Dopo la partita del San Paolo, ha avuto luogo una discussione molto accesa tra Antonio Conte e Fabio Capello. Capello aveva affermato che Conte dispone in campo un’Inter che gioca basso e riparte in contropiede. Conte aveva risposto che l’Inter pressava altissimo e giocava a memoria. Nella partita contro il Napoli, l’Inter ha proposto invece una sorta di gegenpressing, recuperando la palla in una porzione di campo avanzata, ovviamente ancora lontano da quello del Liverpool, ma che concettualmente può essere definito tale.

Discorso diverso contro l’Atalanta, squadra che ha proposto gioco. Nel primo tempo abbiamo visto un’Inter eccellente, che dava l’idea di poter controllare, gestire al meglio gli spazi e anche colpire. La squadra di Conte ha segnato, poi ha accettato di lasciare il possesso all’Atalanta, per poi ripartire. Nella prima frazione di gioco, fino all’episodio del rigore non concesso agli Orobici, l’Inter ha giocato una partita ordinatissima e che, per certi versi, ricordava quella contro il Napoli. Detto questo, nella seconda parte del primo tempo, la squadra di Conte ha optato spesso per il contropiede.

Le cose sono cambiate nella ripresa, in cui l’Atalanta ha preso ulteriormente campo e l’Inter ha giocato di rimessa. Non è chiaramente la prima volta in cui, a causa di un calo fisico e della qualità tecnica degli avversari, la squadra di Conte si ritrova a rinculare. Il rendimento esterno in campionato dei nerazzurri è stato finora da schiacciasassi, mentre in casa hanno fatto un po’ più di fatica.

L’Inter non è una squadra che fa del possesso la sua arma, bensì pressa alto, fa contropressing, gioca sull’errore dell’avversario e punta tantissimo sull’intesa e i movimenti della coppia Lukaku-Lautaro. Molto dipende dalla condizione fisica dei giocatori e dalla tipologia dei centrocampisti. Avere un Vidal nel pieno delle forze sarebbe ben diverso dall’avere Gagliardini, oppure avere Eriksen sarebbe un upgrade rispetto a Sensi. Conte è bravissimo a sfruttare i punti deboli degli avversari e a sfruttare al massimo le due punte. Contro avversari con falle, l’Inter ha quasi sempre la meglio. Il Napoli ha anche tenuto palla, ma i problemi in difesa, dovuti alle assenze, erano troppo importanti e Conte li ha studiati al meglio.

L’Inter è andata in difficoltà invece con squadre che giocano e, allo stesso mettono in campo intensità, evitando che la propria difesa, seppur non priva di falle, venga esposta alla minaccia rappresentata da Lukaku e Lautaro. I match contro Barcellona e Borussia Dortmund sono stati giocati alla grande finché l’Inter ha tenuto. La squadra di Conte ha pressato alto e trovato la via della rete. Stesso discorso contro il Napoli. L’Inter è poi rinculata quando ha perso intensità e l’avversario ha poi aumentato il ritmo. La scelta di Conte è stata dettata dalla necessità, con il pressing che è calato. Ciò non è dovuto alla preparazione fisica, ma a qualche lacuna di rosa e alla tipologia dei giocatori.

In conclusione, possiamo affermare che Conte è un tecnico che predilige aspettare ma, allo stesso tempo, difendere alto ed effettuare il contropressing. In determinate circostanze, appunto quando l’avversario esprime un calcio di qualità e lo fa con intensità, il tecnico leccese predilige un atteggiamento più conservativo, puntando al contropiede per limitare i danni. Le scelte del tecnico sono quindi dettate principalmente dalle caratteristiche e dalla condizione dei giocatori in rosa…