La Serie A messa in ginocchio dalla mancata ripresa

Azzardarsi a fare previsioni su tempi e modi relativi alla ripresa agonistica della Serie A, almeno per adesso, è solamente questione di bassa propaganda.

È inutile girare attorno all’argomento. Il Coronavirus ha investito anche Lega Calcio e Figc. Potenzialmente, le conseguenze prodotte dalla pandemia sono in grado di generare uno scenario recessivo, tale da azzerare interamente il patrimonio economico di tantissimi club professionistici.

Lo scenario che si prospetta per il mondo della pedata al tempo del Covid-19, dunque, fa tremare davvero i polsi. Nel caso in cui i campionati non dovessero riprendere, infatti, il sistema calcio, nella sua globalità, verrebbe investito da uno tsunami dalle proporzioni bibliche.

Un crisi economica che, specialmente in Italia, dove i bilanci delle società sono da tempo fuori controllo, sarebbe capace di generare il default per un numero esorbitante di club, grandi e piccoli. A maggior ragione se dovesse venire meno l’ipotesi di ricevere un supporto forte e concreto dallo Stato – in altre faccende affaccendato, in questo preciso momento storico –, attraverso contributi a sostegno dei proprietari, piuttosto che radicali sgravi fiscali.

I costi dei calciatori hanno generato una bolla speculativa

La prima cosa che salta all’occhio, nel leggere i bilanci delle squadre di Serie A, è la crescita esorbitante dei costi di gestione. In tanti (forse troppi…) casi, superiori al fatturato. Quello che fa impallidire, tuttavia, è l’aumento indiscriminato dell’indebitamento, subordinato alla gestione del parco giocatori. In soldoni: stipendi e ammortamenti.

Appare evidente, soffermandosi sui bilanci che fotografano lo stato di salute dei club che sono al vertice della piramide calcistica italiana, specie quelli di taglia media (pochi) e piccola (una miriade), la condizione di irreale grandezza in cui fin qui ha vissuto l’intero comparto della pedata.

Una sorta di bolla speculativa, caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi. Frutto della commercializzazione e della intermediazione sui diritti economici dei calciatori. Realizzata, troppo spesso, a cifre superiori all’effettivo valore del singolo. Un circolo vizioso e tortuoso che ha contribuito ad avvelenare i bilanci delle società, aggravandone costantemente la debolezza economica. In sostanza, i costi di gestione per il parco giocatori e l’indebitamento sono direttamente concatenati tra loro. Per cui gli uni sono la principale causa dell’altro. E viceversa!

Tante società, in Serie A, dovranno cambiare filosofia

Una situazione comunque non sana, che a breve termine imporrà una new economy al calcio globale. Costringendo attori protagonisti o semplici comparse a cambiare radicalmente le logiche sulle quali il sistema si fondava sinora.

Questo perchè, in un contesto economico recessivo come quello generato dalla pandemia, caratterizzato da un improvviso impoverimento del mercato, nonchè dalla conseguente richiesta di immettere, massicciamente, soldi liquidi nel sistema, è proprio il patrimonio rappresentato dai calciatori l’asset dei club maggiormente esposto a svalutazione.

Quindi, il valore economico dei calciatori in organico alle società che non hanno come proprietari o possessori di quote di maggioranza, multinazionali varie anzichè fondi di investimento assortiti, è destinato inevitabilmente ad avere un ribasso. Tutto ciò, determinerà, a pioggia, un notevole abbassamento del costo dei cartellini, condizionando fortemente il valore dei giocatori in sede di mercato.

Al riguardo, esiste già una bozza di intesa tra la Fifa e le principali Leghe europee per creare una “finestra” di calciomercato lunghissima. Una scelta che permetterebbe ai club di provare a supportare i conti in rosso proprio attraverso queste transazioni. Una strategia di trading funzionale a fare circolare denaro fresco in un momento di crisi così profonda…

Francesco Infranca