Non è facile scegliere le formazioni migliori di tutti i tempi, soprattutto quando l’universo da cui attingere è sconfinato. Nel 2004 Pelé ha stilato il FIFA 100, elenco contenente i migliori 125 giocatori del XX secolo.

Noi ci siamo cimentati a stilare una formazione top 11 dei calciatori europei del XX secolo. Abbiamo inserito calciatori che nel 2000 avevano completato la propria carriera o avevano già raggiunto importanti traguardi. Prenderemo in considerazione Nesta e Cannavaro in una formazione del XXI secolo, in quanto hanno vinto i principali trofei negli anni ’10 del nuovo millennio.

Iniziamo quindi con questa nostra top 11.

PORTIERE: LEV JASHIN

Le statistiche, i trofei e i riconoscimenti personali sono spesso indicati come valori di riferimento, ma per Lev Jašin la migliore indicazione è data dalla reputazione che si è guadagnato. Giocare nella posizione meno in voga in un’epoca in cui la Russia era particolarmente chiusa al mondo risultava un’impresa improba. Anche per questo e per le difficoltà avute nella vita, va considerato di gran lunga il miglior giocatore russo di sempre.

Il nostro Dino Zoff, campione del mondo a 40 anni con la nostra nazionale, è una validissima alternativa.

TERZINO DESTRO: LILIAN THURAM

Anche se il primo gennaio 2000, quindi al volgere del nuovo millennio, Lilian Thuram aveva appena compiuto 28 anni, il francese aveva già vinto un Mondiale da protagonista e svariati trofei a livello di club. Abbiamo optato per un terzino più difensivo, fermo restando le sue doti di progressione, grazie alle quali ha segnato reti importantissime, tra cui quelle al Mondiale casalingo contro la Croazia.

I nostri Bergomi e Gentile sono alternative di tutto rispetto.

DIFENSORE CENTRALE: FRANZ BECKENBAUER

Non era altissimo, ma neanche basso. Di solito scegliamo una coppia centrale con uno dei difensori alto almeno 1,85, ma in questo caso non possiamo che fare un’eccezione. Troppa la classe di questo centrale tedesco, troppa la completezza e la magia che dipingeva in campo. Bobby Moore validissima alternativa.

DIFENSORE CENTRALE: FRANCO BARESI

A livello di classe, Franco Baresi è probabilmente l’unico centrale nella storia del calcio a non avere nulla di invidiare a Kaiser Franz. La miglior prestazione in maglia azzurra è invece considerata quella della finale dei mondiali 1994, in quel di Pasadena, negli Stati Uniti. Dopo un serio infortunio, il suo recupero per la finale fu a dir poco miracoloso. E Baresi non diede assolutamente l’idea di essere acciaccato. Gaetano Scirea è stato un altro fuoriclasse.

TERZINO SINISTRO: PAOLO MALDINI

Maldini rappresenta uno dei vanti della nostra storia difensiva, un giocatore praticamente perfetto, capace, dopo una carriera da terzino sinistro, di adattarsi perfettamente a centrale di difesa.

Nel corso della sua carriera, durata 25 anni, ha vestito solo la maglia del Milan, con cui ha vinto 26 trofei: 7 scudetti, 1 Coppa Italia, 5 Supercoppe italiane, 5 Champions League (con il record di 8 finali giocate, condiviso con Francisco Gento), 5 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del mondo per club FIFA. Si è ritirato dall’attività agonistica al termine della stagione 2008-2009.

Giacinto Facchetti e Antonio Cabrini avrebbero meritato anche loro l’inserimento nella top 11, ma Maldini è Maldini.

CENTROCAMPISTA CENTRALE: LOTHAR MATTHÄUS

Se c’è un calciatore totale che non ha mai giocato con la nazionale olandese, quello è Lothar Matthäus. Il tedesco è stato l’esemplificazione del centrocampista box-to-box, dotato di qualità tecniche innegabili, di abilità realizzative e fortissimo anche in fase difensiva. Da numero 10 si è trasformato in libero nel corso della carriera. La sua grandezza sta nel fatto che questa trasformazione è avvenuta nel calcio moderno, un calcio esigente e ipercompetitivo.

