All’inizio del 1900, la città di Budapest stava vivendo una rinascita. Era la città di riferimento dell’impero austro-ungarico e l’apice del nuovo movimento culturale in Europa. La città brillava in tutto il suo splendore. Il Danubio, il fiume che separa le due zone della città, Buda e Pest, era sfavillante. Il ponte Szecsenyi, di recente costruzione, e la linea della metropolitana di Andrassy Avenue erano attrazioni all’avanguardia rispetto ai tempi. Aggiungendo un’architettura raffinata, si ha come risultato la città dei sogni.

Il punto culminante della città, il New York Café, era situato sul vialone al centro di Budapest. Era una gioia per gli occhi grazie a una facciata elegantemente progettata e decorata da statue e ornamenti intricati con dovizia di particolari. Anche all’interno la vista era spettacolare: lampadari scintillanti e penzolanti da ogni soffitto e pilastri di marmo imbullonati da terra disegnati con delicati motivi.

Era qui, nel cuore di Budapest, di una città in via di sviluppo urbano, che gli artisti più influenti di tutta Europa si riunivano per trovare la loro musa ed evocare i loro capolavori. Cenavano, ascoltavano le meravigliose band chiamate a suonare nella meravigliosa sala e scarabocchiavano parole per trasformarle in opere d’arte.

Il New York Café a Budapest

 

Il giovane Ferenc Molnár era tra questi artisti. Si sedeva presso il caffè, ordinava una scodella di zuppa, magari con gnocchi a parte e poi, fumando un grosso sigaro, prendeva la penna e buttava giù fiumi di inchiostro. Quando compose Liliom nel 1909, non aveva idea che la sua composizione avrebbe influenzato i più grandi inni calcistici di tutti i tempi.

A quei tempi, il Liverpool Football Club era stato fondato pochi anni prima. Non è certo che Molnár fosse a conoscenza dell’esistenza del Liverpool, ma la sua opera, Liliom, la storia di un ladro ungherese morto in una rapina finita male, si sarebbe rivelata il catalizzatore di You’ll Never Walk Alone.

Tuttavia, la composizione di Molnár non iniziò sotto i migliori auspici. La fiorente comunità di Budapest del 1909 non gradì il fatto che l’opera di Molnár, sfrontata per l’epoca, aveva come protagonista un ladro della classe operaia che cerca di rubare per provvedere a sostentare la figlia appena nata. Non avendo mai provato in prima persona il disagio, i borghesi della città ungherese non riuscivano a immedesimarsi con il tetro mondo che Molnár rappresentava. In effetti, la prima mostra di Liliom fu un fiasco totale: Molnár fu respinto e condannato dalla critica.

Per molti sarebbe stata la fine, ma Molnár credette fermamente nel suo lavoro e insistette per mostrarlo agli spettatori in tutta Europa. Senza la sua determinazione affinché Liliom potesse avere successo, il celebre coro You’ll Never Walk Alone non sarebbe mai nato. Molnár viaggiò per l’Europa presentando lo spettacolo al pubblico di Varsavia, Praga, Vienna e Berlino. Lentamente, Liliom cominciava ad essere apprezzata.

Purtroppo, dopo la prima guerra mondiale, anche il pubblico di Budapest, con le difficoltà che il Trattato del Trianon e i cinque anni di combattimenti avevano portato, stava finalmente iniziando a guardare con occhi diversi spettacolo di Molnár. Il tetro mondo di Liliom stava lentamente arrivando ad assomigliare alla Budapest del dopoguerra. Anche in Europa Occidentale la guerra aveva causato sofferenza. Liliom fu rappresentata per la prima volta a Londra nel 1939 e riscosse enorme successo.

La suddivisione dell’Ungheria dopo il trattato del Trianon

 

Alla fine della seconda guerra mondiale, gli artisti non si riversarono più a Budapest. Si erano trasferiti Oltreoceano in America, in acque molto più sicure. Molnár era tra loro, in fuga dal regime nazista e dalle persecuzioni di Hitler.

Quando Molnár si trasferì negli Stati Uniti, nel 1940, all’età di 62 anni, si sentiva oramai anziano. Si stabilì a New York, più precisamente al New York Plaza Hotel nel centro di Manhattan. Avrebbe mantenuto l’hotel come residenza permanente per i restanti 12 anni della sua vita. Si dice che Molnar non lasciò quasi mai l’albergo e preferì passare il tempo da solo nella sua stanza, vivendo la sua vita da misantropo.

Il successo di Liliom negli USA e la nascita di You’ll Never Walk Alone

Dopo aver sentito il destino dei suoi amici ebrei nei terribili campi di concentramento, Molnár era depresso. Si guadagnava da vivere vendendo i diritti per tradurre il suo lavoro in inglese. Così nacque Carousel: il musical di Broadway è un adattamento di Liliom. Richard Rodgers e Oscar Hammerstein stavano cercando una nuova opera teatrale da adattare a un musical, quando si imbatterono in Liliom. La sua malinconica storia di lotta piacque alla coppia e ne acquistarono i diritti da Molnár.

