Claudio Marchisio ha oggi annunciato il suo addio al calcio giocato. Il 33enne centrocampista ex Juve chiude una bellissima carriera, condizionata purtroppo da quel grave infortunio.

Marchisio è stato un giocatore che trasudava classe ogni volta che era in palla. La sua costanza è notevole così pure notevole è stato il suo impatto sui successi della Juve. Un impatto spesso sottovalutato dagli occhi meno attenti.

Dopo quel maledettissimo 17 aprile 2016, quando si ruppe il crociato nel match contro il Palermo e fu costretto a saltare gli europei, Marchisio ha rivisto la luce sei mesi dopo in una partita contro la Sampdoria. In quella partita Marchisio uscì al ’73 e lo Juventus Stadium gli tributò scroscianti applausi. Marchisio è stato l’incarnazione della Juventus, e dal suo esordio in prima squadra, il suo ruolo si è evoluto. Da centrocampista offensivo, il ragazzo torinese si è trasformato in un perfetto schermo difensivo per i bianconeri. Marchisio è stato un collante, troppo sottovalutato, che ha tenuto in piedi la squadra. Calciatore i cui anni migliori sono stati spesso rovinati da un infortunio, l’influenza di Marchisio nella Juventus è stata tangibile e fondamentale: in modo simile a Sergio Busquets nel Barcellona, controllava le partite con la sua finissima qualità di passaggio e compostezza nella zona nevralgica. Riuscire a trovare un perfetto erede si è rivelato un compito difficile ed è per questo che Massimiliano Allegri lo ha spesso messo in campo anche nel periodo post-infortunio. Basti pensare che nella Champions League 2016-2017, Marchisio ha totalizzato 8 presenze.

Il calcio nel Belpaese è molto romantico e la storia d’amore di Marchisio con la Juventus risale a oltre un quarto di secolo fa quando, con sette anni di età, Claudio entrò a far parte del settore giovanile bianconero. Come le leggende precedenti, che hanno ispirato e cambiato lo status della squadra, è tenuto in grandissima considerazione dai tifosi bianconeri e azzurri. Tutti i tifosi della Juve hanno come idolo Alex Del Piero e Marchisio, anch’egli da sempre tifoso bianconero, non ha fatto eccezione. Pinturicchio è stato una figura emblematica della Vecchia Signora, un’icona la cui leggenda è cresciuta ogni anno quando era al top, e uno dei simboli di questo romanticismo del calcio italiano. Ogni bambino che tifava Juve voleva essere come lui, e uno di questi bambini torinesi, Marchisio, ha avuto come idolo Del Piero, uno dei giocatori più tecnici nella storia di questo sport.

Nato da una famiglia di juventini e abbonati allo stadio, Marchisio ha iniziato a giocare vicino all’attaccante centrale. Mano mano che andava avanti nella trafila delle giovanili della Juventus, ha poi arretrato il proprio baricentro. Quando è arrivato a livelli altissimi con la maglia bianconera si è appunto trasformato in uno schermo difensivo. Calciopoli fu un’opportunità per lui: appena 20enne Marchisio fu portato in prima squadra e disputò ben 25 partite nel campionato di serie B 2006/2007. Già allora il ragazzo mostrava una maturità fuori dall’ordinario e fece un percorso di crescita assieme ad altri giovani forti, guidato da stelle come Buffon, Nedved e il suo idolo Alex Del Piero. L’anno all’Empoli funse da palestra e apprendistato e Marchisio assaggiò anche le competizioni europee, scendendo per due volte in campo in Coppa UEFA.

I primi anni furono altalenanti, proprio a causa di quei fastidiosi infortuni, ma Marchisio godeva della fiducia delle società ed era amato da compagni e tifosi. Con Antonio Conte arrivò poi la svolta e il ragazzo prese una parabola esponenziale, arrivando a diventare tra i migliori centrocampisti al mondo. Si ricorda un match straordinario contro il Milan, vinto 2-0 contro la Juve, dove Marchisio diede saggio di tutte le sue grandissime qualità tecnico-tattiche, ergendosi come punto fermo dello scacchiere contiano. Quella Juve poteva contare su tante stelle, e proprio il reparto nevralgico era quello più forte. Marchisio riuscì a ergersi come leader silenzioso e, nonostante la presenza di campioni come Pirlo, Vidal e Pogba, si ritagliò il suo spazio nel corso degli anni.

Il compianto Stefano Borgonovo fece un paragone piuttosto azzeccato: “Marchisio è molto bravo e ha ottime doti tecnico-tattiche. Ha tutto per arrivare ai massimi livelli: qualità, senso tattico e dinamismo. Ha personalità, mi ricorda Tardelli”. Con il passaggio al 4-3-3 operato da Conte, Marchisio ha assunto questo ruolo di collante, rimanendo un leader silenzioso, ma garantendo gli equilibri fondamentali per essere competitivi. Grazie alle sue qualità, appunto, da equilibratore, la Juve è riuscita poi a crescere anche in Europa. Anche dopo gli addii di Pirlo, Vidal e Pogba, Marchisio è rimasto il perno di un centrocampo che, pur risentendo di queste perdite, non ha perso competitività.

Giocatore di incommensurabile classe dentro e fuori dal campo, Claudio Marchisio è stato l’esempio perfetto di calciatore dedito e zelante. Ha garantito gli equilibri della Juve, dettato il gioco, letto le situazioni con la sua esperienza e intelligenza. Nonostante i suoi persistenti problemi dovuti agli infortuni, è stato una delle figure più rispettate nel calcio, diventando un leader per la sua squadra e un punto di riferimento per i giocatori più giovani. Marchisio ha lasciato la Juve poco più di un anno fa, ma il suo lascito è stato fondamentale per i successori, che lo hanno visto come esempio fondamentale e punto di riferimento.

I giocatori vanno e vengono, mentre Marchisio è rimasto fedele per tantissimi anni, mantenendo un livello di prestazioni altissimo e grande costanza quando era in buone condizioni fisiche. Il suo ruolo si è evoluto costantemente ma non hai avuto difficoltà, adattandosi e superando le sfide che gli si sono presentate.

Vincenzo Di Maso