CENTROCAMPISTA CENTRALE: JOHAN NEESKENS

Lo yin e lo yang sono spesso visti come entità dicotomiche, ma il più delle volte sono complementari. Lo yang di Cruyff, fatto di bellezza e abilità tecniche, richiedeva lo yin di Neeskens per creare spazi e poter inventare. A sua volta, lo yin di Neeskens aveva bisogno dello yang di Cruyff per poter capitalizzare lo spazio che aveva creato, in modo che tutta la squadra ne traesse vantaggio.

Nel caso di Neeskens e Cruyff la dicotomia non si applica. Yin e yang sono del tutto complementari e, infatti, lavorano in tandem per creare un sistema in cui il tutto è più grande della somma delle sue parti: l’essenza stessa del Calcio Totale.

ALA DESTRA: GEORGE BEST

George Best ha esemplificato la vera arte del dribbling in un’epoca in cui sarebbe bastato allungarsi il pallone per superare il difensore. Best riusciva a resistere a vari e propri placcaggi, superare i difensori e segnare da angolazioni apparentemente impossibili.

Pochi uomini hanno la capacità di sfruttare al massimo il dono di avere un talento da campione, e ancora meno hanno la capacità di vivere la vita come un finale di coppa perenne, con esuberanza e voglia di essere un pioniere. Best ha vissuto ogni minuto come se fosse il novantesimo. Il fuoriclasse di Belfast rappresenta ciò che il bene e il male della fama calcistica possono fare a un giocatore. Best è un uomo che ha distrutto tanti ponti quanti ne ha costruiti. Nonostante non abbia mai giocato un Mondiale né un Europeo, Best ha inciso il suo nome nella mente e nel cuore delle masse di calcio.

Il suo personaggio dentro e fuori dal campo rivive più vivo che mai. Per tutti i soldi che ha guadagnato e lo status di celebrità che ha assunto, per tutto ciò che ha perso a causa della sua insaziabile voglia di uno stile di vita distruttivo.

CALCIATORE TOTALE: JOHAN CRUYFF

Cruyff non era un numero 10, non era un numero 9, non era un numero 7: era qualcosa in più. Incarnava il calciatore totale e il prototipo del campione moderno. Le sue qualità non potevano essere allenate, fermo restando l’importante lavoro di Rinuns Michels. Cruyff aveva livelli incredibili di creatività, genialità, immaginazione, temperamento e senso della competizione. La cosa che impressionava era la sua costanza. Troppi calciatori erano genio e sregolatezza, mentre Cruyff era genio, “regolatezza” e regolarità.

SECONDA PUNTA: FERENC PUSKAS

I parametri per definire la grandezza di un giocatore sono troppo spesso definiti a livello quantitativo. I calciatori vengono giudicati per i trofei, sia a livello di squadra che individuale. Ferenc Puskas è tra le vittime di questo parametro di giudizio, una valutazione che non rende giustizia alla sua epopea da calciatore.

Sicuramente la vera grandezza è un concentrato di supremazia calcistica e di un qualcosa di più enigmatico. Un calciatore veramente grande trascende la banalità delle mere statistiche e reca con sé un significato culturale che va ben oltre il campo di gioco. Ferenc Puskas racchiude questa interpretazione sfumata. Avremmo potuto inserire un trequartista come Zidane o Platini, fuoriclasse mostruosi, ma l’ungherese è uno dei rivoluzionari del calcio ed era dominante nella sua epoca.

CENTRAVANTI: MARCO VAN BASTEN

Qui abbiamo avuto alcune divergenze tra redattori. C’era chi proponeva Nordhal, chi Gerd Muller, chi Gigi Riva, e chi di inserire il trequartista, mettendo Cruyff in attacco. La scelta è ricaduta su Van Basten, in quando l’olandese, pur non avendo vinto mondiali, è stato il prototipo del centravanti moderno, ha segnato caterve di gol, molti dei quali leggendari, e lo ha fatto in momenti decisivi. In più, elemento fondamentale, Van Basten è un calciatore molto alto e va aggiunta fisicità a una squadra non altissima. Avere cinque calciatori oltre il metro e ottanta, al posto di quattro, può rivelarsi molto importante.