arbitri gravina

Il fronte del “si” compatta la Lega Calcio

In Lega Calcio hanno sciolto la gloria. Il fronte dei presidenti di Serie A s’è improvvisamente compattato. E chi aveva manifestato più di un dubbio circa l’effettiva possibilità che si potesse ricominciare a giocare, s’è piegato alla logica dell’interesse.

Così, la call conference attraverso la quale ieri s’è riunita l’Assemblea di Lega, ha palesato, con voto unanime, la volontà di tutti i suoi componenti di portare a termine la stagione 2019-2020.

Sempre che, sia ben inteso, sussistano le condizioni igienico-sanitarie richieste dal Governo.

La tutela della salute di tutti i tesserati – calciatori, staff tecnico e di supporto -, deve essere consideratA un parametro di valutazione comparativa imprescindibile.

Appare evidente che questa circostanza susciti una considerazione.

Non è affatto accessoria la politica dello struzzo tracciata da buona parte dei proprietari, in materia di gestione finanziaria dei loro club. Una scelta di tipo masochistico. Ai limiti del suicidio imprenditoriale.

Lega Calcio & diritti tv, inscindibile matrimonio

Oggi, in Serie A – de facto – la salute economica e il grado di solvibilità di una squadra dipendono quasi esclusivamente da un attore esterno all’azienda: i famigerati diritti tv. Cui sostanzialmente viene appaltata la capacità di produrre entrate da ascrivere in bilancio.

Chiaramente, nel momento in cui, pochi minuti prima che avesse inizio l’Assemblea, il titolare dei diritti televisivi consegna ai proprietari raccolti in assise una lettera dal contenuto emblematico, velatamente ricattatorio, l’ipotesi che potessero addirittura saltare le fondamenta dell’italico pallone, non è stata peregrina.

Perché, venendo a mancare quelle entrate, non può che profilarsi all’orizzonte, l’inevitabile default.

Effettivamente, la piramide calcistica italiana era già tristemente in precario equilibrio, ben prima che la pandemia paralizzasse l’attività agonistica!

Tenendo presente che la Lega ha tempo per accettare le proposte delle televisioni entro e non oltre il primo maggio, il tono del mittente non ha consentito repliche di sorta.

Il ricatto delle televisioni

Innanzitutto è stato chiesto un maxi sconto qualora il pallone non avesse ripreso a correre. Sky, per esempio, ha quantificato il suo ribasso in una cifra tra 127 e 145 milioni di euro. Al contrario, optando per ricominciare a giocare, alle 20 sorelle di A è stato comunque dato un termine perentorio per la chiusura del campionato: il 9 agosto.

Il tutto, condito da una richiesta neanche tanto secondaria. Ovvero, la dilazione del versamento dell’ultima rata dei diritti inerenti la stagione ancora in corso.

In soldoni, il rischio concretissimo che potesse inaridirsi il flusso costante della principale fonte di ricavi, ha “suggerito” ai presidenti di tornare a fare fronte comune…

Alla luce di questa breve analisi, è evidente che al vertice del calcio professionistico, quello dorato della Serie A, attualmente siano diventate di primario interesse per tantissime società (la maggioranza…) le finalità speculative.

Strettamente connesse all’uso finanziario dei diritti televisivi. Dovrebbe far riflettere, infatti, il caso di quelle società che utilizzano il loro credito, per interagire con il sistema bancario. Funzionale a fare business. O semplicemente, per sopravvivere.

Dal mecenatismo alla finanziarizzazione, che brutta evoluzione

Dal mecenatismo del ricco presidente di turno, che copriva le perdite ed il passivo di bilancio con ingenti ricapitalizzazioni, attingendo al proprio patrimonio personale, si è passati prepotentemente ad una visione aziendale economicamente sostenibile dei club.

Tesa – piuttosto che alla ricerca dell’obiettivo meramente sportivo – alla spasmodica ricerca della finanziarizzazione dei diritti tv.

Naturalmente, era altissimo il rischio di falsare il sistema calcio, tentando di spacciare per solidità societaria delle vere e proprie operazioni da mercato azionario.

Cinicamente, sarebbe il caso di aggiungere che, in un sistema siffatto, la crisi era inevitabile, prima o dopo. Endemica e strutturale. D’altronde, cosa aspettarsi di diverso, quando un dirigente d’azienda preferisce limitarsi a gestire i soldi altrui, piuttosto che assumersi l’onere di creare valore aggiunto all’azienda calcistica di cui è titolare…

 

Francesco Infranca