Gabriele Gravina, presidente della Lega Calcio si è resto protagonista di queste dichiarazioni: “Solo il calcio non dichiara lo stop definitivo? Le conseguenze di un’anticipata chiusura sono sotto gli occhi di tutti: provocherebbe notevole danno sociale, prima ancora che economico. Rischieremmo la paralisi a causa dei ricorsi”.

Il calcio vuole concludere la stagione a tutti i costi. E tenterà di farlo anche proponendo “chi segna per ultimo vince”. Perché? Perché sa bene che in tribunale verrebbe accolto il ricorso di qualunque squadra, non essendoci alcuna norma a dirimere la questione cancellazione della stagione. E il problema si traslerebbe anche all’Europa. Proprio per questo motivo Ceferin vuole finire le coppe a tutti i costi. L’Atletico, quinto in Liga e ai quarti di Champions, è già prontissimo al ricorso. Si porterebbe dietro squadre come Roma e Napoli e, a quel punto, solo l’ipotesi preliminari di Champions per le quinte e le seste calmerebbe gli spiriti bollenti.

Quale sarebbe allora il nesso con Hassan Rouhani, presidente dell’Iran? Rouhani vuole riaprire tutto, nonostante ci siano sempre casi e muoia sempre gente nel Paese asiatico. Rouhani ha dichiarato: “Non vogliamo altre vittime, ma non possiamo morire di fame”. La follia risiede nel fatto che una riapertura porterebbe chiaramente a un numero impressionante di contagi e vittime. In questi casi tra i due mali bisogna scegliere il minore.

L’Iran si sta ritrovando a fare una scelta, certamente sbagliata, ma si è ritrovato tra i due fuochi e ne va della vita delle persone. Il calcio sarà anche una delle industrie italiane più importanti, ma la scelta di Gravina non ha alcun senso. Come un cane che si morde la coda, c’è il rischio che venga compromesso anche il campionato 2020-2021. Stesso discorso per l’Europa, con Ceferin che vuole riprendere a tutti i costi, ma c’è un virus imprevedibile a mettere i bastoni tra le ruote.

Finire i campionati tutelando la salute, allo stesso tempo, è volere la botte piena e la moglie ubriaca. Per fortuna ci ha pensato Infantino a dire le cose come stanno: «Non si torni a giocare finché rischierà un solo calciatore». Sarà praticamente utopia pensare di tornare a giugno o luglio, fatto salvo il caso in cui Infantino non potrà imporsi e Gravina e soci faranno come Rouhani. Vale a dire riprendere, strafregandosene dei contagi di calciatori e addetti ai lavori. La differenza è che l’Iran una giustificazione ce l’ha, il calcio italiano proprio no…