Serie A, che pericolo incombe all’orizzonte

La Serie A attende con trepidazione che il Governo autorizzi la ripresa degli allenamenti. Per ricominciare gradualmente l’attività agonistica. Ed eventualmente portare a termine la stagione 2019-20. La data del 4 maggio appare la più probabile. Al momento, l’Esecutivo sarebbe orientato a consentire soltanto sedute in forma individuale. Anche per gli sport di squadra.

Da lì in avanti, gli allenamenti collettivi verrebbero differiti di altre due settimane. Supponendo che tutto vada bene, dunque, a quel punto la Lega Calcio vorrebbe calendarizzare la ripartenza delle partite ufficiali. Non prima di giugno, chiaramente. E rigorosamente a porte chiuse. Ma questo era scontato…

Tenendo presente, comunque, che la Figc ha stabilito una inderogabile dead line, per finire il campionato. Ovvero, entro e non oltre il 2 agosto.

La svalutazione dei calciatori è concreta

Uno dei motivi per i quali la Serie A rischia il default, rispetto alle altre principali Leghe europee, qualora il pallone non ricominciasse a rotolare, è strettamente connesso alla svalutazione dei giocatori.

Determinata innanzitutto da fattori oggettivi, come il curriculum vitae maturato nell’arco di tutta la carriera pregressa, l’età e l’avvicinarsi della scadenza dei contratti in essere. Nonché da fattori soggettivi. Per esempio, il rendimento palesato, prima che la pandemia “congelasse” il campionato, inferiore alle attese, che malgrado tutto, non intacca la considerazione degli addetti ai lavori circa il valore assoluto del calciatore in questione.

Com’è ovvio che sia, le perdite più ingenti riguarderanno i giocatori “anziani”, oppure quelli che hanno giocato meno in questa stagione e sono titolari di un contratto in scadenza o relativamente breve.

Appare verosimile ipotizzare in almeno il venti per cento il deprezzamento del valore complessivo delle rose che compongono attualmente il campionato. La stima è approssimativa, ed accomuna, allo stesso destino, attori protagonisti e semplici comparse.

Danni superiori al miliardo di euro

Il calcolo è presto fatto. Se il valore della Serie A, nella sua globalità, oggi è stimato vicino ai 4.5 miliardi di euro, ne consegue che in ballo c’è una perdita di valore per il parco giocatori pari a 1 miliardo di euro.

Trascurando solo per un momento le conseguenze prodotte da questo scenario apocalittico sul piano meramente sportivo, davvero si profila all’orizzonte l’implosione finanziaria del sistema.

Alla competitività della Serie A, già messa perennemente in discussione dalla concorrenza, assai più affascinante, di Premier e Liga, verrebbe inflitto l’ennesimo colpo basso. Con i Top Player (o presunti tali…) che farebbero a gara per abbandonare l’italico pallone, per emigrare verso destinazioni più stabili. Maggiormente appetibili dal punto di vista degli ingaggi. Depauperando ancor di più un campionato, che ha già palesato in questi anni, notevoli difficoltà nell’attrarre calciatori di qualità superiore alla media.

La Seria A è quella messa decisamente peggio, tra le cinque leghe europee principali. Si suppone che il deprezzamento delle quotazioni dei calciatori, per le società italiane, dovrebbe generare forti ripercussioni negative sul calciomercato. Danneggiandole notevolmente, rispetto alla concorrenza delle altre “Big Five” (Liga, Premier, Bundesliga e Ligue 1).

Azienda calcio insostenibile economicamente

Con un ribasso della valutazione data ai calciatori in rosa, sarebbe pertanto reale il rischio di imbarcare perdite ingenti, per le 20 squadre che compongono il vertice della piramide calcistica italiana.

In percentuale diversa, a seconda dei parametri oggettivi e soggettivi sopra citati.

Poiché ci sarebbe una netta contrazione svalutativa rispetto ai valori originari di carico.

Contabilmente, ciò significa che la cifra ascritta a bilancio da quel club nel momento in cui il calciatore è stato acquistato, potrebbe essere minore al valore attuale di mercato del medesimo giocatore. Generando, di fatto, in termini aziendali, una situazione economicamente insostenibile!

Francesco Infranca