“Frank, perché mi hai sputato in testa?”, Rudy all’improvviso. I suoi occhi passano in un’istante dalla rabbia alla richiesta. Frankie risponde subito, con leggerezza. “Ma non lo so, facevo lo stronzo perché mi dicevano che il centrale si fa così e che con la Germania è meglio fare così, ai tifosi piace. A me non me ne fregava un cazzo. Soprattutto Koeman mi rompeva le palle con quella storia. Per lo sputo ho sbagliato, scusami, ma quella sera sembravi fortissimo, ho dovuto farlo”.

 

Lo sputo di Rijkaard a Völler è uno degli emblemi della feroce rivalità tra Germania e Olanda, una rivalità viscerale che ha radici profonde. Sullo sfondo di questa storica rivalità tra olandesi e tedeschi, coesistono diverse storie: l’occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale e il più grande furto di biciclette della storia. Nel 1974 l’Olanda si batté per il suo orgoglio e nel 1988 si chiuse un cerchio. Italia ’90 mise in mostra una sorta di Derby della Madonnina, unico nel suo genere, in un classico europeo.

Una rivalità tra olandesi e tedeschi, che in origine era una guerra, ha raggiunto il suo apice ai Mondiali di calcio Italia ’90, anche se nel 1988 si chiuse un cerchio con uno striscione. Fino al 1990 c’era una storia alle spalle. Alcuni dei protagonisti erano gli olandesi del Milan e i tedeschi dell’Inter. Al duello tra Maradona (Napoli) e Platini (Juventus) in Italia si aggiunsero i tedeschi e gli olandesi. Il calcio italiano stava per diventare l’ombelico del mondo. Era il Milan in ricostruzione con Arrigo Sacchi e Berlusconi al timone e l’Inter si apprestava a diventare una degna rivale. Nella stagione 1986/87, i rossoneri acquistarono Gullit e van Basten; solo un anno dopo, Rijkaard si unì al clan degli olandesi. Contemporaneamente, l’Inter scelse di ingaggiare i calciatori tedeschi Matthäus e Brehme (stagione 1987/88) e Klinsmann (1988/89). Gli ingredienti erano ideali per rafforzare la rivalità tra Germania e Olanda.

Per la prima volta dopo tanto tempo, negli anni che hanno preceduto i Mondiali di calcio in Italia nel 1990, l’olanda era decisamente più competitiva rispetto alla Germania. Dal 1987 al 1989, tre Palloni d’oro furono vinti da calciatori olandesi e i tre assi del Milan occuparono sempre le prime sei posizioni, mentre il settimo fu Franco Baresi, altro rossonero. A dare ulteriore sacralità alla leggenda, tre giocatori della stessa squadra e nazionalità – l’unica volta nella storia – sono stati eletti come i tre migliori calciatori d’Europa. Al Pallone d’Oro 1988 Van Basten è arrivato primo, Gullit secondo e Rijkaard terzo. Nel 1990, l’egemonia olandese fu spezzata proprio da un tedesco, il nerazzurro Matthäus.

Oltre la guerra: la rivalità tra Olanda e Germania

I contrasti risalgono alla Seconda Guerra Mondiale. L’Olanda, come nel primo conflitto bellico, era un Paese neutrale. Tuttavia, i piani di Hitler portarono la Germania nazista ad invadere il Paese confinante 80 anni fa (10-05-1940) con l’obiettivo di occupare il territorio dei Paesi Bassi e poi il Belgio e, da lì, raggiungere la Francia. La Luftwaffe iniziò la guerra dal Mare del Nord e in soli cinque giorni l’occupazione fu completata. Questa incursione rappresentò il precedente per lo sterminio di tre quarti degli ebrei in Olanda. La Resistenza combattè dall’occupazione nel 1940 fino alla Liberazione nel 1945, uno spirito presente nella società olandese da allora in poi.

L’altro precedente era puramente calcistico: la finale dei Mondiali di calcio del 1974. L’Arancia Meccanica è nata dal gioco di un magnifico “calcio totale”. Johan Cruyff, il capitano olandese, destabilizzato dal gioco sporco della stampa tedesca, in particolare dalla BILD e dal suo titolo “Cruyff, champagne, ragazze nude e un bagno fresco”, affrontò il suo amico e capitano tedesco Franz Beckenbauer. Vinse la Germania, squadra decisamente inferiore rispetto alla straordinaria armata di Cruyff, ma compagine di tutto rispetto. Tuttavia, quella finale non ha avuto lo spirito di vendetta di una guerra relativamente recente. Il sentimento degli olandesi in quella finale è stato di orgoglio e dignità.

