Come dimenticare il Mazembe, il simpatico club della Repubblica Democratica del Congo che sfidò l’Inter nel 2010 nella finale del Mondiale per Club. Come dimenticare il portiere Kidiaba e la sua esultanza, il difensore Nkulukuta o l’attaccante Kaluyituka.

I Corvi Neri (chiamati così nonostante il simbolo sia un elefante) vinto un altro titolo, ma hanno soprattutto riabbracciato il presidente Moïse Katumbi Chapwe, personaggio controverso, che è rientrato dall’esilio a cui era stato costretto dall’ex presidente della Repubblica Joseph Kabila, uscito di scena con le elezioni politiche dello scorso dicembre. “La verità è come l’olio che vuoi far annegare nell’acqua. Finisce sempre per trionfare“, ha dichiarato Katumbi Chapwe, ex governatore del Katanga e uno degli uomini più ricchi d’Africa, salutando la folla festante radunatasi all’aeroporto di Lubumbashi per accoglierlo.

Moïse Katumbi Chapwe è un ricchissimo imprenditore minerario e un politico poderoso.

Secondo il giornalista dell’Independent e autore del libro Africa United Steve Bloomfield, intervistato per il New York Times da Jack Bell, Katumbi ama investire sia per il Paese sia per la squadra di sua proprietà, “che si tratti di costruire nuove strade in Katanga o comprare un attaccante superstar, è disposto a spendere quello che serve perché la sua squadra diventi la migliore in Africa”.

Esiliato la prima volta durante il regime di Mobutu, il presidente del Mazembe si sarebbe messo in tasca quasi 4 milioni di euro in aiuti alimentari destinati alle comunità dello Zambia.
Al suo rientro dall’esilio in Zambia, nel 2003, entrò in pompa magna nello stadio di Lubumbashi, parlando in questi termini ai tifosi radunatosi: “Cari fratelli e sorelle, dopo tre anni di esilio, eccomi tornare in mezzo a voi. Ritorno per la ricostruzione del paese e per il benessere della nostra popolazione. So che la gente è con me. Insieme, noi dovremo lottare contro coloro che vogliono avvilirci”.

Tre anni dopo sarebbe divenuto il primo governatore eletto della provincia del Katanga. Al Business Daily si giustifico con queste parole: “Quando sono diventato governatore ero in una posizione scomoda. Ero nel settore finanziario e prima avevamo un sistema che era corrotto. Perfino io, se vi dicessi che non ho corrotto, vi mentirei. Così quando sono stato eletto ho chiamato tutti e ho detto che non avrei ricercato il dossier storico di tutti quanti. Perfino io ho un dossier in questa provincia. Non c’è nessuno che sia pulito. Così ho detto di chiudere il capitolo, perché se cominci a ricercare continuerai a ricercare e non andrai avanti. Così li ho messi a loro agio e oggi stanno aiutando il paese e pagando le tasse. Siamo l’unica provincia che ha quasi decuplicato le proprie entrate in sette mesi”.