con un clima decisamente migliore. La gara fu violentissima e il Milan vinse ai rigori. In quella battaglia di Belgrado, Roberto Donadoni se la vide brutta. Ricordiamo l’episodio attraverso le parole sue e di Ruud Gullit.

Ricorda Gullit: “Vi racconto di Belgrado, ottavi di Coppa dei Campioni, novembre 1988. Il mio fisioterapista personale arriva con un aereo privato e mi tratta per risolvere un problema muscolare. Io provo a correre nei corridoi dell’albergo e lui dice che posso giocare, ma solo 45-50 minuti. Questo però lo sapete. In campo Donadoni  prende quel colpo e gli altri pensano sia quasi morto. All’intervallo negli spogliatoi sentiamo un annuncio con l’altoparlante in slavo, poi i fischi del pubblico. Quando l’altoparlante ripete in italiano, capiamo: lo speaker ha detto che Donadoni è fuori pericolo e i tifosi hanno fischiato questo. Ci ha dato una rabbia, una carica, abbiamo vinto anche per questo. Alla fine, quando un loro dirigente è venuto sul nostro bus per scusarsi, lo abbiamo mandato via”.

E Donadoni: “Ricordo che non riuscivo ad aprire la bocca per la frattura alla mandibola e ricordo qualcuno, un signore che era caduto dal secondo o terzo piano ed era ricoverato con me, che mi spruzzava un po’ di mandarino in bocca per sostentarmi e farmi bere un po’. Ci sentimmo ancora per qualche tempo con questo signore poi ci perdemmo di vista”.

Il tutto fu causato da uno sconto terribile con il difensore avversario Refik Sabanadzović. Donadoni rimase parecchie settimane lontano dal terreno di gioco, ma al suo ritorno contribuì al trionfo del Milan.