Nella nostra prima parte sulla storia e il profilo di Riccardo Orsolini abbiamo parlato dei suoi inizi. Adesso raccontiamo la fase dell’esplosione.

L’agente di Orsolini mette i paletti

Donato Di Campli ha respinto l’ipotesi che il proprio assistito possa lasciare Bologna (“Credo che resterà lì. Con il Napoli non ne abbiamo mai parlato…”).

Insomma, sotto la Torre degli Asinelli considerano Orsolini praticamente intoccabile. Del resto, il debito d’onore con i felsinei è forte. Un legame costruito con sacrificio e determinazione. Dopo uno scorcio di stagione interlocutoria, quella del debutto in rossoblù, a gennaio 2018. Contraddistinta da poche luci e tantissime ombre.

Incollocabile per Inzaghi

L’anno successivo le cose non cambiarono più di tanto, per Riccardo. Almeno inizialmente. Passando da Donadoni a Pippo Inzaghi, infatti, il Bologna aveva optato per un altro tecnico che pensava innanzitutto a costruire una solida base difensiva.

Una strategia societaria abbastanza conservativa, che comunque implicava delle differenze nell’approccio alla partita. Se il vecchio allenatore voleva trasmettere alla squadra la capacità di sapersi adattare all’avversario di turno, Inzaghi, al contrario, prova a disegnare il Bologna sulla base di solidi principi di gioco.

Sceglie un 3-5-2 di partenza. Che diventa, in fase difensiva, un ermetico 5-3-2. Una squadra molto compatto, dalla coperta apparsa, sin da subito, troppo corta. Che senza palla assume un baricentro piuttosto basso, per essere effettivamente pericolosa. Con troppo campo da risalire, però, per la qualità dei giocatori a disposizione.

In effetti, non avendo in rosa chi fosse bravo in transizione, e non potendo neanche affidarsi alla costruzione dal basso, a causa della pochezza nei fondamentali dei difensori, Inzaghi ha chiaramente un problema.

In un sistema che non prevede attaccanti esterni, Orsolini trova comunque il coraggio di rimboccarsi le maniche. Ma viene provato in ruoli sostanzialmente incollocabili per le sue caratteristiche tecnico-tattiche. Ovvero, di volta in volta, schierato da punta, trequartista, mezzala. Nonché, da laterale a tutta fascia. Senza mai essere impiegato con continuità, e nel suo ruolo naturale.

Con Mihajlovic la svolta

A gennaio, per aggiungere qualità e idee in mezzo al campo, la dirigenza corre ai ripari, acquistando Sansone e Soriano. Per metterli maggiormente a loro agio, Inzaghi abbandona il 3-5-2 a favore di un meno prudente 4-3-3. Ma i risultati continuano a latitare. E dopo la pesantissima sconfitta con il Frosinone (4-0), che precipita i felsinei al terzultimo posto, Pippo viene, inevitabilmente, esonerato. A sostituirlo, chiamano Mihajlovic.

E in questo preciso momento che la stagione di Orsolini svolta. Come, del resto, quella di tutto il Bologna.

I rossoblù cominciano a macinare gioco, alternando il 4-3-3 al 4-2-3-1 (che in fase difensiva si trasforma, con una linea di centrocampo a 4), e cambiano totalmente i loro risultati. Il tecnico serbo lavora sull’aspetto motivazionale, instillando nel gruppo una mentalità propositiva, che prima del suo arrivo latitava clamorosamente. E cambia tatticamente pelle alla squadra. Non più confusa e timorosa. Bensì, assai intraprendente.

Alza il baricentro medio, e aumenta la pressione nella metà campo avversaria, funzionale a recuperare il possesso molto più vicino alla porta altrui. Un’inversione di tendenza, nella pericolosità offensiva, che produce le sue conseguenze specialmente su Orsolini.

Viene schierato subito da titolare sulla fascia destra, nonostante sia un mancino puro. Giocando da ala, a piede invertito, mostra una buona tecnica con entrambi i piedi. E la capacità di creare superiorità numerica attraverso un dribbling secco. Supportata da una notevole forza esplosiva e velocità nell’uno contro uno.

Associata all’abilità nella protezione della palla, gli permette, in base alla lettura della situazione, di assistere i compagni piuttosto che essere incisivo nella finalizzazione personale.

Le cifre parlano chiaro

Le statistiche dimostrano che, da quando al Bologna si accomoda in panchina Sinisa, Orsolini finalmente ingrana la marcia giusta. Mentre durante la gestione Inzaghi giocava poco (691 minuti in 22 presenze), con Mihajlovic recupera il tempo perso e totalizza quasi il doppio in termini di minutaggio (1100 in 16 partite). Mettendo insieme complessivamente, numeri di spessore: 37 presenze condite da ben 10 reti. Cifre che cambiano completamente la percezione che in società hanno dell’esterno.

Così, facendo uno sforzo economico non indifferente, a fine campionato il Bologna, avendo il giocatore solamente in prestito con diritto di riscatto dalla Juventus, decide di acquisirne i diritti a titolo definitivo, versando nelle casse della Vecchia Signora 15 milioni di euro.

Analizzando la parabola di Orsolini, nonostante nessuno dubitasse delle sue potenzialità, risulta sotto gli occhi di tifosi e addetti ai lavori che il ragazzo marchigiano ci abbaia messo un po’ a sbocciare definitivamente.

In questo scorcio di stagione, prima che la pandemia paralizzasse l’attività agonistica, stava andando a mille: 26 partite, condite da 7 gol e 5 assist.

Prospettive future

Appare evidente che un paio di buone stagioni, neppure intere, forse sono pochine per catalogare Orsolini come un probabile Top Player, nel ruolo di esterno offensivo. Sicuramente, la curva del suo rendimento l’ha elevato sopra il livello della concorrenza, per quello specifico spot.

Nondimeno, per comprendere appieno che tipo di giocatore diventerà nel prossimo futuro, sarebbe opportuno interrogarsi sulla capacità di adeguare le proprie movenze ad un calcio maggiormente “associativo”.

Cioè, calato nell’alveo di un sistema dove un giocatore molto tecnico come lui possa esaltarsi proprio grazie a una maggiore libertà di movimento. Peculiarità che gli consentirebbe di reagire in base agli input forniti dai compagni, nonchè alla posizione della palla.

In quest’ottica, Orsolini svolge benissimo dalle mansioni. È innegabile che quando rientra sul piede forte, la varietà delle opzioni presenti nel suo bagaglio tecnico lo renda devastante.

Perciò deve lavorare ancora tanto su alcuni aspetti del suo gioco.

Difetti da limare

Gradisce ricevere la palla “sulla figura”. Anzichè sulla corsa, o nello spazio sopra la propria testa. Questa preferenza lo porta ad indugiare con il pallone tra i piedi. Quando potrebbe scaricarlo in un corridoio. Sfruttando, in particolare, il movimento in profondità del centravanti, che svuota la trequarti e abbassa la difesa avversaria.

Inoltre, chi lo fronteggia ormai conosce la sua preferenza di piede e tende a chiuderlo sul mancino. Orsolini è abile a saltare l’uomo su entrambi i lati. Tuttavia, sa benissimo che non riesce ad essere imprevedibile con il destro, tanto quanto riesca ad esserlo con l’arto dominante.

In definitiva, se le risposte a tali quesiti avranno una risultanza positiva, allora Orsolini veramente sarà in grado di calarsi in un ambiente assai diverso dall’ovattata Bologna. Giocandosi tutte le sue chance nella realtà complessa e variegata di un Top Club.

 

Francesco Infranca