Rodgers e Hammerstein modificarono il nome dello spettacolo in Carousel. Rodgers compose un pezzo strumentale, mentre Hammerstein scrisse il testo. La coppia insieme creò la canzone che sarebbe stata conosciuta come You’ll Never Walk Alone per il musical.

Nel musical, You’ll Never Walk Alone è cantata alla figlia del protagonista Billy Bigelow dopo la morte del padre durante una rapina finita male. Il testo e il tono intendono offrire parole di conciliazione per ispirarla ad andare avanti. La canzone viene suonata anche alla fine per ottenere lo stesso effetto quando Bigelow raggiunge il cielo dopo la laurea della figlia, dopo averla ispirata per combattere la sua depressione.

Il tema universale di You’ll Never Walk Alone, la sofferenza e il rimanere forti nonostante tutto, ha ispirato molti, ed è stato adattato da alcune delle più grandi star musicali dell’epoca, tra cui Elvis Presley, Johnny Cash e Frank Sinatra. Ma è stato a Liverpool negli anni Sessanta che la popolarità della canzone ha spiccato il volo.

Era l’apice della Beatlemania e Cilla Black era appena emersa sulla scena per diventare una superstar. La città era al suo apice culturale. A Liverpool la musica era ovunque, nell’acqua che gli abitanti della città del Merseyside bevevano e nell’aria che respiravano. Eppure non furono né Black né i Beatles a condurre la canzone alla sua fama attuale. Quell’onore ricadde su una band molto più piccola, proveniente dalla città industriale di Bootle: Gerry and the Pacemakers.

 

Gerry e i Pacemakers non erano famosi come i Beatles o Cilla Black, ma salirono momentaneamente alla ribalta come le due star locali. You’ll Never Walk Alone finì in cima alle classifiche nel Regno Unito per settimane. Il loro successo fu riconosciuto anche in America, e furono invitati a svolgere un tour negli Stati Uniti. Quando la band partecipò all’Ed Sullivan show, il Liverpool Football Club si impossessò ufficialmente dell’inno.

La canzone era già stata cantata alla Kop, ma fu in America che fu forgiato il legame indissolubile tra You’ll Never Walk Alone e il Liverpool. Il club, sotto la guida di Bill Shankly, all’epoca era in tournée negli Stati Uniti, e anche loro erano presenti nel programma di Ed Sullivan. La band e il club finirono sullo stesso pullman, dove Marsden, il cantante di Gerry and the Pacemakers, fece conoscere la canzone al tecnico Shankly.

La band prese posto. Shankly guardò i cantanti con aria sprezzante. Non era il tipo che ascoltava o si preoccupava di “musica spazzatura” presente nelle classifiche. Viveva e respirava il calcio; preferiva che la band speculasse sulle possibilità del Liverpool di vincere trofei nella stagione successiva o parlasse di calciomercato. Ciononostante, Shankly sospirò, si sedette e ascoltò Marsden. Mentre Marsden e la sua band suonavano la canzone, il volto dello scozzese cambiò, la sua espressione spesso d’acciaio si illuminò e i suoi occhi luccicarono. Marsden aveva strappato più di un sorriso all’uomo di ghiaccio Bill Shankley. Quando risuonò l’ultimo verso della canzone, con Marsden che cantò a squarciagola con enfasi “and You’ll Never Walk Alone, Shankly rimase estasiato. Guardò Marsden ed esclamò: “Gerry, figlio mio, io ti ho dato una squadra di calcio e tu ci hai dato una canzone”.

La canzone sbanca a Liverpool

Quello della Kop era già un pubblico esuberante. Negli anni Cinquanta e Sessanta, sotto la guida di Shankly, le tribune assomigliavano a un’elaborata orchestra che si esibiva in una melodia dopo l’altra. A quei tempi erano i successi dei Beatles ad ispirare i Reds. Eppure, proprio come con Shankly, ci fu un colpo di fulmine tra la Kop e You’ll Never Walk Alone. Il tono malinconico e la tristezza del testo, con il suo finale in crescendo, era un qualcosa con cui la gente del posto poteva immedesimarsi. Nasceva dalle origini della canzone presente nel musical Carousel, che descriveva un mondo di povertà e sfortuna.

Kop Boys (anno 1973)

 

All’inizio degli anni Sessanta, nonostante il successo culturale della città inglese, la disoccupazione era ai massimi livelli. Le condizioni economiche a Liverpool erano terribili. I posti di lavoro nel settore industriale, che mantenevano in vita l’economia, dimuivano lentamente, mentre molta gente accettava lavori umili, come nel settore minerario.

Carousel rappresenta un mondo simile: l’America che lotta nell’epoca della depressione e un disoccupato costretto a infrangere la legge per sfamare la sua famiglia. L’inno viene cantato alla figlia e alla moglie, che si sono allontanate, per ispirarle a continuare nonostante la lotta che devono affrontare. Questa lotta era una lotta con cui un ebreo poteva immedesimarsi.

