Quanto scetticismo aleggia in Lega Calcio

In Lega Calcio alcuni presidenti vogliono assolutamente che ricominci il campionato. Spingono direttamente o attraverso i loro amici, contigui alle stanze della politica, affinchè facciano concretamente pressione sul Governo.

Trovano illogica l’intransigenza con la quale l’Esecutivo ha deciso, a detta loro, di discriminare il calcio. Permettendo a chi pratica uno sport individuale, di potersi allenare, da solo, all’interno del proprio centro sportivo. Mentre la medesima concessione non è stata estesa a quelli che fanno sport di squadra.

Una scelta che, concretamente, allontana alla Serie A la possibilità di andare avanti. E ritornare in campo ad allenarsi. Prim’ancora di poter concretamente calendarizzare la ripresa del campionato.

Proprio la tempistica è uno dei parametri utilizzati dai fustigatori dell’indecisionismo politico. La cui incertezza, impastata con il lievito della attendismo, sulla strategia da attuare per uscire dal lockdown, è sotto gli occhi di tutti. Pure quelli schierati ideologicamente a favore di Conte, Speranza e Spadafora.

Il cinismo di chi tutela interessi personali

Quelli che battagliano, affinchè il pallone cominci nuovamente a correre in Serie A, sono abbarbicati ad una certezza: che il Covid-19 non scomparirà. Almeno in tempi beve. La conseguenza diretta di questa teoria produrrebbe un effetto immediato, sulla vita civile e sportiva della gente. Ovvero, la necessità di imparare a convivere con il virus.

Dove il gruppo di dirigenti che si sono ritirati sull’Aventino, non arrivano con il cinismo, osteggiando il perdurante lockdown dell’italico pallone, cercano di conseguire il loro obiettivo attraverso il pragmatismo. Partendo dal presupposto che il calcio gratifica socialmente le masse. Oltre, indubbiamente, a soddisfare utilità strettamente connesse all’economia.

Emblematiche, in tal senso, le dichiarazioni di Claudio Lotito. Il presidente della Lazio, apparentemente, nient’affatto interessato a veicolare una convenienza personale, s’è lasciato sfuggire una dichiarazione piena di contenuti significativi: “A prescindere dalla nostra posizione in classifica, ho sempre cercato in prima persona di evitare un danno irreparabile al sistema inteso come tifosi e come sistema calcio nella sua totalità. Se non si dovesse ripartire, avremmo dei danni gravi, irreparabili per centinaia e centinaia di milioni…“.

Non c’è che dire. Un Mecenate, illuminato dalla volontà di portare avanti le esigenze di tutta l’Assemblea, nella quale confluiscono le 20 società che compongono il vertice della piramide calcistica italiana. Piuttosto che voglioso di contendere alla Juventus il fantomatico Scudetto di cartone!

L’attendismo e la confusione della politica alimentano i dubbi

E mentre il Premier Conte manifesta una certa dose di insofferenza, alle richieste sempre più pressanti di chi chiede chiarezza, rispetto alla confusione palesata finora, non solo in materia meramente sportiva, replicando abbondantemente stizzito ad una domanda postagli in conferenza stampa (“Se lei un domani avrà la responsabilità di governo, scriverà lei i decreti…“), dal Ministero dello Sport, continuano a barcamenarsi, tra fare e rimanere sostanzialmente inoperosi.

Il titolare del dicastero con delega allo sport, Vincenzo Spadafora, smentendo sè stesso, un giorno fissa una data per dare il via libera al calcio. E quello seguente si rimangia bellamente quanto stabilito in precedenza. Su una cosa, però, Spadafora è stato finalmente chiarissimo: “Sulla ripresa del campionato il sentiero è sempre più stretto. Fossi nei presidenti, inizierei a pensare alla prossima stagione e la Lega valuti un piano B…“.

Oltra a scoperchiare, idealmente, il Vaso di Pandora delle indebite ingerenze ricevute finora. “Qualcuno della Lega di Serie A aveva detto che c’era stato un accordo sulla data di ripresa del campionato. Nulla di più falso. Il solito vizietto di qualche presidente, di mettere in giro menzogne e falsità per fare pressioni sul Governo. Lo ribadisco. Non hanno capito che l’aria è cambiata, questi metodi non funzionano…“.

Occhio agli schizzi di letame

Il punto è effettivamente questo. Quando, in una vicenda talmente intricata e ricca di colpi di scena, come quella relativa alla ripresa della Serie A, c’è tanto letame, il rischio concreto che si corra è quello di essere imbrattati dagli schizzi incontrollati.

Una costante, di questi tempi, il pericolo di sporcarsi con il guano prodotto dal sottobosco che si è sviluppato all’ombra degli elefantiaci interessi economico-finanziari che ci sono in ballo. Tanto in Lega Calcio, quanto nei palazzi della politica.

Francesco Infranca