Barcellona-Napoli è andata secondo copione. Ci aspettavamo una partita combattuta, con il Napoli che avrebbe fatto emergere i propri difetti. Ci aspettavamo che Messi avrebbe fatto la differenza. Ci aspettavamo una vergogna decisione dell’arbitro Cüneyt Çakır.

Questi sono i tre punti chiave della partita, previsti tutti e tre, da noi e da tanti altri. La convalida del gol di Lenglet è un’offesa al calcio pulito. D’altronde il direttore di gara turco non è nuovo a certi favoritismi nei confronti delle spagnole. Le italiane sono troppo spesso penalizzate, inoltre. Alla UEFA conviene inoltre avere Messi come interfaccia per una final 8, piuttosto che Mertens o Insigne.

In secondo luogo, il Napoli è una squadra mentalmente piena di falle. Una simile ingiustizia può deconcentrare e indignare, ma quel crollo per circa mezzora non è giustificabile. Ci sta perdere un po’ la bussola, ma una grande squadra limita i danni. Il Napoli ha commesso errori gravi su entrambi gli altri gol, così come su quello annullato a Messi.

In queste partite l’argentino sale poi in cattedra e, quando è al top, è praticamente infermabile. Per eliminare questo Barcellona servono arbitraggio equo, episodi non a sfavore e meno errori.

Il Barcellona è calato nella ripresa, il Napoli è stato volenteroso e sfortunato. Nel primo tempo ha subito un’ingiustizia ed è stato sfortunatissimo con il palo di Mertens all’inizio, il quale avrebbe decisamente cambiato l’inerzia del match. Tutto questo non giustifica però quel calo mentale, coinciso anche con la massima vena di Messi nell’arco del match.

Tecnicamente e come squadra il Napoli è decisamente una squadra da Champions, oggettivamente da prime 16. A livello mentale deve tuttavia crescere molto. Un approdo nella final 8 non sarebbe stato ingiusto. Il sorteggio è stato nemico. Si ripartirà dall’Europa League. Gattuso non è chiamato a vincerla, vista la presenza di due grandi squadre inglesi, ma almeno a lottare e fare il massimo per alzare il trofeo.