Dilaniata dalla povertà, la città di Liverpool cadde in stato di abbandono. I servizi sociali furono trascurati, il porto non fu più utilizzato. La maggior parte del commercio si era spostata a sud e la città si sentiva abbandonata, soprattutto al cospetto della ricchezza di Londra.

Nel 1981, il crescente malcontento portò ai disordini di Toxteth, dove 450 agenti di polizia furono feriti e 500 persone furono arrestate. I disordini iniziarono come una protesta della comunità nera contro i maltrattamenti della polizia. Tuttavia, con il passare dei giorni, questi disordini intensificarono, sfociando in una protesta frenetica in cui la gente del posto attaccò la polizia e coloro che erano al potere per esprimere il proprio malcontento nei confronti della negligenza e deii maltrattamenti da parte del governo Thatcher, che aveva chiuso molte industrie e fabbriche della zona.

Le rivolte si conclusero senza che si arrivò a una soluzione. In questo clima sociale, il calcio offriva un luogo di culto dove gli appassionati potevano dimenticare momentaneamente i problemi della vita quotidiana. You’ll Never Walk Alone si rivelò l’inno perfetto. Nel corso della storia del club, il testo si è rivelato quanto mai profetico. La canzone è stata cantata in svariate partite celebri e ha dato quella marcia in più ai calciatori per compiere imprese, soprattutto in Coppa Campioni.

Il club ha sollevato il trofeo quattro volte tra il 1977 e il 1984, sconfiggendo avversari come il Real Madrid nel 1981 e la Roma nel 1984. Più recentemente, il Liverpool si è resto protagonista di magiche rimonte in Champions League, in primis quella di Istanbul, e per la vittoria della Champions 2018-2019, con tanto di rimonta al Barcellona, in semifinale, dallo 0-3 al 4-0.

A fine primo tempo contro il Milan, la partita sembrava morta e sepolta e in molti avrebbero scommesso su un punteggio tennistico a favore dei rossoneri. Ma sugli spalti dell’Atatürk, i tifosi issarono le sciarpe e le bandiere del Liverpool. Abbrustoliti dal caldo di Istanbul, tirarono fuori il loro famoso inno. You’ll Never Walk Alone riecheggiò facendo venire i brividi ai giocatori, che riuscirono a sentirlo dal tunnel. Jamie Carragher ha descritto la scena nella sua autobiografia: “Si sentiva un suono lento e triste, quasi come se fosse stato cantato come un inno. I tifosi stavano certamente pregando per noi“. L’inno spronò i calciatori a compiere una rimonta che è incisa nella leggenda del calcio.

You’ll Never Walk Alone, nella buona e nella cattiva sorte

Ma l’inno non ha solo ispirato il Liverpool nei suoi più grandi successi e nelle sue partite più memorabili. You’ll Never Walk Alone è stato presente anche nei momenti bui del Liverpool, in particolare il disastro di Hillsborough. È stata una tragedia che ha scosso nel profondo la città del Merseyside. Il coro ha rappresentato uno spettacolo straordinario di unione nella tragedia e nelle difficoltà in tutta la città. Il testo di You’ll Never Walk Alone ha rappresentato molto più che semplici parole.

Il Liverpool disputò la finale della FA Cup contro i rivali cittadini dell’Everton, un mese dopo, con la tragedia di l’Hillsborough ancora fresca nella mente delle persone. La città era in lutto, eppure migliaia di abitanti del posto si accalcarono a Londra per vedere la partita. Poco prima del calcio d’inizio, in un Wembley gremito in ogni ordine di posto di tifosi dell’Everton e del Liverpool, le due fazioni si unirono per dare una potente trasposizione di You’ll Never Walk Alone. La canzone risuonava sugli spalti mentre Gerry Marsden la cantava in campo. I due gruppi di tifosi iniziarono a cantare fianco a fianco, abbracciandosi con le lacrime che scendevano sul viso per commemorare le vittime.

Uno striscione emblematico

 

Dopo Hillsborough, l’inno ha assunto un significato completamente nuovo. You’ll Never Walk Alone viene cantato oggi sugli spalti non solo per i giocatori, ma anche come ode ai tifosi che persero la vita in quella tragedia. Un modo per ricordare che la tragedia e l’orribile disgrazia che il Liverpool ha dovuto patire non è stata dimenticata e non lo sarà mai. La canzone è diventata un simbolo nella lotta per la giustizia delle vittime del disastro.

A Liverpool, You’ll Never Walk Alone è più di un semplice inno. Il tono malinconico e il testo illuminante sono diventati, nel tempo, l’incarnazione dell’etica del club e delle persone che ne fanno parte. La composizione esemplifica un modo di vivere, una retta via che ci si sforza di seguire. Nei momenti difficili offre ispirazione e speranza. Nei tempi felici serve a celebrare la lotta e le difficoltà della gloria. L’inno unisce gli abitanti di Liverpool e ispira i calciatori che scendono in campo a compiere miracoli. Dato il suo carattere universale, non deve sorpendere che il coro sia diventato una parte inseparabile del club e continuerà ad esserlo per molte generazioni a venire.

Vincenzo Di Maso