Ogniqualvolta si esalta Ciro Immobile interviene qualcuno che ricorda “i fallimenti” all’estero. Si tratta di commenti che non possiamo non reputare fuori luogo e i motivi non sono neanche difficili da immaginare.

Ma andiamo con ordine. Ciro Immobile è arrivato alla Lazio nel 2016. In tre stagioni complete più lo scorcio di 2019-2020 ha segnato 92 reti in campionato. Il record è del 2017-2018 con 29 segnature e adesso è già a quota 25. Il record di Higuain dista 11 reti, con 16 partite a disposizione. Sono numeri notevolissimi, che testimoniano come il ragazzo sia senza dubbio il centravanti puro più forte del campionato. Poi c’è CR7, che è un attaccante totale, ma lì stiamo parlando di un extraterrestre. Immobile non sarà Messi e CR7 ma può essere considerato oggettivamente un campione.

Allora peché si ricordano in maniera stucchevole i periodi con Borussia Dortmund e Siviglia? Semplicemente si analizzano quelle due parentesi con troppa superficialità.

Al BVB Immobile era partito benissimo, realizzando ben 4 gol nel girone di Champions, tra cui un fantastico coast-to-coast. Perché si perse dopo un ottimo inizio? Nei primi mesi Klopp era molto più permissivo e gli concedeva di giocare fuori dagli schermi, sfruttandone le qualità di progressione e finalizzazione. L’adattamento con la Germania, sia dal punto di vista culturale che da quello linguistico, non è stato positivo e Immobile non si è integrato nel gruppo e ha avuto problemi a percepire gli schemi. Klopp ha atteso del tempo, poi ha visto che l’attaccante italiano non riusciva a superare queste barriere e ha optato per altri calciatori.

A Siviglia il discorso è stato simile e si è aggiunto il fatto che Immobile è arrivato in prestito in una squadra dove c’era già concorrenza nel ruolo. Tornato in Italia, le cose sono migliorate decisamente.

Alla Lazio Immobile si è trovato subito a proprio agio nel sistema di gioco dei biancocelesti, che ne favoriva le abilità di progressione. L’attaccante della nazionale è poi ulteriormente cresciuto a livello tecnico e di finalizzazione, mantenendo la grande esplosività che lo contraddistingueva.

Immobile non è un attaccante adatto a tutti gli schieramenti, ma è ingeneroso parlare di contropiedista. Siamo al cospetto di un centravanti abile anche negli assist e a giocare il pallone con il compagno vicino e a lanciare l’esterno. All’estero potrebbe avere le stesse difficoltà, ma l’Immobile attuale avrebbe fatto comodissimo anche alla Juve.

Messo in un contesto a lui favorevole, ovvero campionato italiano e nazionale di Mancini, Immobile non ha nulla da invidiare ai migliori attaccanti al mondo. Come centravanti puri, i migliori quest’anno solo lui e Lukaku in serie A. Allo stato attuale, il numero 9 puro più forte al mondo può essere considerato Robert Lewandowski, ma l’Immobile di questa stagione ha pochi centravanti che gli tengono testa. Nonostante la giovanissima età e il fatto che sia al primo anno da titolare, sarebbe da matti non considerare già Haaland tra i primissimi attaccanti al mondo. Il norvegese è a 35 gol in 25 partite, numeri alla Messi e alla CR7 dei tempi d’oro.

Andando in Premier, i migliori numeri 9 sono attualmente Sergio Aguero e James Vardy. L’argentino è un top player e in questo momento può essere considerato superiore, mentre l’inglese ha una traiettoria piuttosto simile. In Liga è Benzema a tenere testa, mentre in Ligue 1 un giocatore al top è Icardi, anche se meno completo. Mbappé è un fuoriclasse, ma non è considerabile un numero 9.