Juve, Inter, Atalanta e Lazio giocano tutte con la difesa a tre. Sono le quattro squadre italiane ai gironi di Champions. Tra queste, quella che si è comportata meglio è stata finora la Lazio, che tra l’altro ha un girone meno complicato.

Inter, Juve e Atalanta hanno tutte e tre avuto almeno un match dove hanno concesso tantissimo agli avversari. La Juve è stata in balia del Barcellona, l’Inter si è fatta infilare da Gladbach e Real, l’Atalanta è andata in grossa difficoltà difensiva contro Ajax e Liverpool

Perché questi problemi con la difesa a tre

La difesa a tre non è di per sé peggiore rispetto alla difesa a quattro. Prima di addentrarci in qualsiasi discorso, è bene chiarirlo. Nessun modulo o schieramento è di per sé migliore o peggiore di un altro. È un po’ il discorso delle aperture e delle difese negli scacchi. Ci sono magari delle aperture o difese che si insegnano ai principianti e non sono più riproposte. Nel calcio, non sarebbe certo il caso della difesa a tre.

Inter, Juve e Atalanta stanno avendo difficoltà con questo schieramento per motivi diversi.

L’Inter

D’altronde la difesa a tre dell’Inter dello scorso anno funzionava decisamente meglio. Conte ha trovato l’equilibrio nelle ultimissime giornate di campionato e in quelle di Europa League. Ad agosto giocava con Godin centro-destra, Gagliardini mediano e D’Ambrosio esterno di fascia. C’era pertanto uno schermo davanti alla difesa che, per quanto criticato e criticabile, riusciva a bloccare linee di passaggio e a recuperare palloni. Godin non era velocissimo ma sapeva leggere le azioni avversarie. D’Ambrosio è un terzino difensivo, pertanto non aveva problemi nelle diagonali.

Quest’anno le cose sono cambiate. Hakimi è un esterno che ama attaccare e che ancora deve apprendere i dettami in fase difensiva. D’Ambrosio commette sbavature come centrale nella difesa a tre, mentre ha giocato spesso Kolarov, a cui mancano basi difensive. Con Vidal e senza Gagliardini, c’è un calciatore che corre, ma che non fa da frangiflutti. Da qui le difficoltà.

Il gol di Rodrygo è l’emblema di queste difficoltà. Mendy ha trovato un corridoio facile per Valverde, il centrocampista ha poi effettuato un filtrante per Vinicius, sfruttando l’errore posizionale di D’Ambrosio. I centrocampisti, già distanti a inizio azione, non sono riusciti a tornare, pertanto, il brasiliano non ha avuto problemi nello scarico per il connazionale Rodrygo.

L’Atalanta

Le difficoltà dell’Atalanta sono presto spiegate: la squadra non corre come prima. Gli uomini di Gasperini avevano fatto le proprie fortune con l’intensità e la velocità. La fase difensiva è sempre stata un punto molto debole, ma in questo momento le difficoltà sono esacerbate. Gasperini ha sempre accettato gli uno contro uno difensivi, puntando sui vantaggi che ne sarebbero derivati. Senza l’assistenza degli altri compagni, i centrali, già di per sé non eccelsi, vengono esposti a veri e propri mis-match.

Senza De Roon e Gosens, due elementi fondamentali per entrambe le fasi, l’Atalanta è naufragata. Contro il Liverpool, e vista la condizione, non sarebbe cambiato molto neanche con la loro presenza. L’olandese e Freuler formavano un’ottima cerniera, mentre Hateboer aiutava il centrale di destra. Contro il PSG, l’Atalanta soffrì atleticamente, ma l’olandese fu straordinario anche in fase difensiva. Contro i Reds, la difesa è stata lasciata alla mercé delle giocate dei campioni che ha a disposizione Klopp.

In mezzora gli Oroboci hanno perso ben 60 palle. La condizione fisica approssimativa e la perdita di coesione sono state determinanti in tal senso. Come successo all’Inter, si è creato continuamente il problema del riposizionamento.

Data l’impossibilità di effettuare un pressing armonico e sincronico, l’Atalanta ha patito le pene dell’inferno con i movimenti delle punte. La squadra di Klopp ha giocato altissima e gli Orobici hanno pressato troppo poco. Le difficoltà tattiche di Mojica e Pasalic (decisamente più offensivo quest’ultimo) hanno creato delle voragini, esponendo la difesa a uno contro uno sanguinosi.

La Juve

Contro il Barcellona, la Juve di Pirlo è andata in crisi totale. La questione che tiene banco è la seguente: Pirlo gioca a tre o a quattro? Si tratta di un modulo ibrido e dipende dalle fasi di gioco. Danilo è l’ago della bilancia. Non è chiaramente un problema di difesa di per sé, bensì di mancanza di sincronismi e problemi di alcuni calciatori nell’interpretazione del ruolo. Koeman ha scelto Griezmann come falso nueve e Messi libero di muoversi e svariare. Il francese ha creato problemi nel pressing, mentre Messi ha funto da regista offensivo.

Il gol di Ousmane Dembelé è arrivato a seguito di un cambio di gioco della Pulga, che ha visto il francese completamente libero sulla fascia.

Uno schieramento con Danilo centro sinistra, Cuadrado e Chiesa esterni è, di fatto, una difesa a tre. Eppure è un sistema molto (troppo) ibrido, con Federico Chiesa chiamato alle due fasi, con i limiti del caso. Bentancur e Rabiot hanno giostrato davanti alla difesa, mentre Kulusevski è stato lasciato alla merce dei calciatori del Barcellona.

La squadra di Koeman ha giocato con il doppio pivot, riuscendo a eludere il pressing e muovendo velocemente il pallone. Questa confusione, dovuta in primis ai problemi sulle fasce, ha fatto sì che il Barcellona avesse vita facile a giocare la palla sulle fasce. Le distanze della Juve sono venute meno, i reparti sono stati scollegati e le fasce sono state estremamente vulnerabili. Come risolvere il problema? Serviranno i rientri di Chiellini, come centro sinistra, e di Alex Sandro sulla fascia a centrocampo. Detto questo, serviranno i movimenti difensivi giusti, quasi mai visti contro i Blaugrana.