La Juve ha ceduto Emre Can al Borussia. L’avventura del centrocampista tedesco si è quindi conclusa dopo un solo anno e mezzo dal suo approdo alla Vecchia Signora. Il periodo di Emre Can in bianconero ha vissuto alti e bassi, con un picco nelle partite di Champions ad eliminazione diretta lo scorso anno e il punto più basso in questi mesi.

Emre Can è un signor giocatore, un elemento di tutto rispetto, uno dei calciatori che hanno trainato il Liverpool di Klop nello step verso il firmamento del calcio europeo. Eppure alla Juve qualcosa è andato storto. Assolutamente impensabile dopo lo straodinario match dello scorso anno contro l’Atletico e quello contro l’Ajax in cui fu l’ultimo ad arrendersi. Qualcosa si è rotto, le responsabilità sono ricadute su Sarri, troppo spesso e ingenerosamente dato in pasto all’opinione pubblica.

Eppure queste responsabilità sono da dividere tra tutte le parti in causa. La società ha puntato su Maurizio Sarri, ma non è riuscita a dare al tecnico una squadra a sua immagine e somiglianza. Emre Can è un centrocampista di assoluto valore, ma poco adatto al tipo di gioco dell’allenatore tosco-napoletano. Per Sarri, amante del gioco a due tocchi, un eccellente pedatore di fatica e stamina, non calza bene nel suo assetto. Per quanto possa sembrare incredibile, nonostante i picchi della stagione passata, Emre Can si è ritrovato fuori dalla lista UEFA.

Molti diranno: ma Khedira e Matuidi sarebbero altrettanto poco adatti al gioco di Sarri. Il problema è stato che Emre Can ha iniziato la preparazione tra tante aspettative e non gli andava giù il ruolo da comprimario prospettato. La suddetta esclusione dalla lista UEFA ha esacerbato i problemi, sia con il tecnico sia con la società che, a quel punto, è rimasta inerme senza cederlo.

A quel punto però sono subentrate le responsabilità del ragazzo. Il tedesco, sentendosi messo da parte, non ha dato il massimo quando chiamato in causa, rendendosi protagonista di spezzoni di partita poco convincenti. A quel punto, invece di convincere Sarri a inserirlo nella formazione titolare, ha spinto il tecnico a dargli sempre meno spazio. Non è una questione di ruolo, di attitudini nell’assetto sarriano, di essere un jolly, di non essere né carne né pesce. Semplicemente, stante la sfiducia iniziale, Emre Can ha capito che avrebbe dovuto scalare una montagna e ha preferito staccarsi come un velocista ai piedi del Mortirolo, attendendo un percorso più adatto alle sue caratteristiche…

Vincenzo Di Maso