arbitri gravina

Sulla Serie A il Governo rifugge dalle responsabilità

Per la Serie A è davvero un momento surreale. In questi giorni abbiamo assistito al più assurdo dei teatrini. Con un indecoroso palleggio di responsabilità tra la politica ed il mondo del calcio.

Il Governo, con il suo indecisionismo, ha dimostrato di avere talmente poca voglia di assumersi l’onere di formalizzare la chiusura del campionato, da scontentare un pò tutti.

Innanzitutto, migliaia di tifosi e appassionati. Da quel punto di vista, le titubanze decisionali palesate dall’Esecutivo sono pure comprensibili.

Chi affolla gli stadi, al contempo, è potenzialmente un prezioso elettore.

Ergo, scontentarlo in toto rispetto alle sue aspettative di poter assistere nuovamente allo spettacolo pedatorio non appare affatto conveniente.

D’altronde, sin dai tempi dell’antica Roma, panem et circenses – letteralmente, pane e giochi circensi -, è stata una precisa strategia della politica.

La citazione venne usata, per primo, dal poeta Giovenale per stigmatizzare l’atteggiamento di certi Imperatori nei confronti delle legittime aspirazioni del popolo. Considerato meritevole soltanto di cibo e giochi, per essere tacitato, rispetto a ben più alte pretese, civili e sociali.

Le parole di Gravina bacchettano un po’ tutti

Indubbiamente, l’immobilismo del Governo ha compattato la Federazione.

La Figc, ovvero chi organizza e controlla il calcio italiano, occupandosi altresì di coordinare tutti i campionati, quelli professionistici e non, sia di calcio a 11 che del cd. futsal (il calcio a 5), ha interesse a tutelate le esigenze della piramide calcistica nella sua globalità.

Gratificando al tempo stesso, Top Player (o presunti tali…) e semplici mestieranti della pedata. Nell’alveo della Federazione, rientrano ed hanno pari dignità, dunque, le tre Leghe (Serie A, cadetteria e Lega Pro), i dilettanti ed il settore giovanile.

Ecco perchè, il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha insistito, con le sue dichiarazione, su due aspetti, emersi con prepotente attualità, in questo periodo, caratterizzato da pandemia e crisi economica del sistema.

La prima considerazione investe l’annoso problema, ormai non più procrastinabile, della riforma dei campionati: “Siamo gli unici in Europa ad avere cento squadre professionistiche e non si possono più sostenere. Dobbiamo fare una riflessione. E’ il caso di fare una riforma, intesa come modalità di sviluppo sostenibile e non solo per quanto riguarda il format playoff/playout…“.

La stoccata finale al Governo, invece, il presidente federale, l’ha voluta piazzare, nel momento in cui, soffermandosi sul ruolo istituzionale che ricopre, s’è fatto portatore dell’interesse generale dell’italico pallone.

Dunque, di chi è impegnato in prima linea per trovare una soluzione che soddisfi tutti, dall’acme della piramide, giù fino alla base: “Il blocco dei campionati sarebbe la morte del calcio italiano. Sto tutelando gli interessi di tutti, quindi, non firmerò lo stop. Salvo condizioni oggettive, relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori. Ma qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti…”.

Francesco Infranca

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