In questo nostro pezzo di critica nei confronti di Urbano Cairo, facciamo una premessa. Il presidente del Torino ha ammesso molti degli errori gestionali della scorsa stagione: dall’accentramento delle scelte, alle dichiarazioni boomerang, fino alla gestione della successione di Petrachi e a quella di Nkoulou.

Poi la frase incriminata, con la quale ha reso furibondo il tifo granata: “Solo 3 anni su 15 con me sono stati deludenti”. Abbiamo provato a riepilogare tutta la sua gestione. Abbiamo preso spunto da Andrea Dalmasso.

Nel 2005/2006 la squadra fu immediatamente promossa in Serie A. La rosa fu costruita rapidamente. Troppo importante il blasone, ma promozione non scontata, visto il poco tempo a disposizione.

Nel 2006/2007 il Torino arrivò al 16° posto in Serie A, salvo con due giornate d’anticipo. Nulla di esaltante. Due cambi in panchina. La squadra era zeppa di calciatori di esperienza ed ex nazionali. Squadra buona, cattiva gestione dei tecnici.

Nel 2007/2008 la squadra di Cairo arrivò al 15° posto in Serie A, salvandosi con due giornate d’anticipo. Avvicendamento in panchina tra De Biasi e Novellino. Squadra zeppa di calciatori in avanti con gli anni. Arrivarono Recoba e Ventola oramai attempati. Crescita zero.

Nel 2008/2009 il Torino retrocesse dopo essere arrivato al terzultimo posto. Ancora una volta Cairo tenne fede alla propria fama di mangiallenatori. In panchina figurarono De Biasi, Novellino e Camolese. Squadra mal costruita, Bianchi e Rosina tra i pochi giocatori positivi.

Nel 2009/2010 la squadra partì male in Serie B, arrivando al quinto posto e perdendo ai play-off. L’avvicendamento Colantuono-Beretta-Colantuono non fece che confermare la facilità eccessiva di Cairo nel cambiare allenatori. Rosa infinita, Dzemaili, Ogbonna e un giovanissimo Danilo D’Ambrosio tra i pochi calciatori di livello.

Nel 2010/2011 8° posto in Serie B, mancata la qualificazione ai play-off, ennesimo avvicendamento in panchina (Lerda-Papadopulo-Lerda). Squadra modesta, con tanti calciatori di categoria e il solo bianchi in doppia cifra. Disastro.

Nel 2011/2012 2° posto in Serie B con Ventura alla guida. Ritorno in Serie A. Giocatori di categoria ma livello alzato. Sgrigna e Vives tra i migliori. Non c’è un bomber. Bianchi segna meno.

Nel 2012/2013 la squadra di Cairo arrivò al 16º posto in Serie A, ancora nelle retrovie dopo il ritorno in massima serie. L’obiettivo stagionale rimane sempre la salvezza ed è conquistato senza né infamia né lode. Bene il neo-acquisto Gillet. Tra i migliori anche il solito Bianchi, Cerci, Darmiani e un D’Ambrosio sempre più in crescita.

Nel 2013/2014 il Torino mostrò ottimi segnali di crescita, arrivando al settimo posto e partecipando all’Europa League a causa dei problemi del Parma. La squadra vantava Ciro Immobile, capocannoniere del campionato, oltre ai calciatori già presenti in rosa che tanto bene avevano fatto nella stagione successiva. La coppia Cerci-Immobile fece le fortune di Ventura.

Nel 2014/2015, con l’Europa League disputata, la squadra arrivò al 9° posto in Serie A, perdendo la qualificazione nelle ultime giornate. Il cammino europeo fu positivo. Peres e Maksimovic furono tra i migliori. La vittoria a Bilbao fu probabilmente l’apogeo della gestione Cairo, mentre a San Pietroburgo la squadra perse 2-0 per una follia di Benassi che si fece espellere. Gran partita a Torino, ma l’1-0 non bastò.

Nel 2015/2016 tanti acquisti dopo la cessione di Darmian al Manchester United. Belotti e Zappacosta i migliori, mentre in inverno tornò Immobile. Deludente 12° posto, con ben 10 sconfitte fuori casa. Crescita interrotta.

Nel 2016/2017 9° posto in Serie A. Mihajlovic parte bene, ma il Torino si affloscia dopo il derby perso. Seconda parte di stagione anonima. Squadra esperta, con un ottimo attacco, ma dietro non convince.

Nel 2017/2018 stessa posizione dell’annata precedente. La crescita si è oramai stagnata. Avvicendamento Mihajlovic-Mazzarri dopo il derby di Coppa Italia. Sirigu, Ansaldi, Lyanco, Nkoulou, Berenguer e Rincon alcuni degli acquisti. I soldi arrivano da Zappacosta ceduto al Chelsea.

Nel 2018/2019, la miglior stagione dell’era Cairo, al pari del 2013/2014. Record di punti nell’era dei 3 punti. Amalgama trovato, tanti calciatori in gol, squadra quadrata e tosta. Gran lavoro di Mazzarri. Ancora una volta qualificazione in Europa League a causa delle vicissitudini di un’altra squadra, in questo caso il Milan.

Nel 2019/2020 la squadra di Cairo è arrivata al 16° posto in Serie A. Cammino disastroso, con la preparazione per i preliminari di Europa League che ha pesato oltremodo. Sfortuna nel pescare il Wolverhampton. Con Mazzarri le cose si erano messe male, con la scellerata scelta Moreno Longo si sono messe malissimo.

Ricapitolando, quante stagioni sotto la presidenza di Cairo sono state deludenti? Faremmo prima a parlare di quelle positive, che saranno state un terzo. Analizzando i fatti oggettivi esposti in precedenza, possiamo concludere che sotto la presidenza Cairo possiamo considerare deludenti circa la metà di queste stagioni del Torino.

Il presidente nativo di Milano, ma originario della provincia di Alessandria, ha offeso la gloriosa storia del Toro. Nessuno pretendeva di rinverdire i fasti del passato e che Cairo facesse partecipare il Toro continuamente alla Champions League. Vero che rispetto al decennio terribile 1995-2005 sono stati fatti progressi, ma la crescita è stagnata.

Il Toro sta ottenendo salvezze tranquille e ha fatto un paio di exploit, ma non è una realtà da prime sette. Cairo dovrebbe riconoscerlo. In più, nella stragrande maggioranza dei derby, la squadra ha fatto solo il solletico ai rivali cittadini della Juve. Questo testimonia il mancato raggiungimento di una competitività tanto auspicata, ma mai raggiunta.

Cairo è autoreferenziale e loda sé stesso, ma la realtà è diversa. La storia del Toro merita ben altro trattamento!