L’indomani è un giorno trascorso in solitudine, dribblando gli isterismi di una città depressa, e di una critica insulsa e “tergicristallica”, che si esalta per le vittorie e distrugge per sconfitte e pareggi senza apportare valide argomentazioni.

Una settimana trascorsa in apnea dopo la trasferta di Torino, rifuggendo i bar, i circoli, le radio ed il chiacchiericcio della Napoli che spera, si entusiasma sul divano vittima del delirio post prandiale, MA CHE IN FONDO IN FONDO: Ancelotti è da pensione e ADL è un pappone.

C’è chi si traveste da Copernico e pompa sermoni sulle rivoluzioni da turn over, non accorgendosi neppure che Ancelotti a Torino schierava un “4141” per avvicinare gli esterni d’attacco alla porta, proprio per favorire i mugugni di una città ertasi a baluardo del proprio capitano che “non può giocare 40 metri dalla porta”.

Perché quando il Napoli non vince è così…
La città si blocca come se giocasse a 1-2-3 NON SI MUOVANO LE FOGLIE. E sono tutti lì, congelati, turgidi, in attesa di identificare il tizio di turno a cui chiavare il pacchero.

C’è quello vendicativo, che te lo chiava a mano “smerza” perché è cattivo e frustrato ed ha fallito nel mondo del pallone. C’è quello magniloquente ed opulento che ti sferra la ginocchiata perché non si sporca mai le mani e protegge il suo piedistallo.

Poi c’è la maggioranza, quella che fischia come il vento, che ti colpisce a mano aperta perché ha i palmi pesanti per i calli affiorati a causa degli applausi scroscianti post vittoria.
Il Napoli, la dirigenza e l’allenatore attraversano il delirio uterino ed attendono la sentenza, al varco del San Paolo.

Io resto aggrappato al mio avamposto partenopeo, quello che supporta a voce tratta, quello che canta e si dispera ma che indossa sempre la stessa divisa azzurra. Quello che non contempla giocatori, manager, addetti stampa, presidenti, bensì temprato di amore e follia incondizionati.
Un avamposto partenopeo che non indossa maschere perché ha la pelle azzurra come un avatar, che attende paziente che si dissolva il torpore, che si incastrino i tasselli e si riordino le strategie perché tanto il gol prima o poi arriverà.

Quelli che sono ebbri di amore, vino ed ebbri di te, nobile Partenope.

È solo lunedì e la sosta per le nazionali ci affranca da te sospendendoci in un vuoto cosmico. Ma il mister avrà il tempo per riordinare le idee e perché no, magari, chiavare qualche pacchero buono.

Sabato alle 18:00 sarò lì, come sempre a rivendicare il mio posto in curva, e non vedo l’ora.

Non scendo mai dalla giostra. Sempre aggrappato al carro. Il mio carro maggiore: la mia bussola nei mari dell’idiozia.
Per me non c’è mai stata alternativa: se perderai piangerò, se vincerai festeggerò.

Vincere è importante, ma non è l’unica cosa che conta.

#siasemprelodatoilnapoli

Luigi D’Andrea, Avamposto Partenopeo