Il Napoli vuole giocarsela con una idea precisa

In questo momento della stagione, il Napoli ha una filosofia che ne identifica il gioco in maniera ben precisa. Un’idea ispirata da princìpi semplici, ma sempre validi e attuali. Ovvero, abbassarsi ed aspettare nella propria trequarti di campo gli avversari. Concedere consapevolmente il possesso alla controparte, affidandosi offensivamente sulle ripartenze lunghe, in campo aperto. Ma solo nel caso in cui il recupero della palla dovesse creare le condizioni per andare velocemente a ribaltare l’azione.

Una scelta radicale, quella effettuata da Gattuso, che presuppone una abnegazione totale da parte dei suoi giocatori. Del resto, obbligati a difendere sempre a ridosso della propria area di rigore, gli azzurri sono chiamati a mantenere sempre alta la concentrazione. Affinchè non cali l’intensità, nelle lunghe fasi della partita in cui il pallone viene lasciato scientemente agli avversari.

Gattuso non è solo orientato a difendere e ripartire

Il Napoli pensato da Ringhio, coeso ed organizzato, ha una dimensione soltanto in apparenza “arcaica”, tutta difesa e contropiede. Una chiara identità, che l’etichetta di squadra marcatamente orientata al difensivismo troppo spesso mette in secondo piano.

Pur abbassando molto il baricentro durante la fase di non-possesso, infatti, in alcune fasi delle partite, gli azzurri alzano la pressione, per cercare di recuperare il pallone in posizione più avanzata. Non è un vero e proprio pressing ulta-offensivo. Piuttosto, la disposizione in campo del Napoli invita l’avversario a giocare la palla in zone predeterminate, orientandone la manovra.

La strategia è quella di proteggere l’interno del campo, fare densità nella zona centrale, riducendo tantissimo le distanze tra i reparti. Così da indirizzare lo sviluppo situazionale del gioco avversario verso le fasce. Sfruttando le coperture reciproche e le scalate in diagonale, con l’aiuto congiunto della linea laterale come difensore aggiunto, e dei raddoppi di marcatura sul portatore di palla, il Napoli può sostenere in maniera prolungata la difesa bassa scelta da Gattuso.

Il 4-3-3 del Napoli si adatterà al calcio posizionale dei blaugrana

Anche martedì sera, con il Barcellona, il sistema di gioco del Napoli sarà il 4-3-3. Interpretato, tuttavia, in maniera tale da adattarsi alle caratteristiche del calcio posizionale dei blaugrana. Oltre che dei giocatori che Gattuso sceglierà di schierare. In fase di non-possesso, è prevedibile un aggiustamento tattico in virtù del quale gli azzurri difenderanno bassi, con due linee assai strette e corte tra loro, per  sporcare le linee di passaggio ai catalani.

Appare impensabile che Gattuso possa rinunciare ad Insigne, preferendogli Elmas, nel tridente d’attacco. Dunque, al folletto di Frattamaggiore verrà chiesta una dose suppletiva di corse all’indietro, per rafforzare la mediana. Lo stesso lavoro oscuro dovrebbe essere riservato a Callejon, sul versante opposto.

Considerando la propensione al giropalla snervante dei catalani, le due mezz’ali, probabilmente Allan e Fabiàn Ruiz, stringeranno molto il campo. Cercando di saturare gli spazi, che l’esasperato tiki taka del Barcellona tende a crearsi pazientemente.

Mentre alle loro spalle la posizione di Demme sarà quella del classico pivote, a protezione dell’imbucata centrale, specialmente quando dalle sue parti si troverà a passare Messi.

Sostanzialmente, il piano gara degli azzurri dovrebbe essere ispirato dalla necessità di non permettere agli avversari di disordinare la compattezza delle proprie linee attraverso il continuo spostamento della palla.

Al Barca hanno cambiato manico, per tornare alle origini

Per il Napoli sarà indubbiamente difficile resistere per tutta la partita nella propria metà campo. Specie adesso che il Barcellona, con l’avvicendamento in panchina, poco più di un mese fa, di Ernesto Valverde con Quique Setién, sta cercando di tornare alle origini della propria filosofia calcistica.

Valverde, accusato dalla esigentissima stampa catalana di essere troppo txingurri, (letteralmente tradotto dal basco, una “formichina”), aveva fatto del Barca una squadra pragmatica, incapace di imporre il dominio sulla partita attraverso il dominio del gioco. Privilegiando, piuttosto, la logica del risultato.

Al contrario, il lavoro tattico di Setién si è concentrato soprattutto sulla capacità di creare superiorità numerica alle spalle delle linee di pressione, attraverso i princìpi del gioco posizionale. Un ritorno all’antico. Che il Napoli dovrà affrontare con le dovute precauzioni. Rispettando quello che, per definizione, è Més que un Club. Ma senza troppi timori reverenziali.

Francesco Infranca