Nell’estate del 1999, sia il Middlesbrough che Ronnie O’Brien concordarono che il calciatore non aveva un futuro a lungo termine nel club. O’Brien aveva appena 20 anni all’epoca, ma doveva ancora debuttare in prima squadra. Per sua stessa ammissione: “Al Boro non sarei andato da nessuna parte”.

Con poche prospettive di giocare sotto la guida di Bryan Robson, O’Brien decise che non avrebbe firmato un nuovo contratto con il Middlesbrough se non gliene fosse stato offerto uno. In ogni caso, fu il club a lasciarlo andare nel 1998-99.

O’Brien sperava ancora in una carriera nel calcio professionistico. Quando l’agente Steve Kutner si mise in contatto con lui per informarlo di un potenziale trasferimento in Italia, il centrocampista era aperto ad un’avventura nelle serie inferiori all’estero. “Non avrei mai pensato che la Juventus potesse essere interessata a me!“.

Kutner aveva ricevuto un feedback positivo su O’Brien da uno dei clienti più importanti, Paul Merson, che era rimasto impressionato dal giovane del Middlesbrough. Alla Juve erano piaciute le sue prestazioni con le giovanili del Boro e con l’under 16 irlandese. O’Brien firmò un accordo con la Vecchia Signora per effetto del quale avrebbe percepito 450 milioni di lire l’anno. Il suo ingaggiò diede vita a paragoni con Liam Brady e a critiche sulla riluttanza di Robson a dare un’opportunità ai giovani giocatori. “La gente è al settimo cielo perché è andato alla Juventus, ma non ha ancora fatto niente“, rispose Robson.

La mossa di O’Brien fece parte di una campagna di rafforzamento del settore giovanile bianconero quantomeno opinabile. Calciatori come Ronnie O’Brien, Vincent Pericard e Matteo Brighi vennero spacciati come grandi promesse. L’avventura di Pericard in bianconero si chiuse a causa di un SMS alla compagna di Bettega, sua insegnante d’italiano. Il francese dichiarò di non sapere che la ragazza fosse legata sentimentalmente all’ex vice-presidente bianconero, ma quest’ultimo non volle sentire ragioni.

O’Brien con la maglia bianconera

 

Carlo Ancelotti gli concesse immediatamente più visibilità in prima squadra di quanta ne avesse ricevuta da Robson, andando in panchina per le partite di Coppa Intertoto. L’irlandese giocò 13 minuti nel 5-1 contro il Rostov (partita disputata al Manuzzi di Cesena) e può dire di essere sceso in campo assieme ad Alessandro Del Piero, Filippo Inzaghi ed Edgar Davids.

Tra gli altri suoi contemporanei, era in stanza con Antonio Conte e fu così estasiato nel vedere Zinedine Zidane in allenamento che in seguito nominò uno dei suoi figli in onore di Zizou. Ma quell’apparizione contro il Rostov si rivelò il culmine della sua esperienza in prima squadra con la Juve. O’Brien fu presto ceduto al Lugano, poi dirottato in serie B a Crotone e Lecco. L’irlandese non lasciò traccia nella serie cadetta, così come il suo impatto fu negativo anche Scozia al Dundee.

 

O’Brien fu poi svincolato dalla Juventus e si accasò ai Dallas Burn, franchigia ora nota come FC Dallas. Diventato rapidamente uno dei beniamini del pubblico texano, O’Brien fu nominato due volte nella Best XI della MLS e partecipò quattro volte alle partite tra All-Stars durante il suo periodo in Nord America.

Membro della squadra Under 16 dell’Irlanda che vinse i Campionati Europei del 1998 insieme a John O’Shea, Andy Reid e Liam Miller, nel 2007 O’Brien fu chiamato dal CT Steven Staunton in nazionale maggiore. Il ragazzo fu costretto a declinare la chiamata a causa di un infortunio e non è riuscito mai a esordire.

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, O’Brien si è dedicato al golf, diventando un golfista professionista. Nel 1999, la prestigiosa rivista americana Time ha condotto un sondaggio online per scegliere la “Personalità del secolo”. Martin Luther King e Elvis Presley sono stati tra i primi ad essere tra i primi ad entrare in una novero di 100 candidati che comprendeva anche Madre Teresa e Winston Churchill. Fondamentalmente, il sondaggio prevedeva anche la possibilità per gli utenti di presentare le proprie candidature. Il nome di O’Brien si è fatto strada tra le opzioni e in breve tempo ha guidato il sondaggio davanti a Martin Luther King, Madre Teresa, etc.

L’ascesa di O’Brien costrinse il Time rimuovere il suo nome e cambiare le regole annunciando che “i candidati bizzarri non saranno conteggiati”.  Una portavoce della pubblicazione spiegò, in modo piuttosto gioviale: “Gli utenti si stavano semplicemente divertendo. Anche se è un calciatore sconosciuto, non siamo per niente irritati“.

Anche il Middlesbrough commentò la sorprendente popolarità di quello che all’epoca era un suo calciatore: “Non ha funzionato per Ronnie, ma gli auguriamo tutto il meglio per il resto della sua carriera, anche se pensiamo che abbia ancora qualcosa da dimostrare prima di poter affermare di essere la personalità del secolo“.

Ronnie O’Brien non solo non è diventato la Personalità del secolo, ma la sua carriera in bianconero è stata effimera. Eppure adesso ha davvero trovato l’America. Risiede a Dallas, gioca a golf e si reca a vedersi le partite della squadra di baseball dei Dallas Texas Rangers. Una felicità a modo suo, anche se lontana dal mondo del calcio e dalla gloria che qualcuno gli prospettava in bianconero.