Neanche il tempo di godersi il secondo posto in campionato e Antonio Conte si è reso protagonista di un altro sfogo nei confronti della società. Analizziamole queste parole.

È stato bello lavorare con chi sta ad Appiano, lavorare con Oriali. E loro meritano questa soddisfazione. Non è stato riconosciuto il mio lavoro, il lavoro dei calciatori. E ho trovato scarsissima protezione del club, bisogna essere forti fuori dal campo“.

A chi si riferisce Conte? A Piero Ausilio? Alla società cinese? Oppure semplicemente al capo della comunicazione Luigi Crippa? Queste sono le ipotesi. Da scartare chiaramente una critica nei confronti di Javier Zanetti, con cui il tecnico leccese va d’amore e d’accordo.

Esplicito il riferimento poi al presidente Zhang: “Ci sarà da parlare anche con il presidente, ma il presidente è in Cina“.

Conte ha detto tutte cose vere. La società non è vicina e presente. Nessuno esige una vicinanza stile De Laurentiis da padre padrone, ma la lontananza della proprietà è più vicina a quella di Pallotta, tra i due estremi. Per carità, nulla di paragonabile, in quanto gli Zhang sono spesso a Milano, ma Antonio Conte avrebbe voluto maggiori contatti personali.

Per quanto riguarda la comunicazione, l’Inter ha un organigramma molto vasto, con tantissime figure. Con chi deve interfacciarsi Conte? La comunicazione societaria deve giustamente proteggere il tecnico. Ciò non avveniva con Spalletti, citato dallo stesso Conte, ciò non sta avvenendo con il tecnico leccese.

Ad ogni modo, pur essendo del tutto legittima la causa petendi dell’allenatore, le modalità non sono quelle giuste. Il suo obiettivo è chiaramente quello di smuovere la società per remare tutti nella stessa direzione. Per fare il bene dell’Inter, per intenderci. Tra troppi anni c’è una sorta di divisione che impera e l’ambiente non è coeso.

Quello di Conte suona come un ultimatum, pur non condividendone i modi. Nel senso, certe cose vanno affrontate con il diretto interlocutore. Pur criticando i modi, ribadiamo la fondatezza delle richieste. Se il tecnico riuscirà ad ottenere dalla società i cambiamenti richiesti, l’avventura potrà continuare. Trattasi chiaramente di un vero e proprio aut aut. Tertium non datur.

Chiaramente il problema non è il calciomercato, vista la potenza economica di Suning. Conte sarebbe disposto anche a dimettersi, considerando che troverebbe facilmente un club che possa elargirgli un determinato stipendio. Non sono parole di addio ma, lo ribadiamo, è un vero e proprio ultimatum alla società. Nel senso, o cambiate o me ne vado.