La generazione di Arancia Meccanica era composta da ragazzi normali che non pensavano alla storia o alla politica, ma esclusivamente al calcio. Bisogna ricordare che quella nazionale annoverava quasi tutti i calciatori provenienti dall’Ajax o dal Feyenoord, squadre che dominavano la Coppa Campioni (69/70 Feyenoord; 70/71, 71/72 e 72/73 Ajax). Il sentimento di rivalità non andava oltre il calcio per quasi tutti i componenti della nazionale olandese, ad esclusione del centrocampista Willem van Hanegem, che alle Olimpiadi di Monaco, in lacrime dopo la finale, affermò: “Li odio. Sono pieno di angoscia. Hanno ucciso mia sorella, due dei miei fratelli e mio padre. Non mi importava del risultato, ma dovevamo umiliarli”. Il padre di Van Hanegem fu ucciso per aver cercato di salvare un bambino dall’esercito nazista.

Germania e Olanda in azione ai Mondiali del 1974

 

Il 21 giugno 1988, l’Olanda e la Germania Ovest si incontrarono agli Europei proprio nel Paese teutonico. Il Volksparkstadion di Amburgo fu teatro di un nuovo capitolo della rivalità tra gli olandesi e i tedeschi. La semifinale, che la squadra olandese vinse con una prestazione spettacolare, secondo le cronache d’archivio, evocò una guerra, proprio come amava affermare Rinus Michels.

“Il calcio e guerra”

Gli olandesi invasero le strade e festeggiarono quella che considerarono “la vera finale”. Dopo questa “vera finale” di Michels, affissero strisciono con la scritta Oma we hebben je fiets gevonden, “Nonna, abbiamo trovato la tua bicicletta”. Si tratta di una rivendicazione intergenerazionale al “più grande furto di biciclette della storia” compiuto dai nazisti durante l’occupazione per impedire la mobilità delle persone. La bicicletta è un elemento simbolo della società olandese, con cui gli olandesi sono identificati. Quello striscione mostrava le sofferenze degli olandesi con l’occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. La vendetta ha dovuto attendere 14 anni dopo la finale perduta del 1974, ma è arrivata.

Quella sera, Ronald Koeman festeggiò la vittoria a modo suo. Il calciatore olandese scambiò la maglietta con il tedesco Olaf Thon e la utilizzò a mo’ di carta igienica. È uno dei tanti gesti ricordati di quella notte, che è passata alla storia come il giorno in cui l’Olanda sembrava aver finalmente vinto la guerra. Secondo Tim Baas, un sociologo dell’Università di Groningen che ha condiviso il suo punto di vista su quel periodo, “i tedeschi furono sorpresi dall’atteggiamento negativo nei confronti della Germania” a causa del ricordo della Seconda Guerra Mondiale. Egli ritiene che questa rivalità “sia finita nel 1988” e “sia cambiata in meglio dal 1990”, anche se vede questo classico europeo ancora come una sfida ricca di tensioni.

 

Il destino è capriccioso e la Coppa del Mondo in Italia ’90 mise di fronte nuovamente Germania e Olanda. Nel 1990 si è formato il clan dei tedeschi e il clan degli olandesi. Molti di questi calciatori erano approdati in Italia. Tra le fila tedesche militavano Rudi Völler (Roma, 1987) Lothar Matthäus, Andreas Brehme (Inter, 1988) e Jürgen Klinsmann (Inter, 1989). Marco Van Basten, Ruud Gullit (Milano, 1987) e Frankie Rijkaard (Milano, 1988) formavano invece la colonia olandese del Milan

Il 24 giugno 1990, nel girone dei mondiali giocato in Italia, abbiamo assistito a un Derby della Madonnina nel bel mezzo di un nuovo capitolo nella battaglia tra olandesi e tedeschi, una classica europea. Il derby di Milano deve il suo nome alla statua della Madonnina presso il Duomo di Milano e l’origine della rivalità nacque dai disaccordi tra i membri del “Milan Football & Cricket Club”. Da quei 44 dissidenti (1905) fu fondata, nel 1908, l’Internazionale Milano.

Quella partita ebbe luogo proprio a San Siro, casa di Inter e Milan e divenne celebre per uno sputo, quello dell’olandese (allora in forza al Milan) Frank Rijkaard contro il giocatore della Germania Occidentale Rudi Völler (in forza alla Roma). Germania-Olanda non è mai una partita come le altre e in quella serata di giugno gli spettatori ne ebbero una testimonianza. Lo sputo fu una conseguenza di una probabile simulazione del tedesco, mentre altri parlano di insulti razzisti (negati poi da Rijkard, calciatore di certo non noto per essere una testa calda). Fatto sta che dopo quella partita, vinta dalla Germania, ci furono tensioni presso la frontiera tra i due Paesi.

Uno studio pubblicato nel 1991 ha mostrato come gli adolescenti olandesi odiassero la Germania al livello dei veterani di guerra. È l’isteria generale, la sensazione che un giocatore così estraneo alla controversia come Frank Rijkaard si sia lasciato trasportare. La superbia tipica dei tedeschi non poteva che tradursi in indifferenza nei confronti degli olandesi: “Ci odiano, e allora?”. Tuttavia, nel corso degli anni lo striscione della bicicletta è diventato un elemento di tipico umorismo olandese e ha preso il sopravvento sull’odio vero e proprio. Lieto fine? Lo vedremo nei prossimi capitolo di questa acerrima rivalità…